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La Russia e l’arma energetica

settembre 12, 2014 • Mondo, z in evidenza

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Oggi in Europa il ruolo della geopolitica è più importante di quello delle ideologie. Per millenni gli eventi in Asia hanno influito sul destino dell’Europa: invasioni e migrazioni di Russi, di Turcomanni, di Greci bizantini. Oggi la situazione non è molto diversa ma, a differenza del passato, non sono gli eserciti a spostarsi – anche se Putin ci sta provando – bensì gli idrocarburi. 

Un rapido sguardo alla mappa della condutture che arrivano in Europa dalla Russia (vedi mappa a destra) ci aiuta a comprendere la situazione.

Il 25% di tutta l’energia consumata in Europa proviene dalla Russia, ma si tratta di una media: andando verso est il livello di dipendenza aumenta esponenzialmente.

La Russia è uno dei principali produttori di petrolio al mondo: possiede enormi riserve e vasti depositi in Siberia e investe grandi cifre per mantenere il predominio energetico anche negli anni a venire. Inoltre la Russia è il principale produttore di gas mondiale dopo gli USA, con giacimenti di migliaia di milioni di metri cubi. Petrolio e gas vengono esportati principalmente attraverso la Bielorussia e l’Ucraina. L’oleodotto Druzhba è il più importante, e dalla Bielorussia si sdoppia: un ramo prosegue in Polonia e raggiunge la Germania, l’altro devia a Sud e raggiunge l’Europa centrale, i Balcani e l’Italia.

Ma è soprattutto attraverso il gas che la Russia influenza la politica dei paesi alla sua periferia. L’Europa centrorientale, con la sola eccezione della Romania che ha giacimenti propri, importa dalla Russia circa il 70% del gas che consuma – con picchi di 90-100% in Bielorussia, in Bulgaria e nei Paesi baltici. Mosca ha spesso sfruttato questa vulnerabilità per influenzare le decisioni politiche di questi paesi, offrendo prezzi vantaggiosi a chi collabora e tagliando le forniture a chi si oppone.

Ecco le infrastrutture più importanti:

·      il gasdotto Yamal porta il gas in Polonia e Germania attraverso la Bielorussia;

·      il Blue Stream porta il gas naturale in Turchia;

·      il Nord Stream, completato nel 2011, porta il gas direttamente in Germania attraverso il mar Baltico evitando Bielorussia e Polonia – paesi che, non essendo più la principale via di transito verso l’Europa occidentale, hanno ora meno potere negoziale nei confronti di Mosca;

·      il gasdotto South Stream – non ancora realizzato – porterà il gas attraverso il Mar Nero in Bulgaria, Serbia, Ungheria e Austria. È previsto uno sdoppiamento verso l’Italia attraverso i Balcani e l’Adriatico. Il South Stream non attraverserà l’Ucraina e aumenterà la dipendenza dal gas russo dell’Europa centrale e dei Balcani.

Il principale concorrente della Russia è l’Azerbaigian, che ha grandi giacimenti di gas e petrolio nel mar Caspio. Le condutture, costruite nei primi anni 2000 con l’aiuto di imprese estere, portano gas e petrolio da Baku all’Europa attraverso Georgia e Turchia.

Il progetto Nabucco, ora abbandonato per ragioni politiche, era stato ideato per portare il gas naturale del mar Caspio attraverso il Caucaso e la Turchia fino all’Austria, con la possibilità di essere collegato in un secondo momento anche alle condutture provenienti da Iraq e Iran. Ora è stato rimpiazzato dal TAP (Trans-Adriatic Pipeline), molto meno ambizioso, che trasporterà il gas attraverso la Turchia e la Grecia fino in Italia. L’abbandono del Nabucco a favore del TAP è una grande vittoria per la Russia: i paesi dell’Europa centrorientale non sono inclusi nel progetto e non potranno quindi svincolarsi dalla dipendenza russa.

Ma la principale minaccia al quasi-monopolio russo proviene dal gas naturale liquefatto (GNL). I rigassificatori costruiti lungo le coste permettono di ridare forma gassosa al gas precedentemente liquefatto per poter essere trasportato via mare. Polonia e Lituania stanno costruendo rigassificatori sulle coste del Baltico, la Croazia ne vuole costruire uno sull’Adriatico. Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia (membri del gruppo di Visegrad) stanno costruendo condutture per connettersi ai terminali sul mar Baltico.

Il GNL proviene soprattutto da Nordafrica, Medio Oriente e Nordamerica. La Russia è preoccupata dalla scoperta di altri giacimenti negli Stati Uniti e in Europa, che potrebbero un giorno alimentare i consumi dei paesi dell’Europa centrorientale.

Il Cremlino deve inoltre fare i conti con le iniziative giuridiche dell’UE che mirano a rompere il monopolio energetico russo. In base al Terzo Pacchetto per l’Energia, in fase di attuazione, le aziende energetiche – come la russa Gazprom – non potranno più gestire produzione, distribuzione e vendita, perché agirebbero in condizioni di monopolio. Debbono cedere la rete di distribuzione e di vendita ad altre aziende. Per continuare a operare in Europa, la Russia sarà costretta a seguire le regole europee perdendo così parte del proprio predominio.

Al di là delle implicazioni geopolitiche, la Russia non può permettersi di perdere il mercato europeo, dato che gli introiti delle esportazioni sono fondamentali per la stabilità socio-economica del paese.

 

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