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Etica e bioetica, remedium contro l’ignoranza

gennaio 2, 2015 • Agorà, z in evidenza

 

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di Maria Teresa Busca

In questa rubrica di bioetica, nel 2015, proseguirà il dibattito sui temi classici di questa disciplina e si avvicenderanno voci diverse. Una prima riflessione, all’inizio dell’anno, riguarda la crescita culturale che questa rubrica si intende offrire ai suoi lettori.

Il confronto sui temi bioetici è molto importante, anche perché in Italia manca ancora una legislazione sul fine vita. La legislazione sull’aborto è inficiata dall’obiezione di coscienza e quella sulla fecondazione assistita è stata mano mano demolita da sentenze. Quindi la bioetica può apparire, come qualcuno ha detto, un Far West, dove anche senza leggi si risolvono le situazioni in maniera clandestina. Questo non è assolutamente vero. Ed è un concetto diseducante e inquinante che non soltanto non porta a un accrescimento delle coscienze, ma prepara un terreno morale di bassa lega dove pericolosamente possono allignare male piante quali superficialità, qualunquismo (anche se sembrava passato di moda), menzogne, facile discredito privo di argomentazione, e soprattutto la totale mancanza di metodo nell’impostare un ragionamento.

Cavalcano volentieri in questi terreni paludosi i cattolici e certa parte politica. Soltanto ieri Bergoglio, nel discorso Sapientia cordis, preparato per la giornata del malato che verrà celebrata nel mese di febbraio 2015, sottolinea: “Quale grande menzogna invece si nasconde dietro certe espressioni che insistono tanto sulla “qualità della vita”, per indurre a credere che le vite gravemente affette da malattia non sarebbero degne di essere vissute!” Dimenticando che nella sofferenza grave non si nasconde alcuna menzogna, che quando non bastano più gli analgesici, per quanto qualitativamente siano cresciuti, e l’esistenza non offre altro che un indecente dolore, ci possono essere persone che non si sentono di proseguire.

Allora che cosa potrebbe significare un’altra frase di questo discorso: “la vera carità è condivisione che non giudica, che non pretende di convertire l’altro.”? La virtù della carità non ha un significato esclusivamente cristiano, anzi esisteva ben prima che il lessico cattolico se ne impadronisse, dunque condividere senza giudicare è primariamente esercizio laico che anche la Chiesa dovrebbe accettare. Ma tutto questo deve avvenire nella chiarezza dell’ordinamento legislativo e per avere una legge che non parta inficiata da una clausola interna che la compromette, o una legge che la Corte Costituzionale può smontare, occorre che nel nostro beneamato Paese si incominci a pensare in termini di crescita culturale.

Si incomincia a crescere quando si smette di ragionare per stereotipi, quando non si vive più di suggestioni, quando si affronta la realtà razionalmente, quando chi legifera in questo settore ne ha le competenze e segue il metodo scientifico. E ancora, quando c’è l’onesta volontà di informare i cittadini su leggi e procedure che riguardano i momenti più complessi e difficile della loro vita. Questo è un aspetto che sovente sembra dimenticato. La metafisica cacciata dalla finestra sta tentando di rientrare dalla porta

. Si parla di malati, di donne, di bambini in un modo che porta a destoricizzare i protagonisti. Ma ogni persona che necessariamente affronta queste fasi della vita ha un nome, un volto, una storia. Invece frasi come eutanasia clandestina e cultura dello scarto tolgono le sembianze ai sofferenti e giocano su un’emotività tanto facilmente condivisibile quanto poi facilmente dimenticabile. Così nessuno pensa mai che questi aspetti lo potranno riguardare personalmente. Allora sarà opportuno pensare a qualche remedium, iniziando, magari a formare gli insegnanti e a parlarne nelle scuole.

Studiare etica non è superfluo, può favorire l’individuazione di soluzioni moralmente apprezzabili e aiutare a capire posizioni diverse dalla propria senza necessariamente screditarle.
L’augurio che questa rubrica di bioetica si fa e fa ai suoi (venticinque) lettori è quello di realizzare veramente un percorso di crescita.

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One Response to Etica e bioetica, remedium contro l’ignoranza

  1. Bertrand Léon ha detto:

    articolo ben scritto; c’è un grande bisogno di chiarezza e di sana dialettica sulle questioni del fine vita e dell’autodeterminazione della persona. Vedrò di fornire mio contributo quale socio di Libera Uscita.
    Grazie.

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