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L’Italia alla guerra contro Califfo e IS senza sapere come

settembre 10, 2014 • Politica, z in evidenza

Obama-alla-guerra-sito

di Ennio Remondino

Renzi ha già assicurato la partecipazione italiana contro IS, ma esiste un piano contro eventuali ritorsioni?

Guerra allo stato islamico, il ruolo dell’Italia. Mercoledì il presidente americano Barack Obama dovrebbe annunciare il piano dell’attacco contro i jihadisti sunniti che terrorizzano Iraq e Siria. L’Italia avrà un ruolo attivo nella ‘Coalizione dei 10′. Ma siamo pronti ad entrare in guerra? L’Italia farà parte del ‘nocciolo’ del nucleo centrale della coalizione internazionale per contrastare l’avanzata dello Stato Islamico in Medio Oriente. Lo annuncia 
Matteo Renzi, al termine del vertice NATO a Newport, in Galles. Ancora preso in un raptus anglofono la partecipazione italiana diventa ‘Core coalition’ che, salvo volerla tradurre in ‘torsolo’, assume un ruolo centrale. Anche se non si capisce ben quale potrà essere. Ne sapremo qualche cosa di più domani quando la Casa Bianca dirà al mondo come intende sconfiggere il Califfo senza mandare ancora soldati americani e Nato in Iraq. E finalmente si parla di IS e Califfato senza l’ossessione Ucraina grazie al colpo messo a segno dalla diplomazia russa che ha reso possibile la firma del cessate-il-fuoco tra il governo di Kiev i ribelli di Donetsk e Luhansk. Casa Bianca e i duri della Nato privati degli antichi fantasmi antisovietici, ora forse si fa sul serio con i tagliatori di teste del Califfato. In materia, l’Alleanza Atlantica ha partorito il solito topolino: coalizione internazionale sotto bandiera Nazioni Unite con Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Australia, Canada, Germania, Turchia, Italia, Polonia e Danimarca. Solito giro.  Idee ancora confuse ma obiettivo assoluto. “Annientare e distruggere lo Stato Islamico”. Parola di Barack Obama. Lo stesso segretario di Stato John Kerry, sostiene che ormai non esista più “alcuna politica di contenimento” per frenare il gruppo di Al Baghdadi. Dunque, “Cancellare lo Stato Islamico dalla faccia della terra, perché altrimenti alla fine questo cancro si ritorcerebbe contro di noi”. Bene. Ma coma farlo? Solo bombardamenti aerei? Niente “boots on the ground”, stivali a terra. Chi combatterà le scatenate milizie IS sul terreno? Chi in Siria e in Iraq, e con quali amici?  L’indicazione sino ad oggi emersa riguarda le forze di sicurezza irachene, i Peshmerga curdi e i ribelli siriani moderati. Si fa finta di ignorare l’esercito di Assad che è il solo vero contrasto militare in campo in Siria. Finzioni della politica questa volta in casa americana. Analoghi problemi tra sostanza ed immagine anche per il preconizzato intervento militare più o meno diretto a sul terreno sul terreno di Iran, Arabia Saudita e Giordania. Un aggregato si interessi che coincidono sul nemico IS ma che divergono su tutta la restante parte di visione del mondo. Difficile immaginare il seguito. Eppure proprio in questo campo -ci viene detto- l’Italia avrebbe un ruolo da giocare. Italia amicona un po’ di tutti e fare da mediatrice di compromessi destinati a durare una stagione? L’Italia, dicono, può giocare un ruolo nel coinvolgere i diversi attori regionali. Dunque, oltre alle basi aeree da cui far decollare i jet dell’Alleanza Atlantica per bombardare, ad esempio Sigonella, all’Italia il ruolo dell’intermediario. Anche perché il nostro Paese non ha sufficienti risorse economiche da impiegare più attivamente in una guerra. Né è chiaro il ruolo di fornitore d’armi all’asse contro Stato Islamico.  I nostri militari dovrebbero svolgere la raccolta informazioni e gestire le attività di spionaggio con Paesi come la Giordania e la Turchia, promuovendo la ricerca di alleanze strategiche. Ad esempio quella con il Regno saudita, mentre il coinvolgimento della Repubblica Islamica dell’Iran resta un’incognita. È possibile e con quali rischi? Le minacce dello Stato Islamico e del gruppo jihadista sunnita sono credibili. Il premier Renzi ha già assicurato la partecipazione dell’Italia all’interno della coalizione, ma esiste un piano strategico per la sicurezza nazionale contro eventuali ritorsioni? fonte: remocontro.it

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