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“Così ridevano” gli scafisti

settembre 17, 2014 • Agorà, z in evidenza

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Di Maurizio Molinari

La testimonianza agghiacciante dei sopravvissuti al naufragio della scorsa settimana a 300 miglia da Malta. “Hanno speronato la nave perché abbiamo rifiutato di trasferisci su una più piccola”. Erano partiti da Gaza pagando con i soldi ricevuti per la ricostruzione delle loro case. A bordo c’erano almeno 100 bambini

Continuano a emergere dettagli raccapriccianti riguardanti lo speronamento e l’affondamento, la scorsa settimana, di un barcone partito dall’Egitto con oltre cinquecento immigrati nel Mediterraneo, 300 miglia al largo di Malta.

I funzionari dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), che hanno parlato a Creta con sei dei sopravvissuti a quelli che l’UE ha definito “omicidi e non incidenti del mare”, riferiscono che i dieci scafisti palestinesi ed egiziani si sarebbero infuriati quando gli immigrati si sono rifiutati di trasferirsi in una barca più piccola e ritenuta non sicura (avevano già dovuto cambiare imbarcazione tre volte durante il viaggio). A quel punto i trafficanti hanno minacciato di riportare gli immigrati in Egitto, da dove erano partiti, ma quando questi hanno detto di preferire il ritorno in Egitto alla carretta del mare su cui volevano costringerli a continuare la traversata, gli scafisti hanno cominciato a urlare e tirare pezzi di legno contro i migranti.

 E’ stato in quel momento che l’imbarcazione degli scafisti si è avvicinata per speronare il barcone. Alcuni degli immigrati sono saltati nella barca più piccola, ma i trafficanti li hanno spinti in acqua per poi affondare il barcone con centinaia di persone ancora a bordo. Gli scafisti, secondo i testimoni, sono rimasti nella zona per assicurarsi che la barca andasse effettivamente a fondo, e un sopravvissuto dichiara di averli addirittura visti ridere mentre assistevano alla tragedia. Come se non bastasse, uno dei disperati sul barcone, secondo un testimone, si sarebbe impiccato prima di affondare.

 Gli intervistati, fra cui alcune donne, sono due palestinesi, un egiziano e un siriano. I palestinesi hanno dichiarato di essere partiti da Gaza il 6 settembre e di aver pagato duemila dollari ciascuno per raggiungere l’Italia. Per pagare la traversata in anticipo hanno utilizzato soldi che gli erano stati dati per ricostruire le proprie case distrutte dall’esercito israeliano. I testimoni dicono che il viaggio via mare è iniziato dal porto di Damietta, in Egitto, vicino Alessandria. La nave su cui si sono imbarcati era lunga tra quindici e diciotto metri e i passeggeri, senza tener conto dei minori sotto i dieci anni, erano fra i quattrocento e i quattrocentocinquanta. L’Oim stima quindi che almeno un centinaio di bambini dovessero essere a bordo.

 Una volta affondata la nave, mentre le trecento persone che si trovavano sotto coperta sono immediatamente scomparse, i sopravvissuti hanno dichiarato di essersi tenuti stretti ad altre persone in acqua e di essersi salvati con mezzi di fortuna come salvagente, ma che dopo qualche giorno le condizioni metereologiche sono peggiorate e molti fra quelli che all’inizio non erano morti non ce l’hanno fatta e si sono lasciati andare.

Per ora sono due i sopravvissuti recuperati in Sicilia e otto quelli che si trovano a Creta (di questi una bambina di due anni in gravi condizioni). Un nono sopravvissuto, trasportato anche lui a Creta, è purtroppo morto.

La reazione della Malmström. Il commissario europeo Malmström chiede maggiori sforzi per combattere le reti dei contrabbandieri. “Accolgo con favore il lavoro dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni – afferma la Malmstrom -, che contribuisce a far luce su questo orribile incidente. Sono scioccata dalle testimonianze dei sopravvissuti al tragico incidente al di fuori delle coste maltesi, riportato dall’Oim. Dobbiamo aumentare urgentemente i nostri sforzi per combattere le attività orrende dei contrabbandieri, responsabili della morte di centinaia di donne, uomini e bambini che cercano di attraversare il mare in cerca di una vita migliore”. 

 Prosegue il commissario europeo: “La Commissione europea sta già lavorando su un piano Ue per affrontare il traffico di migranti. Il piano si concentrerà sul dialogo politico rafforzato e la cooperazione pratica con i paesi terzi prioritari, nonché sul miglioramento della cooperazione operativa e condivisione dell’intelligence tra gli Stati membri, i paesi terzi interessati e le agenzie dell’Unione europea (Europol, Frontex e l’ufficio europeo di sostegno per l’asilo)”. 

“Questi nuovi morti – conclude – dimostra chiaramente che i contrabbandieri e criminali non hanno alcun rispetto per la vita umana e dobbiamo urgentemente aumentare i nostri sforzi per combatterli. Tali sforzi devono essere accompagnati anche da una volontà da parte degli Stati membri di creare modi più legali per entrare in Europa, come ad esempio accettando più rifugiati”.

fonte: Redattore Sociale

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