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Siria, pasticcio in salsa occidentale

agosto 27, 2014 • Mondo, z in evidenza

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di Elena Calogiuri

Mentre il Free Syrian Army sembra essere in via d’estinzione per la stampa occidentale, dopo tre anni e cinque mesi di conflitto il regime di Assad si propone come alleato dell’Occidente contro la minaccia comune dell’ISIS.

Lo stesso regime che più di otto anni fa permise l’arrivo di ceceni, tunisini e libici in Siria, che arrestò e poi rilasciò perché non ritenuti un pericolo. Loro, stranieri di passaggio per la Siria che volevano andare a farsi esplodere in Iraq contro gli americani.

Lo stesso regime che ha permesso, nell’estate del 2012, l’immissione in Siria di quattro disperati provenienti per lo più da Baghdad (probabilmente gli stessi che anni prima lasciò andare impuniti) individuandoli presto come un valido aiuto per combattere la vera opposizione siriana, quella del Free Syrian Army che ha sempre lottato per la democrazia in Siria.

E lo stesso regime che, dopo aver permesso che l’ISIS prendesse il controllo delle regioni siriane più ricche di petrolio e che chiamasse alla jihad ben 50,000 combattenti, di cui 20,000 stranieri, ha ordinato l’offensiva contro gli estremisti solo nel giugno scorso, dopo ben due anni di silenzio e legittimazione.

Intanto, la propaganda a favore del regime supporta il gioco di Assad che, come l’ex deputato iracheno, Izzat Shahbander, sostiene senza mezzi termini è sempre consistito nel “forzare l’Occidente a scegliere tra gli estremisti e il regime”, quando gli estremisti, in Siria, ancora non c’erano.

Ma ora sì ed Assad appare allora il più utile alleato degli occidentali contro la minaccia dell’ISIS, in un teatro di orrori mai conosciuto veramente dall’Occidente e di cui si cerca di celarne in toto qualsiasi aspetto veritiero trapelato, soprattutto in questi giorni che sembrano maturi al punto giusto per “giocare a fare gli alleati”, come ha sostenuto Frattini del Corriere. 

Già, perché come invece lascia intendere Venturini nell’articolo in prima pagina del Corriere del 25 agosto, la guerra civile siriana si combatte tra il regime, l’ISIS e “una resistenza islamica meno assetata di stragi”. Dov’è finita la fazione principale al regime di Assad che nacque dopo un anno di soprusi dall’inizio delle manifestazioni e che, nel suo regolamento, specificò la natura “areligiosa” e “apolitica”? Dov’è finito il Free Syrian Army? A fare il gioco di Assad non sono solamente i governi che stanno pensando ad un’alleanza con lo stesso responsabile della crescita di quel mostro che da giugno sta spaventando l’Occidente ma gli stessi media che fanno apparire il cuore della guerra siriana come un conflitto combattuto da tre anni tra quello che arduamente si definisce “governo” e i terroristi.

Se si mette su questo piano, davanti ad un Occidente (giustamente) terrorizzato dai novelli fondamentalisti islamici, il regime di Assad appare quale l’unico salvifico alleato dei nostri governi, da tenersi stretto. Ma se non ci si facesse abbindolare dalla propaganda allora i popoli occidentali pensanti accoglierebbero nei loro ragionamenti a proposito di Siria anche il Free Syrian Army, quell’unico esercito che veramente, da quando l’ISIS è entrato nel Paese, sta combattendo sia contro questi estremisti che contro il regime di Assad. Oramai il Free Syrian Army sembra in via d’estinzione, sia per i governi che per i media che per l’opinione pubblica, eppure, se la parte nord occidentale della Siria, compreso Aleppo centro, è ancora libera, si deve proprio a quell’esercito che sta combattendo e morendo nell’indifferenza totale del mondo.

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