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Kirkuk e il dilemma finanziario e politico

luglio 29, 2014 • Mondo, z in evidenza

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di Dario Cataldo
Ora che i Curdi hanno preso possesso dei giacimenti di Kirkuk, il Governo Regionale Curdo sta rapidamente collegandoli alle infrastrutture e alle raffinerie locali per soddisfare il consumo interno. Questo non basta però ad alleviare la grave crisi finanziaria che affligge la Regione: da circa sei mesi il Governo Regionale Curdo non riceve trasferimenti dal governo centrale iracheno (circa $1,2 miliardi al mese), perché Bagdad punisce i Curdi per le richieste di indipendenza. Con quella cifra mensile il Governo Regionale Curdo pagava gli impiegati amministrativi, le spese operative, gli investimenti e gli stipendi dei 200.000 soldati Peshmerga che difendono il territorio. Il governo curdo, che ha sede ad Arbil, da mesi non paga gli stipendi agli insegnanti, e paga in ritardo i Peshmerga. Ha accumulato debiti – pare per circa $5 milioni – verso le aziende straniere che fanno funzionare le infrastrutture per il petrolio e per il gas. Arbil ha chiesto prestiti ai grandi magnati curdi, perché anche le grandi banche straniere sono riluttanti a prestare denaro ai Curdi. I Curdi hanno appena ottenuto oltre $1 miliardo dalle banche turche Asya e VakiBank, e prestiti minori dalle banchi libanesi IBL, Byblos e BBAC. Lo scorso marzo hanno ricevuto fra i $2 e i $3 miliardi dal governo della Turchia, ora hanno richiesto altri prestiti ad Ankara, per un ammontare che non è noto. I Curdi stanno cercando disperatamente di vendere il petrolio direttamente ai paesi Europei, ma nessuno si fida, perché il governo centrale iracheno farebbe causa ai compratori. Le forniture di petrolio già effettuate alla Turchia non sono ancora state pagate: i 93 milioni di dollari che la Turchia deve pagare sono stati depositati alla Turkish Halkbank, in attesa di decidere se il pagamento andrà direttamente al governo regionale curdo o al governo centrale di Bagdad. Perciò ora Ankara ha in mano le sorti del governo curdo: lo può aiutare con prestiti – tanto ha ancora in mano il pagamento del petrolio ricevuto – a patto che non proclami l’indipendenza. L’indipendenza curda fa paura tutti i vicini, che hanno all’interno dei propri confini grandi minoranze di Curdi, i quali potrebbero chiedere l’annessione a un eventuale stato nazionale curdo. Le fazioni politiche che oppongono l’attuale presidente Barzani sostengono che la sua politica di stretta cooperazione con la Turchia ha portato il paese in una situazione di estrema dipendenza e di estrema crisi finanziaria, e ne chiedono la destituzione. Vorrebbero una politica che giocasse invece uno contro l’altro l’interesse della Turchia e quelli dell’Iran e del Governo centrale. Nel frattempo l’Iran minaccia di chiudere le frontiere e di interrompere ogni forma di collaborazione con la regione curda se il Governo Regionale dovesse proclamare l’indipendenza. Stretti fra Iran e Turchia, anziché riuscire a giocare i due vicini l’uno contro l’altro, i Curdi paiono aver cementato un’alleanza indiretta fra i due paesi per prevenire la creazione di uno stato curdo indipendente.
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