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Il mestiere di scrivere, Alberto Ongaro riceve laurea ad honorem

ottobre 27, 2014 • Agorà, z in evidenza

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Dall’alto dei miei 88 vedo me stesso a sette-otto anni impegnato a ruotare all’idea di fare lo scrittore. Non che ritenessi di averne la vocazione, ma quell’idea mi piaceva molto.”

Questo l’incipit della Lectio Magistralis del laureando Alberto Ongaro, in Aula Magna presso l’Università di Sassari lo scorso 23 ottobre.

Non una lezione, quanto: “la narrazione di come è nato e si è sviluppato il mio mestiere di scrivere” – come lo stesso autore veneziano ha scritto nel suo discorso.

Affidato il testo, all’inseparabile moglie Donatella (“non posso leggere perché non ci vedo bene, provvede mia moglie che ha le copie preparate”), per la lettura nella sala gremita di studenti. Che hanno seguito con grande attenzione i novanta minuti della cerimonia solenne.

Sono un umanista; e, come tale, sono orgoglioso di poter conferire oggi questa laurea ad uno dei maggiori, se non al maggiore narratore italiano vivente…” – Essenziale e densa di significati, l’introduzione del Magnifico Rettore Attilio Mastino ha sancito nella forma migliore il congedo dall’incarico, in scadenza in questi giorni:

…un grazie a tutti coloro che mi sono stati affettuosamente vicini, collaborativi e impegnati in questi cinque nostri magnifici anni…”.

Nella lode all’opera Ongariana Mastino risalta due note salienti. La prima risiede nell’orizzonte cosmopolita in quello che: “Montale definiva il «secondo mestiere» alludendo alla propria professione” e che nel caso del giornalista inviato speciale vale, secondo l’oratore, “…un solo mestiere, di volta in volta diverso: dall’invenzione dei soggetti per storie a fumetti che sono divenute mitiche, alle splendide corrispondenze di viaggio, apparse sull’«Europeo», sino al momento in cui ha impresso una svolta radicale alla sua vita precedente, ancorandosi in una casa veneziana per perseguire in un raccoglimento quasi ascetico – se rapportato alla tumultuosità di prima – la scrittura narrativa…”.

«La strategia del caso» titolo di un suo notissimo romanzo, è richiamato da Mastino per ricordare che nella stessa Aula Magna nell’aprile del 2001, l’Università di Sassari conferì una laurea honoris causa in Scienze Politiche a Franca Ongaro Basaglia che di Alberto Ongaro fu sorella. Lei stessa, appassionata alla letteratura prima di ascendere con il marito Franco Basaglia fra i grandi innovatori della Psichiatria Democratica.

Un eccellente gioco di squadra accademico risulta l’intervento dei due relatori che precedono la lectio di Ongaro. Gavino Mariotti esalta il «primo» Ongaro soggettista e sceneggiatore. Interprete della “letteratura disegnata” grazie al decisivo incontro con Hugo Pratt. Galeotto nell’interruzione degli studi universitari (quella di Sassari è la prima Laurea in assoluto) e nel conseguente trasferimento in Argentina.

Il prof. Aldo Maria Morace, preside della facoltà di Lettere e Filosofia, nella sua Peroratio,

attraversa, in un articolato excursus, la romanza di Ongaro. Ne definisce la struttura onirica dalla complessa architettura. Che rende lo scrittore un beniamino del romanzo d’avventura, sin dal suo esordio, nel 1965 con «Il complice». Un viaggio didascalico e affascinante che accompagna la vita di Ongaro nelle sue molteplici esperienze vissute in luoghi così diversi e distanti del mondo.

Al termine della cerimonia prima del definitivo commiato, scambiamo due battute con lo “studente” fresco di laurea:

Dott. Ongaro secondo lei a cosa è dovuto il boom di narrativa noir italiana nel mercato nazionale?

Perché è troppo facile! Troppo facile: e che la smettano di metter su tutti questi commissari!”.

In una immaginaria ultima arca di Noè per ricreare una nuova Umanità, può imbarcare e salvare solo un tomo con tutta la produzione letteraria di uno fra questi due autori napoletani: Raffaele La Capria e Roberto Saviano. Chi salva?

Perentoria la risposta: “La Capria, è meglio.”

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