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Il coraggio dei ragazzi di Hong Kong

dicembre 13, 2014 • Cultura e Società, z in evidenza

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di Nuccia Decio

Venerdì 12 dicembre l’autorevole testata di Hong Kong, il South China Morning Post saluta la chiusura forzata di un “Periodo Straordinario”, mentre i media di Pechino esultano per “La resa dei manifestanti di “Occupy Central”.
Dopo interminabili giorni di occupazione di tre importanti aree economiche dell’ex colonia britannica, giovedì 11 dicembre, la resa degli ultimi manifestanti appartenenti al movimento “Occupy Central with peace and love” segna la fine di una manifestazione senza precedenti per il Porto Profumato.

La protesta era iniziata il 24 settembre per rivendicare il diritto al voto di tutti i cittadini per le prossime elezioni della massima autorità governativa.
Attualmente il Consiglio Costituzionale di Hong Kong (Functional Constituency) è rappresentato solo da esponenti delle corporazioni che fanno capo al settore finanziario della città, con la conseguente esclusione di tutti altri abitanti .Condizione che ben si rapporta con l’arroganza del sistema politico cinese, ma altamente lesivo dei diritti civili degli abitanti dell’Isola.

Le proteste erano nate sull’onda della decisione della nomina del Chief Executive ( la massima autorità del governo ) tra una rosa di tre candidati scelti da Pechino e non a suffragio universale, come era stato promesso dal governo cinese nel 2007. Sono stati bravi gli studenti di Hong Kong che hanno saputo coinvolgere nelle manifestazioni di piazza decine di migliaia di lavoratori, diffondendo un pensiero comunitario, pacifico e rispettoso per il diritto alla democrazia.

Purtroppo la distrazione dei media occidentali, ben monitorata da Pechino, (Cina avverte USA e UE, non immischiatevi, non vogliamo ingerenze straniere. Gli affari di Hong Kong rientrano negli affari interni cinesi), non ha consentito di vedere le prime proteste capeggiate da ragazzi che hanno dato prova di un grande senso civico, anche di fronte alle cariche della polizia ed all’atteggiamento di chiusura assunto dal governo nei loro confronti.
Ragazzi che si opponevano solo con ombrelli multicolori ai lacrimogeni e alle nuvole di pepper spray lanciati dalla polizia. Giovani con le magliette nere con scritto Occupy Central (il quartier generale del business) with peace and love correvano lungo tutto il lungomare formando un lungo serpente, e la sera con l’allontanarsi della polizia, tra i manifestanti prevaleva un senso di allegria e di vittoria, forse troppo prematuro. L’atmosfera era quasi festiva, con la mobilitazione di mamme che preparavano panini, frutta e biscotti per “ i loro ragazzi” e di anziani fino ad allora scettici che dichiaravano il loro pieno appoggio.
Dov’era il premio Nobel per la Pace , Mister Obama, o la silente Italia pronta ad accogliere le delegazioni cinesi alla ormai prossima EXPO?
Nel mese di novembre gli stessi studenti, frustrati dall’indifferenza dei governanti e dal silenzio mediatico, si sono incappucciati, si sono arrabbiati, sono diventati violenti, rendendosi protagonisti di veri e propri episodi di guerriglia urbana, con numerosi feriti sia da parte loro che della polizia. Come una marea magmatica, si sono rafforzati dando vita a sit-in e all’occupazione delle principali strade dove risiede il terzo centro della finanza globale, che segna il trend della giornata delle borse occidentali, creando così un grave danno sistema finanziario dell’Isola.
Alla luce di questi eventi il governo di Hong Kong ha pensato che i tempi fossero maturi per riportare la situazione alla normalità, intensificando ed estremizzando gli interventi da parte della polizia.
Temendo un’altra Tiennmen, i leader di Occupy Central, in una drammatica conferenza stampa agli inizi del mese di dicembre dichiarano di abbandonare la protesta nel timore che lo scatenarsi di nuove violenze, possano provocare vittime. Molti appartenenti al movimento hanno resistito fino all’ultimo lanciando questo messaggio: “Noi ci arrendiamo ma anche se cancellate le nostre piazze, la volontà di lottare per un vero suffragio universale non cambierà e ispirerà le persone a pensare ad altri modi per continuare questo movimento. La Cina ci vuole ancora schiavi e non scenderà mai a compromessi. Ma noi torneremo ancora in nome della democrazia”.
Era evidente che la Repubblica Popolare Cinese non avrebbe mai rispettato gli accordi con la Gran Bretagna, concordati 17 anni fa con l’allora Primo Ministro inglese Margaret Thatcher, riassumibili con lo slogan “Due sistemi, un solo Stato”.
La Cina che rifiuta i concetti di libertà, democrazia e rispetto della parola data, ha affermato ancora una volta il suo strapotere, facendo perdere credibilità a quello che fino a ieri era considerato come un unico vero esempio di “governo illuminato”.

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