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De Magistris, vittima di una cattiva legge

ottobre 2, 2014 • Contributi dei lettori

demagistris

Giuliano Morlando

Il Sindaco di Napoli, sospeso, attacca tutti. A San Gregorio Armeno preparano la statuina con la ghigliottina. Intervenga il Governo, con un decreto urgente.

Il giocattolo si è rotto e Giggino piange come un bambino. I guai non vengono mai da soli. Lo ha sperimentato anche De Magistris in questi giorni. Alla condanna è seguita la sospensione da Sindaco di Napoli. E poi chissà, forse il totale declino. Molti gioiscono a destra e a manca, anche se fingono di no. Speravano che ancora una volta fossero i giudici a risolvere il caso Napoli. E così è stato. Ma proviamo a metterci al suo posto e a ricordare. Il sindaco vinse per gli errori del Pd, ma anche perché ci mise la faccia, subito.

Disse prima degli altri: “Voglio fare il sindaco di Napoli”. Come adesso fa De Luca per la regione. E poi mise una bella faccia tosta, spappata e sorridente, nei vagoni del Metrò. A quel punto, il bel Giggino, in una città che voleva cambiare, che era stufa di un potere grigio e ingessato, che aveva perso la brillantezza iniziale, aveva già vinto. E così fu. Poi Luigi De Magistris, come Pierino e Masaniello, le ha fatte di tutti i colori. Ma è stato anche sfortunato, perché è incappato in un periodo in cui, a Napoli, non c’era più la Politica. E men che meno c’era un consiglio comunale di spessore. Il poveretto a fasi alterne, ma con troppo orgoglio ci ha provato a cercare un dialogo. Ma, a digiuno di politica, una ne faceva, due ne sbagliava.

Al Forum delle culture aveva azzeccato il nome, un vecchio cantante, artista e di sinistra, però si fece fregare dall’insicurezza. Dal voler sempre apparire sopra le righe, come la Giustizia, e manco iniziò che lo defenestrò per pura pecunia. Poi ci ha provato con uno, due assessori di area PD, ho letto pare fino a quattro, quanti sono i consiglieri PD, ma niente da fare. Alla fine mollato anche da Renzi su Bagnoli, si è chiuso, e come un folle ha attaccato tutti: giornali, politici, Governo, magistrati suoi vecchi colleghi, e persino il giudice Cantone e il Presidente Napolitano. In questo Giggino non si è risparmiato, ha accontentato tutti e continua ancora. La cosa, se si può dire, è triste e divertente assieme. Ma il divertimento è amaro, perché il caso è serio.

E’ un caso Politico – Istituzionale. Di diritti e di libertà. Per una sentenza provvisoria e una legge sbagliata, che porta il nome di una tizia un po’ severa, ma forse troppo, come Corradino è stato addirittura decapitato. Per questo, da cittadino non suddito, lo difendo e lo sostengo con la mia solidarietà, senza se e senza ma. Difendendo lui vittima di una legge sbagliata, difendo Napoli. Perché troppi giochi avvengono sulla pelle di Napoli e dei napoletani. Ma lo difendo anche perché, uno che non si arrende, che ha coraggio, che farà il sindaco anche in strada, tra la gente, a me “mi piace”. Magari avesse fatto “il sindaco” così, finora.

Anche se a menar fendenti contro il cielo sembra don Chisciotte e l’ultimo Samurai assieme, noi cittadini delle Istituzioni abbiamo il dovere di guardare ai fatti con serenità. Perché il caso è politico, come dicevo, non giudiziario. Tant’è che la stessa Magistratura non è stata concorde, caso raro: il pm per l’assoluzione, i giudici per la condanna. Se così è, la Politica dovrebbe approfittare di questo caso raro, che farà scuola, nel globo intero. Sul serio. Un caso che riguarda addirittura un magistrato, un uomo scomodo, che sembra ormai aver solo nemici. Per affermare un primato, quello della Politica e della Costituzione. La presunzione di innocenza è più nobile, quando si riconosce ai nemici, non solo agli amici. E lo è ancor di più quando la si riconosce a un magistrato, ex inquisitore. Così si afferma lo stato di Diritto, non quello dell’odio o peggio ancor del favore. Son sicuro, che ne sarebbe felice anche il povero Enzo Tortora, quel grand’uomo che lottò con coraggio e pagò con la vita, rinunciando addirittura all’immunità di parlamentare europeo, per andare in galera. La Giustizia è al capolinea, lo dice pure Napolitano. La legge Severino è una porcheria, frutto rancido finale, spero, di 20 anni di politica confusionale.

Diretta, per una parte, da trasmissioni televisive forcaiole o da equivalenti giornali, cui lo stesso “Uomo dei valori” inneggiò; dall’altra, da una sinistra postideologica che aveva smarrito la bussola, e che ha voluto ammiccare, per forza, alla Magistratura, anche quando questa stessa non lo chiedeva. Per colpa di B. dice qualcuno. Ma le leggi sbagliate si cambiano, non devono far vittime innocenti, che siano nostri amici o nostri nemici. Il garantismo è anche questo. Se è così, intervenga il Governo, anche per decreto. O ponga, con urgenza, la questione alla Consulta.

Nell’Italia dei comuni, Napoli è una Istituzione importante, e l’Istituzione come il suo sindaco, quando non è ladrona, deve essere tutelata. Non è una questione di responsabilità politica, ora non c’entra. Quella, eventualmente, tra due anni, saranno i cittadini a sanzionarla. Napoli decapitata da una legge ingiusta è cosa grave. Chiunque fosse il sindaco, sul piano umano lo difenderei, sul piano politico lotterei con lui. Mi piace che non si arrenda. Le sentenze si rispettano, ma si possono contestare. Le leggi si rispettano, ma se sono sbagliate vanno cambiate.

Giggino, per le parole a vanvera, sarebbe indifendibile, ma la Giustizia è al di sopra delle parole a vanvera. De Magistris, oggi smette i panni di sindaco ed assume la dignità del condannato a morte, che sale al patibolo, innocente. Per gli avversari il sindaco decollato sarebbe peggio del sindaco salvato. Perché lui, da buon napoletano, avendo il senso della teatralità e della commedia, farà il martire di Natale, che è vicino. E a San Gregorio Armeno, faranno in tempo a fargli la statuina con la ghigliottina. Solo la mano del Presidente può salvargli la vita (politica), all’ultimo momento come nei film, per affermare quei principi che prima ancora che nella Costituzione sono sanciti nella dichiarazione dei Droit de l’Homme, del 1789.

De Magistris è umanamente simpatico ed è persona onesta. Ma è insolente e non è intellettualmente onesto, perché dice tutto e il suo contrario; e vorrebbe applicar la legge ad altri ma non a lui. Però paga colpe non tutte sue, paga principalmente l’assenza di Politica in una città ancora allo sbando, umiliata, indecisa e confusa. Napoli lo volle sindaco per questo, perché era stufa di quelli di prima. Alcuni ora vorrebbero suonar l’adagio: ”si stava meglio prima”, ma Napoli chissà se vuole.O Sinneco non è stato un buon sindaco. La città è ferma e non si è vista una bella squadra. Se sei un leader metti in giunta chi è meglio di te, e ci fai le spese. Troppo poco per Napoli un sindaco che in versione “io, mammeta e tu”, si è fidato solo del fratello, dimenticando la strada della buona amministrazione. Ha dimostrato di conoscere più i napoletani che Napoli, dandogli in pasto “festa, farina e forca”, la sua. Per questo il popolo lo ama e sulla forca lo farà ancor di più, non per niente lui, come Masaniello e il re lazzarone, col popolo si sente ad agio. Per il sindaco giustizialista, andrebbe bene il detto coniato per Giacchino: “Giggino facette ‘a legge e Giggino sette’ accise”.

Ma sarebbe una barbarie, senza contare che paradossalmente altri due anni di purgatorio col sindaco Giggino, per la città ancora impreparata, potrebbero esser salutari per tutti, e forse salvifici per lui. Tutto questo accade nell’anno 2014, nel cuore del Mediterraneo ai piedi del Vesuvio, sullo stesso parallelo di New York, mentre la politica cerca di riappropriarsi della scena, mettendo assieme un po’ di nuovo e un po’ di vecchio. Peccato però senza autocritica e senza aver memoria delle responsabilità. Troppo poco pensare di cambiar verso, partendo da De Magistris. E’ muorte ‘o Re, Viva ‘o Re”.

Giuliano Morlando – Coordinatore Associazione BigBang SmartSud – Assemblea Provinciale Pd

 

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