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Reyhaneh che ha danzato sul patibolo

ottobre 28, 2014 • Mondo, z in evidenza

jabbari

di Loredana Biffo

In Iran il “Partito di Dio” ha nuovamente dato dimostrazione della sua efferatezza. Reyhaneh Jabbari, 27 anni, è stata impiccata dopo il consueto processo farsa che la vedeva imputata di aver ucciso il suo stupratore.

Dopo una serie di efferati attacchi con l’acido gettato sul viso delle donne “mal velate”, perpetrato da bande di motociclisti che hanno sfregiato oltre 10 donne, il regime ha deciso di giustiziare Reyhaneh..

 Molti di noi ricorderanno il caso di Sakineh Mohammadi-Astiani, la donna di 43 anni condannata alla lapidazione nel 2010 e poi liberata per l’impatto che all’epoca ebbe sull’opinione pubblica internazionale. Troppi i corpi penzolanti dalle gru, che da simbolo del lavoro sono trasformate in simbolo di morte.

 L’iran è l’unico paese del medioriente in cui vige un “Regime Teocratico” – al quale tra l’altro l’ ISIS si ispira – che imperversa fin dalla sua instaurazione Il primo febbraio 1979, quando l’Ayatollah Khomeini, dopo 15 anni di esilio, tornò cavalcando la rivolta sociale che aveva come scopo l’abolizione di una monarchia millenaria.

Il 30 marzo 1979 venne proclamata la Repubblica Islamica e in quell’occasione Khomeini dichiarò:

La Repubblica è un giocattolo della democrazia, che è fonte della corruzione“.

Prima ancora che venisse proclamata la Repubblica Islamica, il 6 marzo 1979 cominciò ad annunciare una serie di misure restrittive, in particolar modo per la libertà delle donne.

Ebbe inizio una “fatwa” in cui si dichiarava esplicitamente che “le donne membri e sostenitori dei Mojahedin – maggiore gruppo di opposizione ai Mullah – potevano essere uccise, torturate, violentate e le loro proprietà confiscate”.

 E’ proprio sulla misoginia più esasperata che si regge la Repubblica islamica dell’Iran, una discriminazione sessuale voluta da Khomeini, e perpetrata dall’attuale regime clericale, basata su una considerazione: “l’uguaglianza non è primaria rispetto alla giustizia. Giustizia non vuol dire che le leggi debbano essere le stesse per gli uomini e per le donne. Le differenze come la statura, la vitalità, la voce, lo sviluppo, la qualità muscolare e la forza fisica, mostrano che gli uomini sono più forti e più capaci in tutti i campi; il cervello degli uomini è più grande….”.

 Tutte le misure restrittive sono nate per strappare alle donne i loro diritti sociali, e sono divenute leggi con Khomeini, e rinforzate nella Repubblica islamica nata con lui, e tutt’ora in vigore.

 Il caso di Sakineh nel 2010 divenne uno strumento politico nelle mani del regime che allora era capeggiato da Ahmadinejad il quale mostrava una certa tolleranza di facciata, per esempio rispetto all’ingresso delle donne negli stadi. Ora dall”elezione di Rhouani, ritenuto moderato dall’occidente, sono drammaticamente aumentate le esecuzioni sommarie di prigionieri.

Human Rights riferisce che nel 2013 le esecuzioni “ufficiali” ammontano a 687, il numero più alto degli ultimi 15 anni. Solo nella prima metà del 2014 sono state 411, si stima che l’Iran sia i paese al mondo con più esecuzioni dopo la Cina.

 Ricordiamo che in Iran viene applicata l’impiccagione o la lapidazione, per reati di:

adulterio, blasfemia, donne “mal velate”, omosessualità, prostituzione, droga, estorsione, corruzione, contrabbando, rapina, prostituzione, corruzione e stupro; la pena di morte viene applicata anche ai minorenni.

 All’epoca del 2010, gli occhi della Comunità internazionale erano puntati sul paese e sul Presidente Ahmadinejad che dichiarava apertamente l’ostilità verso il “grande satana” costituito dall’asse Stati Uniti – Israele, che temevano il progetto nucleare in stato di avanzamento. La liberazione di Sakineh fu una mossa politica strategica di opportunismo politico, anche a causa delle sanzioni economiche (oggi sospese) che venivano applicate all’Iran.

 Le donne nella visione misogina del regime rappresentano un “corpo politico” , una sfida e uno strumento nei confronti di un occidente che a seconda degli interessi del momento, tollera o meno le più elementari violazioni dei diritti umani che regolarmente avvengono in Iran.

Oggi è considerato un partner utile nella lotta contro ISIS e il sunnismo dell’area mediorientale di cui ISIS è composto, domani chissà, probabilmente sarà considerato “il male”, dimenticando di averlo precedentemente sostenuto e aver detto che con esso “bisogna dialogare”.

Rowhani, oltre ad essere un Ayatollah perfettamente inserito nelle dinamiche del regime, anche volendo, non potrebbe cambiare realmente la situazione riguardante la dittatura clericale nel paese, perchè il solo modo per farlo, sarebbe quello di limitare l’autorità del Leader Supremo e modificare l’attuale ciclo del potere che basa il governo e le leggi sul controllo degli Ayatollah. Ma perchè un cambiamento potesse avvenire, il Presidente dovrebbe poter alterare la struttura del regime, scavalcare la Costituzione islamica che non consente al Presidente – in questo caso Rowhani – una tale autorità. Perchè la riduzione dell’autorità del Leader Supremo, porterebbe al crollo dell’intero regime basato sul Velyat-e-faqih – ovvero – la totale identificazione tra la politica e il clero.

Poichè le politiche internazionali hanno una forte ricaduta anche sulle politiche locali, è necessario ricordare che le politiche di Khatami (padre politico dell’attuale Rhouani), che millantava di essere fautore della tutela delle donne – e che la stampa occidentale allora aveva definito un “Mullah moderato” – era stato il fautore di sette anni di peggioramento.

Fu proprio lui a rifiutare la Convenzione di Ginevra contro tutte le forme di discriminazione femminile; 26 condanne alla lapidazione furono pronunciate nello stesso periodo. Così come le leggi che sanciscono la discriminazione sessuale e non rispettano i diritti umani, sono in vigore oggi più che mai.

 L’uso politico del corpo femminile, è una pratica ancestrale che lega indissolubilmente i paesi e le culture. La morte di Reyhaneh è responsabilità dell’occidente che per opportunismo e incapacità politica non è in grado di gestire la politica internazionale, questa morte pesa come un macigno sulle nostre teste di complici stupidi e ignoranti.

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