MENU

Le vittime della jihad  5000 solo a novembre 

dicembre 13, 2014 • Medio Oriente

Isis-faccia-sito-800-800x540

di Ennio Remondino*

Le vittime della jihad 5000 solo a novembre Iraq e poi nel mondo. A novembre le vittime sono state 5042. In 664 attacchi in 14 Paesi. 168 morti al giorno, uno ogni sette ore.

Un’indagine realizzata dalla BBC e dall’International Centre for the Study of Radicalisation del King College di Londra. Solo nel mese di novembre gli attacchi di gruppi jihadisti hanno provocato più di 5mila morti. Il Paese più colpito è l’Iraq, roccaforte dei miliziani dello Stato Islamico.
Un documento crudele della BBC, una indagine condotta assieme all’International Centre for the Study of Radicalisation del King College di Londra. Lo studio accerta che sono state più di 5mila le vittime degli attacchi di formazioni islamiste radicali in tutto il mondo nel solo mese di novembre. Nel mirino della furia jihadista sono finiti soprattutto civili, mentre il gruppo più sanguinario è stato lo Stato Islamico del Califfo Al Baghdadi, che tra l’Iraq e la Siria ha effettuato il maggior numero di attacchi uccidendo 2.206 persone, il 44% del totale. Ma non è soltanto Isis dei tagliagole a colpire.

Altri epicentri della violenza jihadista sono la Nigeria, dove imperversano i folli del Boko Haram, e l’Afghanistan, feudo dei talebani dove la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare nel 2015 con il graduale ridimensionamento della missione NATO. Ma vediamo il dettaglio dei numeri. Nel mese di novembre le vittime nel complesso sono state 5042. Il risultato dei 664 attacchi censiti e verificati in 14 Paesi. Il loro bilancio giornaliero è dunque di 168 morti, uno ogni sette ore. L’80% dei decessi si registra in Iraq, Nigeria, Siria e Afghanistan. Calcolo a spanne visto che molti dei feriti muoiono.

In Iraq, dove a giugno è iniziata l’avanzata dei miliziani del Califfo Al Baghdadi, i morti sono stati 1770 e gli attacchi 223. Allerta altissimo anche in Nigeria, segnala Rocco Bellantone su LookOut. Gli islamisti di Boko Haram hanno condotto 27 offensive e ucciso 786 persone, quasi tutti civili. Gli uomini di Abubaker Shekau colpiscono con autobomba, assalti, e razzie nei villaggi cristiani. Il più eclatante è avvenuto nella più grande moschea della città settentrionale di Kano con 120 morti. Minacce anche in Somalia e Kenya, dove gli islamisti di Al Shabab hanno assassinato 266 persone.

L’Afghanistan del fallimento Usa e Nato alla vigilia del loro ritiro. I talebani hanno effettuato attacchi mirati contro istituzioni governative, sedi di ambasciate e di società estere, stazioni di polizia. I morti sono stati 782. In Siria, nella guerra che va avanti da ormai più di tre anni, siamo a 693 vittime. Meno nota l’escalation di violenze in Yemen: ben 410 morti in 37 azioni terroristiche, dove gli scontri interetnici tra i ribelli sciiti Houthi e i sunniti, oltre alle spinte separatiste del Sud hanno creato le condizioni ideali per le nuove offensive di AQAP, Al Qaeda nella Penisola Araba.

Poi i dettagli macabri tipici da scienziato. Si muore di più per bombe varie, poi per bombardamenti, e solo ultime le classiche sparatorie e imboscate. Insomma, il terrore degli jihadisti oggi è cambiato rispetto al terrorismo ‘classico’. Meno ‘far west’ e offensive contro eserciti ma azioni imprevedibili dal massimo impatto mediatico. Vincono i folli dello Stato Islamico con le esecuzioni di ostaggi imposte in mondovisione. 426 i prigionieri giustiziati, di cui 50 tra la Siria, Yemen e Libia. Peter Neumann, direttore dell’ICSR, ci dice che ammazza più il Califfo di al Qaeda, ma l’avevamo visto.

 

*fonte: remocontro.it

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »