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La Sardegna affonda, l’indifferenza abbonda

dicembre 19, 2014 • Lavoro, z in evidenza

igea-lavoratrici

di Luigi Coppola

Una voragine incolmabile separa due giornate (come tante altre) segnalate puntualmente dai quotidiani sardi. In un inesauribile diario, bollettino di guerra e morte sociale, dove la vittima sacrificale è uguale ogni giorno: il lavoro. Se prendiamo due prime pagine simboliche del primo quotidiano del Nord Sardegna,l’ insularità, handicap ancestrale oggettivo di questa terra, scomparirà di colpo rispetto ai fenomeni malavitosi. Che hanno espanso dell’olio nero criminale l’intera Repubblica Italiana, isole comprese, appunto.

Così lo scorso 5 dicembre l’apertura de La Nuova recita: Del Rio: il governo aiuterà l’isola.
Ampi servizi all’interno con il sottosegretario dell’esecutivo Renzi e il governatore Pigliaru, (entrambi dotati di elmetto di sicurezza), in tour nei luoghi del dolore operaio: Portovesme con gli operai Alcoa e alla miniera di Villamaria con le 37 operaie Igea, calatesi nelle viscere del sito e rimastevi 13 giorni interi. La visita romana valeva la disponibilità immediata di 127 milioni di euro per il Sulcis. Gli impegni Renziani, riccamente dettagliati dal quotidiano del Gruppo Espresso-Repubblica, erano stati anticipati dallo stesso governatore di Sardegna, domenica 23 novembre sulla sua pagina facebook: «Dopo giorni di lunghe discussioni sulle sue dichiarazioni in Parlamento, su Graziano Delrio.
Con Delrio in questi mesi abbiamo lavorato molto e bene su molte questioni importanti per la Sardegna. Su ognuna di queste vicende suo contributo è stato prezioso. Per esempio, ha lavorato con noi, tra mille difficoltà, per evitare che l’investimento per l’ex S. Raffaele si perdesse nelle assurde inefficienze del sistema Italia; ci ha aiutato a tenere Glencore al tavolo che rappresenta la principale speranza per i lavoratori di Portovesme; ha contribuito a mettere a disposizione della Sardegna, in tempi rapidissimi, 656 milioni che potremo usare nel 2015 per sanità e viabilità.
Ora che Delrio è al lavoro sul problema del rischio idrogeologico, sono certo che con la sua collaborazione otterremo risultati importanti anche nei fondamentali interventi per ristorare i danni dell’alluvione del novembre 2013 e per mitigare gli effetti di quelle che verranno.»

Tredici giorni dopo, il 18 dicembre lo stesso quotidiano apre a nove colonne con una notizia collegata, diametralmente diversa. Nel mentre le operaie riemerse dalla protesta (insieme agli altri colleghi della partecipata regionale Igea hanno ricevuto dalla Ras la garanzia circa il pagamento delle spettanze delle 7 mensilità non pagate) approdano al primo TG1 Rai nazionale delle 20.00, salutate quasi come i 33 colleghi cileni (scampati ad un terribile incidente che mobilitò il mondo intero) riemersi nell’ottobre 2010 dopo 70 lunghissimi giorni di trepidazione globale.

Scandalo Igea: 2 arresti, 66 indagati. Ampi servizi con le prime 5 pagine dedicate al “saccheggio del Sulcis”, perpetuato in anni di scorribande a bottini di soldi pubblici, beni, attrezzi, risorse di ogni natura (cimeli storici, anche pale e carrelli storici, taniche di gasolio e una pompa personale di gasolio) sottratte alle disponibilità dell’ente regionale creato nel 1998 con finalità varie. Al momento fra i responsabili figurano il presidente Giovanni Battista Zurru, noto “Bista” (ai domiciliari per l’avanzata età) e l’ex sindacalista, vero plenipotenziario (secondo le ricostruzioni delle cronache giudiziarie) Marco Tuveri. Fra le persone indagate risulta anche una delle 37 eroine barricate nella miniera nei giorni della protesta.
Il lungo dossier che ha portato alle iniziative restrittive degli inquirenti mira diritto alla regia politica di un cavallo di razza della DC sarda, declinata nelle tante formazioni e sigle partitiche(CCD e affini) sino alla ultima UDC del pluri onorevole Giorgio Oppi. Da sempre vicino al leader di partito romano Casini. Già ex assessore all’ambiente nell’ultima giunta RAS a guida Cappellacci e con una abbondante paginata web per riepilogare le decine di incarichi personali consumati nelle ultime 5 legislature regionali.

Duei giorni prima della deflagrazione dell’ultimo scandalo sardo, dopo l’altro appena avviato del Rimborsopoli per i gruppi consiliari, lo stesso governatore Pigliaru, ancora con una esternazione social (il 16 dicembre) ribadiva:
«Incontro con il ministro Padoan oggi a Roma. Da venerdì prossimo si lavora con il governo per decidere come e quando lo stato pagherà finalmente, in tempi rapidi e certi, i debiti che ha maturato nei nostri confronti dal 2010.»
Nel giovedì nero, certamente, sono al lavoro inquirenti e avvocati per assorbire questo nuovo botto. Che si abbatte ancora nel Sulcis, di fatto il distretto a più basso reddito dell’isola con percentuali paurose di disoccupazione. Dove le cronache del voto di scambio e degli occupifici arbitrari e fasulli, finanziati con alluvioni di sperperi e ruberie, aumentano enormi carichi di lavoro (…retribuito, difficile comprenderlo…) per gli addetti all’informazione.

In questo comparto, vitale per la conoscenza di tutti gli altri, si aprono (o chiudono) scenari inquietanti. Lo stesso giovedì nero di Igea, è preceduto dall’allarme di Gianfranco Ganau,
presidente del Consiglio regionale:
“Preoccupa, e non poco, quanto sta accadendo al mondo dell’informazione regionale”.
L’intervento è riferito alla difficile situazione che sta attraversando l’emittente televisiva regionale 5Stelle TV che dal 17 dicembre ha interrotto tutte le trasmissioni, scelta dettata da un braccio di ferro ormai in atto da diversi mesi con l’editore.

“Non è certo compito della politica entrare nel merito di scelte imprenditoriali – prosegue Ganau ma credo sia necessario lavorare tutti insieme affinché dignità e professionalità dei lavoratori vengano sempre rispettate e salvaguardate”.
La crisi dell’editoria colpisce evidentemente piccole e grandi aziende; è di qualche settimana fa la notizia che anche Videolina, primo storico network regionale nell’isola, sta aprendo le procedura di mobilità con la prospettiva di licenziamento di metà del personale, tra giornalisti, impiegati e tecnici di produzione. La redazione di 5StelleTV compreso il personale amministrativo ha sette mensilità arretrate e ha già chiuso gli uffici di corrispondenza di Sassari, Nuoro e Cagliari licenziando sette persone tra giornalisti e tecnici.
“Una situazione sempre più drammatica – aggiunge il presidente Ganau – che va lentamente ad impoverire il panorama dell’informazione e del confronto e di conseguenza della democrazia”.
Ancora il governatore Pigliaru con il suo ultimo post a caldo sulla dura rassegna stampa del 18 dicembre, attacca nei toni che affrontano la bufera: «Mi spiace deludere il direttore dell’Unione Sarda, che sulla sua pagina prima mi attribuisce cose mai dette sui membri del governo italiano, e poi si duole che non le abbia dette. Quel giudizio non potrebbe in alcun modo essere mio, semplicemente perché non lo penso. Credo che questo governo sia fatto di persone serie e competenti, che stanno lavorando con grande impegno per far uscire l’Italia da una condizione disastrosa e che in più di una occasione ci sono state vicine per affrontare alcuni nostri problemi importanti. Ovviamente nel difendere la Sardegna, cosa che ho fatto e che farò sempre, ci sono e ci saranno occasioni di contrasto e anche di conflitto molto duro (anche in queste ore), ma il mio giudizio sulle persone è un’altra cosa. Se poi cambierò idea sarò io a dirlo: pubblicamente, con la massima chiarezza.»
Questo diario parziale dell’ultimo quadro sardo parte da una dichiarazione, nel titolo, (nessuno se ne cura) probabilmente forte e non condivisibile nel senso letterale. I tempi delle denunce orali (sebbene le notizie di reato, sembrano le uniche a registrare percentuali di crescita) sono desueti e le analogie con i titoli seriali (Mafia Capitale docet) sin troppo banali, non nella gravità dei fatti. E’ fin troppo evidente che se la novità politica nella “giunta dei professori Ras”, risiede in un forte riavvicinamento con il Governo romano, sul tema delle “entrate fiscali”, queste ultime non possono essere ancora bruciate nelle reiterate illegali modalità, troppo spesso impunite. Avallate da una politica che nessuno riesce più a sopportare, ma paradossalmente, ancora evocata per continuare a sopravvivere.

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