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Mitologia e Project Management

settembre 29, 2014 • Agorà, z in evidenza

zeusdeus

 

di Fiorello Casi

Un sistema, per indirizzare e condurre i propri ragionamenti e le proprie considerazioni, alternativo e, forse, complementare a quello logico-razionale resta quello analogico. Ecco perché da qualche tempo ho cercato ad utilizzare anche intorno alle questioni di carattere professionale dei ragionamenti “analogici”.

Per lungo tempo ho ostacolato e combattuto questa tentazione intellettuale (che in varia misura mi porto dall’infanzia), ritenendola pericolosa e certamente non utile. Infatti abbandonare le sicure strade della ragione per inoltrarmi negli incerti sentieri delle analogie mi è sempre suonato allarmante ma col passare del tempo e, soprattutto, dell’età ho conciliato queste due propensioni e oggi mi affido, con una discreta disinvoltura, ora all’una ora all’altra.

Il tema del project management, sempre più centrale nella nostra società, dalla vita aziendale alla politica fino alla gestione della cosa pubblica, rigoroso nella sua struttura, mi suggerisce l’opportunità di provare a cambiare registro e di avventurarmi nelle analogie, pur restando in tema. È quanto tenterò di fare, alla buona, andando a cercare ciò che può essermi utile nella primigenia delle costellazioni fantastiche che è la mitologia greca.

I miti che trattano il progetto sono numerosi, si trovano nelle primitive cosmologie, nelle storie degli dei e in quelle degli eroi. Dovendo però scegliere un mito emblematico del progetto decido di puntare su quello della venuta alla luce degli esseri mortali. E questo perché, al di là dell’argomento che non può non interessarci, esso contiene degli spunti di riflessione probabilmente utili, o per lo meno non dannosi, a noi uomini ( anche delle imprese e non solo di quelle ). Dunque, stando a quanto raccontano Esiodo e Platone c’era un tempo in cui gli dei già esistevano, ma gli animali e gli uomini non ancora.

Quando venne il tempo della loro nascita gli dei cominciarono a formarli con terra, acqua e tutto ciò che si può mescolare con questi elementi. Ma dovettero fare un bel po’ di confusione perché ne vennero fuori delle creature poco differenziate e sicuramente informi. Sicché ordinarono a Epimeteo e a Prometeo di dotare quegli esseri di attributi e distribuire loro delle capacità. Un progetto complesso, come si vede, e affidato a chi ? A due Titani, figli di Giapeto e della bella Chimene. Sennonché Epimeteo ( colui che pensa dopo, stando alla etimologia ) era sciocco, confusionario e imprudente: ciò nonostante ottenne dal fratello di poter procedere alla distribuzione degli attributi da solo. Ne venne fuori un disastro, che è tutt’oggi sotto i nostri occhi: perché i rettili non possono camminare ? Che male han fatto i vermi perché siano condannati a vivere sotto terra? E perché, a loro volta, i pesci non si librano in cielo e gli uccelli non resistono sott’acqua? Perché i bovini hanno le corna e gli equini no?

È evidente che ancora oggi, l’opzione tecnicista di Epimeteo continua a sollevare dei legittimi dubbi. Ma non finisce qui. In questo delirio specialistico (già, gli specialisti) lo stolto Epimeteo esaurì tutti gli attributi con gli animali e si dimenticò dell’uomo che restò indifeso e nudo. Prometeo ( colui che pensa prima, stando alla etimologia ) quando si avvide dell’errore del fratello non esitò e, da quel Titano provvido che era, rubò il fuoco e le arti di Efesto e di Pallade Atena dal loro tempio comune per regalarli al genere umano. Da allora l’uomo si è nettamente differenziato dagli altri esseri viventi, ma il generoso Prometeo, per quanto la colpa fosse di Epimeteo, fu punito per la sua azione dall’irato Zeus e incatenato a un masso. Il mito trabocca di analogie aziendali e non solo di quelle. Immagino che se fossimo in una business school (pare che resistano anche di questi tempi) sarebbero necessarie diverse ore di intenso lavoro di gruppo al fine di evidenziare i quesiti per una discussione plenaria.

Tento dunque di riportare alcune voci della “lista di domande” che un moderatore potrebbe avere raccolto dall’assemblea: la pianificazione del progetto era corretta ? visti i risultati, i due project manager davano sufficienti garanzie di successo ? in termini soggettivi, quale dei due fu più sprovveduto ? è possibile che un buon progetto richieda non uno, ma due (o più) project manager ? c’è una giustizia aziendale (politica), secondo la quale i premi vanno ai buoni progetti e le punizioni ai cattivi project manager ? Oppure le cose vanno diversamente ?

E così via lungo i tortuosi risvolti organizzativi e psicologici della vicenda. Se poi, come sarebbe auspicabile, l’appassionata discussione in plenaria sollevasse un intenso interesse, si sarebbe tentati di aggiungere una coda tornando al mito. Quando Zeus scorse presso gli uomini la luce del fuoco visibile da gran distanza, si adirò, come già sappiamo, e non solo ordinò di legare Prometeo al macigno, bensì mise in atto un altro progetto: preparò immediatamente un male terribile al fine di punire gli uomini per aver ricevuto il fuoco e le arti. Seguendo l’ordine di Zeus, Efesto l’offeso costruì con la terra l’immagine di una pudica fanciulla, Atena egualmente adirata la ornò di splendide vesti e Zeus stesso la condusse dove gli uomini (maschi s’intende) erano riuniti presentandola col nome di Pandora e li lasciò con un vaso in dote. I mortali tutti furono stupiti intuendo, anche se in modo vago, l’insidia pericolosa del nuovo essere (la donna) di fronte alla quale gli uomini erano inermi.

Prometeo, il veggente, inchiodato alla roccia, lanciò l’avvertimento di non ricevere nessun dono dagli dei, ma lo stolto Epimeteo, ancora lui, si lasciò ammaliare e consentì alla donna di aprire il vaso da cui uscì uno sciame di malattie e di mali che da allora circola per la terra. Soltanto Elpis, la Speranza, rimase sotto l’orlo del vaso, ad aggravare la triste condizione degli uomini. A questo punto siamo di fronte ad un supplemento di lavoro per l’assemblea; infatti tutto ciò inviterebbe gli astanti ad una ulteriore riflessione: è stato Zeus un buon project manager? che cosa realizza il successo di un progetto: il contenuto, la modalità, la tempestività ? esiste uno specifico femminile nei progetti ? se sì, di che tipo ?; e ancora, è indispensabile, al successo del progetto, il contributo degli stolti ?

E’ bene non andare oltre. Il tempo delle analogie è finito e dobbiamo tornare alla logica di tutti i giorni, cercando di applicare le buone regole della ragione… Ma torneremo con altre storie di eroi omerici e supermanager della finanza, cavalieri erranti e superconsulenti, grandi alchimisti e leader politici. La storia continua.

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