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Espansione dell’ ISIS in Africa

agosto 29, 2014 • Mondo, z in evidenza

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Il medio oriente è teatro di sempre più evidenti fermenti e smottamenti interni nelle dinamiche di spartizione del potere, lotte interne tra le varie aree: sciiti, sunniti, waabiti, salafiti e quant’altro. La cosa altrettanto evidente è l’incapacità delle intelligence mondiali di monitorare e prevedere le conseguenze di movimenti islamici estremisti che da tempo davano segnali inquietanti, e che purtroppo sono stati considerati con troppa disinvoltura.

 Da mesi ormai è nota la vicenda del rapimento di alcune studentesse in una scuola da parte di Boko Aram in Nigeria, dove fonti internazionali danno per certa la longa mano del regime clericale iraniano nelle vicende degli estremisti di Boko Aram (cosa per altro dichiarata più volte nel corso degli anni dalla resistenza dei Mhojaedin del popolo iraniani, ossia i dissidenti del regime degli Ayatollah). 

La notizia recentissima riguarda l’annuncio che i fondamentalisti islamici nigeriani hanno dichiarato di aver fondato in questi giorni il “Califfato islamico” nella città di Gowza, provocando un ennesimo esodo di 11 mila civili terrorizzati. Boko Aram in passato si era limitato a compiere attentati e incursioni cruente solo nei villaggi – in particolare quelli cristiani – ma ora sta dimostrando di voler arrivare al controllo totale di zone sempre più vaste del territorio.

 Il rischio che il Califfato si consolidi nell’Africa settentrionale, è un’ipotesi inquietante quanto realistica, cosa che del resto è avvenuta già nel Kurdistan Iracheno. L’Africa settentrionale è un terreno fertile per il fondamentalismo islamico, sul quale ISIS potrebbe attecchire molto velocemente facendo molti proseliti nell’estremismo locale.  Come non ricordare la cellula di Al Qaeda: l’AQIM, che ebbe origine dal gruppo salafita (GIA) che negli anni 90 era nata con lo scopo di reiterare il combattimento e la costruzione di uno Stato Islamico. Questo era un gruppo di matrice eversiva e molto simile all’ ISIS.

Proprio in merito alla proliferazione dell’ ISIS il governo francese aveva provveduto a fermare delle fazioni che agivano a nord del Mali di ribelli islamici che avevano lo scopo di liberare il Nord Africa dalle influenze occidentali, rovesciare i governi islamici considerati “apostati”, quali la Libia, Mauritania, Tunisia Marocco e Algeria, che dovevano diventare governi fondamentalisti e fedeli alla sharia islamica.

 E’ chiaro che alla luce degli ultimi sviluppi l’AQIM sarà portata a solidalizzare con ISIS, vista come forza egemone ed in espansione, e a passare da Al Quaeda a Abu Bakr al Baghdadi, nuovo e indiscusso leader dell’estremismo autoproclamatosi califfo iracheno.

Ricordiamao che Edward Snowden, ex agente americano, oggi facente parte della corrente più estremista delli’Islam Sunnita, aveva già un anno fa riportato alla luce tali questioni negli archivi in suo possesso. Il Califfato di Mossul nell’antica Mesopotamia lo ha visto protagonista nella fondazione dell’ISIS che si è espanso lentamente nell’Iraq, dove il Califfato ha posto le basi.

 ISIS è considerato come la struttura terroristica economicamente più potente al mondo, i Jihadisti dello Stato islamico sono diventati i detentori di un territorio che è vasto quanto l’Ungheria, si trova tra l’Iraq e la Siria. Proprio nei giorni scorsi hanno conquistato una base aerea molto importante nell’area di Tabqua nella regione siriana settentrionale di Raqqua. Si tratta di una base di uno dei maggiori arsenali di armi pesanti: aerei da guerra, elicotteri, carri armati e munizioni.

Si tratta di un’organizzazione economicamente potente, e certo non è del tutto chiara o unilaterale la provenienza dei finanziamenti, che vanno dal sequestro di ostaggi occidentali ai proventi di una gestione criminale del petrolio iracheno contrabbandato attraverso la Siria in Turchia ed anche verso l’occidente. Si tratterebbe di un traffico illegale che va dai 2 ai 4 milioni di dollari al giorno.

 La situazione è in avanzato stato di proliferazione, e potrebbe diventare ingestibile con ricadute nefaste sulla sicurezza internazionale (le decapitazioni e uccisioni sono ormai prassi consolidata), il rischio che vi possano essere nuovi attentati in occidente, e tutt’altro che irrisorio, con buona pace dei tanti sostenitori dell’Islam radicale in occidente.

Che che se ne dica, ci si ritrova come al solito a razzolare cercando soluzioni inappropriate quando è troppo tardi. Certo è che ISIS non è spuntato come un fungo, ma è frutto di una strategia dell’Islam radicale, che non ha mai fatto mistero della volontà di islamizzazione mondiale.

 E’ interessante in questo contesto internazionale così confusionario, notare la poca attenzione che si sta prestando a quello che è l’unico Stato teocratico islamico al mondo: la Repubblica Islamica iraniana, che in questo momento sta mantenendo uno strano – quanto preoccupante – silenzio sulla situazione ISIS.

 Si potrebbe creare una terza area di instabilità dopo quella irachena e siriana, da cui certamente trarrebbero vantaggi strategici Hamas e gli hezbollah libanesi che da sempre sono foraggiati e armati dall’ Iran. Intanto nel silenzio internazionale, proprio in Iran Nonostante i negoziati regime iraniano annuncia il nuovo missile. Il regime ha presentato due nuovi missili e due nuovi droni che ha detto sono stati aggiunti al suo arsenale, in una cerimonia alla presenza Hassan Rouhani

L’Ghadir, con una gamma di 300 chilometri (185 miglia), è un terreno– mare e missili mare-a-mare, così ha detto l’agenzia di stampa Iraniana.  E ‘della stessa famiglia del missile da crociera Ghader o Qader, che ha un raggio di 200 chilometri.  L’altro missile inaugurato la Domenica, il Nasr-e Basir, è dotato di una testata di ricerca homing., ma la sua gamma non è stata fornita.

L’inaugurazione di nuovi missili è arrivata un giorno dopo che il ministro della Difesa di Hassan Rouhani ha detto che il regime non deve consentire al programma missilistico di far parte dei negoziati con il P5 + 1 e che “la capacità missilistica iraniana non può essere limitata, e procede senza essere oggetto di negoziati con nessuno “. 

 Il generale di brigata Hossein Dehghan ha aggiunto: “Non solo non ci danno alcuna informazione circa i nostri scienziati, ma non ci sarà accesso a queste informazioni. Il ministro degli Esteri del regime iraniano e negoziatore sul nucleare ha avuto colloqui con le potenze mondiali Mohammad Javad Zarif ha anche sottolineato in precedenza che i missili non sono argomento per i negoziati in corso tra il regime e le sei potenze.

 Quello che è in atto è un gioco tra sunniti e sciiti, si consideri che gli islamisti sunniti sono largamente finanziati direttamente o indirettamente dall’Arabia Saudita, e la guerra in Siria e Iraq è un braccio di ferro indiretto tra Iran e Arabia Saudita. Le guardie della Repubblica Islamica Iraniana, e i loro alleati Hezbollah soni il nerbo della resistenza del governo siriano e di quello iracheno contro l’insurrezione degli islamisti sunniti in entrambi i paesi. Forse il doppiogiochismo degli Ayatollah iraniani non è casuale, certo è che si continua a sottovalutare che stanno mettendo a punto il loro programma nucleare, e verrebbe da chiedersi se non sarà troppo tardi quando la politica estera internazionale si accorgerà di aver ancora una volta sottovalutato la questione, ISIS insegna.

 

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