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Turchia, Erdogan contro la libertà di stampa

dicembre 15, 2014 • Mondo, z in evidenza

 

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di Nuccia Decio

Stamane è calato il buio sulla stampa turca. Più di ottocento poliziotti sono stati inviati nella capitale e in tredici città del Paese per arrestare redattori e direttori di quella stampa che sarebbe controllata da Fethullah Gulen, filosofo, imam a capo di una corrente della destra islamica turca, contrapposta a quella guidata dal presidente Recept Tayyp Erdogan.
Su 32 mandati di cattura spiccati, 24 tra giornalisti e conduttori di emittenti televisive private, malviste dal regime sono stati arrestati. Fra questi ha destato molto scalpore l’arresto di Ekrem Dumanli, direttore del quotidiano Zaman, , il più letto del Paese (di proprietà di Gulen), azione intrapresa già nella giornata di ieri, ma bloccata da manifestanti che al grido di “ Vogliamo una stampa libera” hanno allontanato anche se per poco le forze dell’ordine.
L’accusa mossa nei confronti dei giornalisti è quella di aver costituito un “Gruppo terrorista, pronto ad attentare alla sovranità dello stato.

”A questa accusa si sono contrapposti l’ordine dei giornalisti turchi il quale ha dichiarato che è in corso “Un attentato contro la democrazia, attraverso l’abolizione della libertà di stampa, mentre il leader del Partito Repubblicano del Popolo (ChP),e maggiore formazione dell’opposizione , Kemal Kiliodaroglu, ha affermato che si tratta di un vero e proprio golpe, alla quale la sua formazione si opporrà con forza, affinché non venga portata a termine.

L’operazione odierna, scatenata dal Presidente turco era già stata preannunciata nella giornata di venerdì in una sua dichiarazione: “Questa stampa non è una semplice organizzazione, bensì un pilastro delle forze del male nel Paese e all’estero. Li perseguiteremo nei loro nascondigli, loro e quanti gli stanno accanto. Distruggeremo questa rete e li costringeremo a pagare il conto”.
Questo pugno di ferro da parte del presidente turco, va letto in una dinamica conflittuale da anni in corso con il suo ex amico , ora acerrimo rivale, Gulen, accusato di tramare utilizzando il suo potere ed influenza non solo attraverso i media ma anche sulla polizia e la magistratura.
Il 17 dicembre del 2013 una maxi retata aveva dato vita a quella che venne chiamata la “Tangentopoli turca”, con l’arresto del figlio dell’allora Premier Erdogan e dei figli di due suoi ministri.
Questa inchiesta segnò l’inizio ufficiale della guerra fra Erdogan e Gulen, guerra che venne soffocata nei mesi successivi con l’arresto o rimozioni di giudici, funzionari di polizia, vicini all’Imam. Ad un anno di distanza e dopo la conquista della più alta carica dello stato, sembra sia ripresa la vendetta.
L’immagine che appare è quella di un Presidente che naviga a vista pur di non arretrare , nemmeno di un millimetro e l’aria che tira sul Bosforo è molto incerta.

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