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Cooperanti a rischio di violenze

agosto 5, 2014 • Comunicati Stampa

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L’importanza della cooperazione internazionale si fa sempre più evidente negli scenari dei conflitti che imperversano nel mondo, ma il ruolo dei cooperanti è sempre più rischioso proprio a casusa delle violenze che caratterizzano territori conflittuali.

 Nel Quarto bilancio sulla sicurezza dei cooperanti pubblicato da Humanitarian Outcomes si legge che nel 2012 i cooperanti vittime di aggressioni sono stati 274, tra di loro 92 sono stati rapiti e 67 sono morti. I paesi più pericolosi risultano essere Afghanistan, Pakistan, Siria, Somalia, Sudan e Sud Sudan.

 Dal 2000 ad oggi il numero di casi di personale umanitario rapito, ferito o addirittura ucciso è passato dai 90 casi dell’inizio secolo a oltre quello sopra indicato. Le realtà più esposte sono le ong internazionali che lavorano più o meno stabilmente in contesti di crisi e che, dopo il 2001, hanno avuto situazioni più complesse. 

La Commissione statale sudanese per gli aiuti umanitari, per esempio, ha tentato in passato di proibire ai cooperanti internazionali l’accesso e il lavoro nei campi profughi del Darfur, espellendo arbitrariamente delle ong o limitando fortemente il loro lavoro. Le aggressioni ai cooperanti sono in crescita anche in Somalia, Pakistan, India ed altri paesi.

 L’elevato numero di rapimenti e assassini di cooperanti inizia a intimorire le organizzazioni internazionali e i loro collaboratori con la conseguenza che l’assistenza alla popolazione civile, in tutte le aree di crisi del mondo, probabilmente avrà delle ripercussioni negative.

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