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Sangue nostrum

ottobre 2, 2014 • Politica, Uncategorized, z in evidenza

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di Angela Savia Spiteri

Quanto inchiostro quanto fiato quante immagini sono state spese per quel 3 ottobre del 2013, la grande tragedia di Lampedusa, e in occasione dell’anniversario le celebrazioni non mancheranno – e sono dovute. L’emergenza migrazione, come tutte le altre emergenze, si perde nel tempo. I morti nel Mediterraneo sono troppi e il numero completo incalcolabile.

Dal rapporto di Amnesty International “Vite alla deriva” – Fatti e cifre sulle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale” si stima che “dal 1988 al 15 settembre 2014, 21.344 persone siano annegate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l’Europa. Dal 1° gennaio al 15 settembre 2014, ne sono annegate oltre 2500, quasi il due per cento di coloro che hanno intrapreso un viaggio nel Mediterraneo nel 2014 è annegato.

A questi si devono aggiungere tutti quegli altri disgraziati che muoiono prima di arrivare alle porte dell’Europa e i cui corpi che si perdono così, per strada. Secondo alcuni esperti si può affermare che per ogni corpo ritrovato ce ne siano almeno altri due dei quali non se ne sa nulla. In Italia il numero di migranti sbarcati dal 1 agosto 2013 al 31 luglio 2014, l’83% dei quali in Sicilia, è di 116.944 – circa 1.900 invece i morti stimati nelle traversate tra l’Africa e Lampedusae altre centinaia di migliaia di altri continuano disperatamente a bussare alle nostre porte.

Perché bussano? Nessuno immaginerà che possano esistere masse di uomini donne e bambini con la passione per i viaggi e per un genere di viaggi che più che di avventura hanno il sapore di morte. Scappano da guerre persecuzioni fame e povertà.

Prima di imbarcarsi subarconi che vediamo arrivare tutti i giorni, affrontano lunghissimi viaggi. È un’avventura dell’orrore in cui prigionia, stupro, furto, schiavitù violenze e violazioni dei diritti umani sono una costante; la fuga a piedi, in taxi, stipati in camion. Durante il loro cammino incontrano altri migranti morti sulle loro stesse rotte, senza nome, e spesso, anzi sempre, altri muoiono sotto ai loro stessi occhi. E poi quel pericoloso viaggio su quelle carrette della morte, ammassati come bestie. Alcuni muoiono per asfissia, per freddo, per disidratazione, la maggior parte per annegamento. Non è il trailer di un film né la traccia di un romanzo, sono storie reali, anonime e quotidiane di persone come noi.

L’indifferenza è quel male per cui quotidianamente entrano nelle nostre case tragedie umane reali alle quali noi partecipiamo con distacco diversamente di ciò che accade vedendo un film drammatico. A livello politico, al quale sarebbe tecnicamente demandata la risoluzione del problema, poi, facilitati dall’indifferenza generale, l’operazione che si sta portando a termine ha come unico fine il rafforzamento dei confini in nome della sicurezza.

Le accuse sono dirette all’ Unione europea che “contribuisce ad alimentare quest’ecatombe in mare, perché sta chiudendo le sue frontiere terrestri nel sud-est dell’Europa” costringendo sempre piu’ persone a rischiare il più pericoloso viaggio nel Mediterraneo. A novembre dovrebbe terminare l’operazione italiana Mare Nostrum, iniziata proprio nell’ottobre 2013 a seguito della grande strage di Lampedusa, con la principale finalità di rintraccio e soccorso in mare delle barche migranti anche in acque internazionali così da anticipare la protezione.

Non è la soluzione al problema, sicuramente, ma, per quanto possa urlare contro la Lega Nord, ha prestato soccorso a 62.982 sopravvissuti (fonte: Report annuale del ministero degli interni del 2014). Così, anziché divenire un’operazione militare e umanitaria europea, il nostro ministro Angelino Alfano, a conclusione del vertice a fine agosto con la collega Cecilia Malmström, ex commissario UE agli Affari Interni, non ha esitato – fraintendo, quasi non vedesse l’ora – a dichiararne la progressiva chiusura perchè “Mare Nostrum è destinata ad essere sostituita da Frontex plus”.

Ma Frontex plus è un’operazione diversa, complementare (vedi la Dichiarazione del Commissario Malmström dopo l’incontro con il Ministro dell’Interno Alfano), ancora dai contorni vaghi e comunque limitata alla gestione degli interventi di pattugliamento delle frontiere esterne e soccorso al limite delle acque territoriali europee, ovvero solamente 12 miglia dalla costa, non spingendosi più nelle acque internazionali, come ha fatto Mare Nostrum, operando fino a 170 miglia dalle coste italiane.

 Qualche giorno più tardi, la smentita è arrivata da parte della stessa Malmström“Il programma europeo Frontex Plus non potrà sostituire Mare Nostrum” perchè “avrà risorse più limitate e non avrà la capacità dell’operazione avviata nell’ottobre 2013 dalle autorità italiane”, lasciando la decisione all’Italia se terminare l’operazione Mare Nostrum. Allo stesso modo sembra pensarla il nuovo commissario designato, il greco Dimitris Avramopoulos, che durante la sua audizione dinanzi agli eurodeputati a Bruxelles ha promesso la revisione del regolamento di Dublino anche se “per il momento non intende prendere un’iniziativa del genere, prima sarà necessario uno studio per capire dove Dublino va migliorato”.

Ha auspicato inoltre una presa di responsabilità da parte degli stati membri anche su Frontex, che su sua stessa ammissione pecca di inadeguatezza sia in termini di mezzi finanziari che di capacità operative mentre apre vagamente alla possibilità di una nuova missione che non sia più solo quella di “tutelare le frontiere ma anche per salvare le vite” ma si è anche affrettato a spiegare che, comunque, la missione di salvataggio e ricerca comunque “è una competenza che sarà lasciata agli Stati membri”.

Forte sarà però l’impegno per una politica che attiri i talenti e la manodopera funzionale alle necessità UE così da “massimizzare i benefici dell’immigrazione legale” perché “l’Europa fa parte di un mondo globalizzato e connesso in cui la mobilità deve aumentare” prendendo come modelli da imitare nella gestione dei flussi migratori quelli di Stati Uniti, Australia e Canada – siate pure scettici su queste affermazioni – capaci di attrarre un’immigrazione di qualità e di far entrare i profili professionali e le tipologie di persone che hanno effettivamente bisogno.

Queste le dichiarazioni del nuovo commissario europeo per l’ immigrazione e gli affari interni, ex ministro della difesa – ed anche ex sindaco – di Atene, nominato da Juncker proprio per le sue competenze in gestione dei flussi migratori in Grecia – e il suo background è noto.  Canali umanitari no, canali legali di entrata per immigrati regolari funzionali si. Così ci prepariamo ad accogliere migliaia di uomini donne e bambini che scappano da un Medio Oriente già un fuoco dall’Africa sub sahariana che sta esplodendo insieme a quella settentrionale.

Il timore fondato è che tradotte dal politichese il significato politico delle parole e delle azioni dei nostri politicanti di ogni livello sia il rafforzamento delle frontiere. In attesa, ingenua, di scoprire le prossime strategie operative sia dell’Italia sia dell’UE, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ci ricorda che quest’anno gli arrivi sono raddoppiati rispetto al 2013 e possiamo immaginare che malgrado i pericoli, malgrado le misure dell’Unione europea per tenerli a distanza, malgrado tutto centinaia di migliaia di persone continueranno a rischiare la loro vita e quella dei loro figli per fuggire e riscattare il proprio diritto alla vita, anche se più che di riscatto è sopravvivenza.

Commemorare le vittime dei naufragi è giusto ma l’ipocrisia è troppa ad ogni livello e quotidianamente sia nei confronti dei morti sia nei confronti dei vivi, sopravvissuti e abbandonati in un interminabile limbo. Per dare un senso a quanto scritto – che non vuole essere la commemorazione della tragedia di Lampedusa quanto piuttosto la denuncia dell’ipocrisia e dell’indifferenza – e alla lettura nonché per ricordare che stiamo parlando non di cifre né di utilità ma di esseri umani,è necessario fare un esercizio di immedesimazione, per quanto possibile. Estraniandovi completamente dalla realtà circostante, immaginate che dopo esser scampati a mille pericoli siate riusciti ad imbarcarvi, senza neanche saper nuotare, su un peschereccio malmesso.

Non ci sono giubbotti di salvataggio o altro equipaggiamento di sicurezza. In pieno mare, tanti occhi che non riescono a nascondere la paura mentre accanto qualcuno muore e i cadaveri passano a galla tra le onde, di fronte a voi un orizzonte di massa d’acqua.

Provate ad immaginare la paura di fare la stessa fine, immaginate i pensieri, percepitene il terrore, il dolore. Mettiamo croci sull’azzurro Mar Mediterraneo delle cartine geografiche della civile Europa.

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