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La vittoria di Soru in Sardegna, una svolta?

ottobre 31, 2014 • Politica, z in evidenza

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Finalmente (sarà il caso ?), anche nell’isola cambia il vertice organizzativo del PD.

Per la seconda volta nell’anno i destini di una quota parte dell’elettorato sardo, sempre più risicato, si incrociano con la leadership del primo partito nazionale, nonché con l’esecutivo di governo guidato da Matteo Renzi.

Se nella seconda domenica di febbraio il prof. FrancescoPigliaru fu eletto neo governatore di Sardegna insieme all’ex sindaco fiorentino, succeduto Premier a Enrico Letta; nell’ultima di ottobre riparte una «nuova staffetta»dai comuni dichiarati auspici. Mentre calano le luci sul sipario della quinta Leopolda fiorentina che ricarica la holding renziana contenitore del PD nazionale, prima della mezzanotte dalla via Emilia di Cagliari, arriva il responso ufficiale delle ultime primarie di partito: Renato Soru è il nuovo segretario regionale sardo.

La notizia non è uno scoop, ma certamente sarebbe valsa una risonanza nazionale che non c’è.

Il dato dell’urna è a dir poco gramo, un vero fallimento, termine non corretto che stride fortemente con gli strali mediatici della Leopolda. Capaci di assorbire anche il dissenso espresso nel sabato rosso della piazza San Giovanni di Roma. Declinando la manifestazione di contrasto al Job Act ad una coda dialettica e correntizia del grande «partito renziano», dicasi a vocazione maggioritaria.

Al milione di manifestanti nella piazza romana hanno aderito oltre duemila sardi, molto dei quali probabilmente Soriani della primaora che avranno avuto più di un motivo per snobbare l’urna delle primarie nella seconda o ennesima ora del guru di Sanluri. Già eletto eurodeputato alle elezioni europee dello scorso maggio per la circoscrizione isole (Sardegna e Sicilia).

Un approdo a Strasburgo ampiamente dibattuto non solo per gli oltre 40 mila voti pesanti (e determinanti) raccolti in Sicilia, quanto per un dimenticato (troppo in fretta) codice etico. Derogato per troppi candidati piddini, non ultimo lo stesso ex governatore. Alle prese, in piena campagna elettorale, con l’incombente processo penale per evasione fiscale contestata a società (detenute anche in paradisi fiscali) riconducibili a Tiscali e dintorni.

Con queste premesse la disputa per l’incarico a nuovo segretario regionale del partito, decisa con la conta delle primarie, non poteva avere risultati molto diversi.

Su 38.854 votanti, 19.895 sono andati a Soru. Che con il 51,2 % finale, ha evitato per un soffio il ballottaggio con il candidato giunto secondo, Ignazio Angioni. Il senatore cagliaritano classe 1967, ha racimolato il 36,72 % dei favori con i suoi 14.266 voti. Terzo e ultimo classificato nella corsa alla segreteria, il segretario provinciale Pd di Cagliari Thomas Castangia. Il giovane ingegnere elettronico, classe 1974 ha incassato 4.693 voti comunque pesanti, considerando la sua vicinanza alla componente più radicale e insofferente del partito che solidarizza con Pippo Civati.

Lo stesso vincitore ha tentato di attenuare i toni della debacle affermando di aspettarsi una maggiore affluenza “benchè 40 mila elettori non siano pochi”.

L’analisi del voto sul popolo («circolo» forse rende meglio l’idea reale) delle primarie sarde lascia più di una perplessità allo stesso neo segretario. Che vince ma non stravince: neppure convince, almeno nei due principali capoluoghi.

A Cagliari, anche nel seggio 2 dove vota Soru, è Angioni a vincere, così come a Sassari (dove è forte il sostegno del neo sindaco Nicola Sanna e del segretario uscente Silvio Lai, quest’ultimo eletto nel 2009 con le primarie da 100 mila votanti e senatore dalle ultime politiche 2013).

L’ex leader di Progetto Sardegna (qualcuno è in grado di reperire in Rete o altrove il tomo programma da qualche centinaio di cartelle risalente al 2004, costola dell’Unione Ulivo di Romano Prodi ?) si consola con la netta affermazione (66%) a Nuoro. Dove era invece attesa la vittoria di Angioni, forte della spinta Barracciu (vincitrice delle ultime primarie piddine per la corsa alla Regione, riparata poi alla corte romana dell’esecutivo per le note vicende legate al rimborsopoli sardo), già convinta Soriana all’epoca di Sardegna Democratica.

Quando il nostro Bocconiano, inappuntabile nel vellutino autoctono, pareva pronto a spiccare il volo dagli uffici di Viale Trento a Cagliari a quelli di Palazzo Chigi, passando per qualche ospitata barbarica dalla Daria Bignardi. Senza dimenticare l’exploit algherese del giovane Castangia che nella Riviera Catalana fa incetta di voti. Ma proprio ad Alghero la vicenda del Pd sardo assume toni a di poco surreali che meritano approfondimenti diversi.

Si torna indietro di 10 anni” –Pigliaru non vincerà le prossime elezioni” sono alcuni fra i commenti ricorrenti a caldo, vicini proprio agli ambienti cagliaritani.

Il neo segretario si ascrive il compito di riunificare le anime (o i brandelli) del partito. Che nell’isola non esprime alcune “renziano puro” a differenza del giglio fiorentino o di altre vie del monopoli nazional toscano.

Soprattutto l’obiettivo più arduo di parlare e affrontare dei problemi dei Sardi,il lavoro prima degli altri. Il doppio incarico (il seggio a Bruxelles con la delega a rappresentare le due isole maggiori italiane più Lampedusa…) per Soru non è un problema ma un valore aggiunto. Un lustro è sufficiente a sdoganare lo slogan ante grillino: «due mandati politici e poi a casa».  

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