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Vita di un Maestro.

ottobre 8, 2014 • Io Leggo, z in evidenza

img-_zoom-_COP Oltre il respiro

di Luigi Coppola

Abbiamo il dovere di non fermarci di fronte a niente e di andare avanti. Perché la vita è una storia che non anticipa mai il suo finale, e bisogna vederla scorrere fino alla fine per capirla. E’ questa storia che proverò a raccontare. In un momento in cui i testimoni stanno via via scomparendo, ho cominciato a chiedermi chi terrà il filo della memoria quando io non saprò più raccontare o quando me ne sarò andata. E così che ho deciso di abbattere il pudore con cui ho finora protetto i miei ricordi, adesso finalmente mi sento pronta per farlo.”

Queste note di Rosaria Troisi concludono la prefazione al libro, scritto a quattro mani con Lilly Ippoliti, “Oltre il respiro Massimo Troisi, mio fratello” per i caratteri di Iacobelli Editore. Le stesse racchiudono l’essenza di una testimonianza che va oltre il mero significato di un memoriale emozionale o la pubblicazione di una biografia popolare e autorevole.

Ricordare solo Massimo Troisi, venti anni dopo la sua scomparsa o quaranta dai suoi primi passi sulla ribalta teatrale di un “bugigattolo arredato alla meglio” ( così descrive l’autrice il vecchio garage tramutato nel Centro teatro spazio, anteprima del gruppo Rh Negativo al quale aderirono anche Lello Arena e Enzo Decaro) appare esercizio dedicato ai professionisti del ricordo. Pronti a riporre o prelevare, secondo le circostanze, le icone dal Pantheon museale.

La lettura del libro, scritto 17 anni dopo la scomparsa di Trosi, schiude sipari inediti negli orizzonti dell’ingegno umano. Che superano la vicenda personale dell’artista di San Giorgio a Cremano con una serie di aneddoti intimi e familiari. Svelati con una scrittura intrisa di tenerezza e rispetto. Dove la famiglia detiene il ruolo centrale: matriarcale nello sforzo quotidiano della mamma, pronta al sacrificio della sua stessa vita. Spesa per la crescita dei figli, con una cura speciale per Massimo, recalcitrante agli studi da geometra, con il cuore già ribelle in giovanissima età.

Sullo sfondo di una carriera straordinaria e irripetibile, s’incrociano persone (alcune note, il giornalista Rai Italo Moretti) e storie dalle trame uniche. Se non fossero state reali avrebbero ispirato un film struggente, ascrivibile alla grande scuola del neo realismo italiano. Consumatosi in tanti capolavori diretti dallo scugnizzo, renitente ad ogni forma di conformismo diffuso.

La sovrapposizione naturale fra l’uomo e l’attore è la nota saliente di tutta la breve esistenza terrena di Troisi. Avvolta con un garbo narrativo avulso da alcun buonismo o facile retorica. La documentazione fotografica, estratta in molti casi da album privati della famiglia, rende il libro uno scrigno prezioso. Abbiamo chiesto ad un testimone d’eccezione, Giorgio Verdelli, come l’eredità di Troisi, il cui respiro (è il caso di ribadirlo) traspare in queste pagine, possa essere recepito e fatto proprio da una schiera vasta di attuali ventenni, e non solo, che non lo conobbero direttamente. Quali, secondo lui, i continuatori che oggi si avvicinano alla sua poetica, cosa nel concreto si possa realizzare per continuare la Scuola Troisi.

Lo scorso 2 giugno in occasione dei vent’anni dalla scomparsa (occorsa il 4 giugno 1994) la Rai ha mandato in onda con un pregevole programma, Unici, lo speciale televisivo “Non ci resta che…Massimo”.

L’autore, lo stesso Verdelli – in esclusiva per Caratteri Liberi –  così ci ha risposto:

“Per prima cosa,citando il mio programma,voglio ribadire che Massimo è stato un “Unico” e come tale non “replicabile”…. Essere unico significa essere creativo,ma anche avere avuto una vicenda artistica ed umana assolutamente “inedita” . Per cui, guardando alla figura artistica nella sua interezza, credo che si possano trovare certamente personaggi “ispirati” da Massimo, ma nessuno che possa essere paragonato a lui…con buona pace dei tanti epigoni… Trasmettere e preservare non solo la memoria ma sopratutto la “Lezione” di Troisi dovrebbe essere compito di istituzioni pubbliche e private. Pur andando controcorrente io non credo ai concorsi o ai premi che, a vario titolo, si affollano nella scena italica e regionale, anche se a volte, magari, sono fatti decentemente.

Io credo che il modo migliore di sviluppare l’eredità artistica di Troisi sia quello di offrire opportunità a talenti che abbiano una lucidità, un candore ed una ironia che si ritrovano in Massimo…magari intitolargli un Teatro pubblico e finanziare una rassegna, una stagione. Non solo di opere sue ma anche nel suo segno.: poi, come al solito, è il pubblico che fa la differenza… Siani ha certamente alcuni tratti simili a Troisi (principalmente un certo modo di parlare e di fare le pause) ma credo che adesso stia cercando una sua cifra.

Per assurdo credo invece che alcune intuizioni surreali de ” La Smorfia” siano in Aldo, Giovanni e Giacomo, come alcune idee siano state sviluppate da Antonio Albanese e persino da Verdone…. Io credo che ridurre Troisi a semplice “Maschera” del comico sia penalizzante per un talento come il suo. Visto che poi la sua evoluzione lo avrebbe portato verso altro, come ci ha dimostrato col capolavoro del ” Il Postino”… Francamente non vedo nessun comico italiano con una larghezza di vedute come la sua : forse il mio giudizio è falsato dal fatto di averlo conosciuto personalmente e averlo apprezzato come persona ancor più che come artista…”

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