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Voto europeo in Sardegna, ultimo atto di una beffa continua

maggio 28, 2014 • Politica, z in evidenza

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Renato Soru eletto a Strasburgo con 42 mila voti siciliani.  Con lo splendido risultato del Pd che si annuncia, e con il successo di molti movimenti anti euro in giro per l’Europa, Matteo Renzi riuscirà finalmente a far ragionare i tedeschi e a togliere gli investimenti di cui abbiamo urgente bisogno dal calcolo del patto di stabilità. O così spero, per il bene di tutti.”

Il post, pubblicato a urne chiuse, intorno alla mezzanotte, sulla pagina facebook del governatore Francesco Pigliaru, quando la marcia vittoriosa PD, svela già i toni trionfali per il Premier Renzi, segnala stati e situazioni che vanno oltre il bon ton istituzionale e la condivisione dell’area politica di appartenenza.

Il plebiscito pro Renzi evoca la Dc fanfaniana in un contesto elettorale segnato dal crescente astensionismo. Che tocca la percentuale più alta proprio in Sardegna dove sei elettori su dieci hanno snobbato la scheda rosa U.E., preferendo quella amministrativa per il rinnovo dei cinquantuno consigli comunali dell’isola.

 Che seguono in gran parte l’onda lunga dello tsunami renziano. Con alcuni casi in contro tendenza (Villasimius, Tortolì) che insieme al gran pasticcio di Alghero (tre candidati iscritti sino a pochi mesi fa al PD, in corsa per la poltrona da sindaco: l’unico che accede al ballottaggio dell’otto giugno, è Mario Bruno, ex capo gruppo PD nell’ultimo consiglio regionale, espulso dalla direzione algherese, dopo le inspiegabili candidature senza primarie), fanno da ingombrante contraltare all’immagine coesa del partito nell’isola.

 Ben consapevole delle dinamiche interne al partito, il Governatore Pigliaru, sembra ricordare proprio nel suo augurio al Premier, quel (non celato) sodalizio di mutuo soccorso , avviato proprio nella comune domenica di conversione, lo scorso 16 febbraio, per il coincidente doppio cambio di governo: alla giunta della regione Sardegna, come all’esecutivo a Palazzo Chigi.

Allo stesso modo, applicando una opportuna par condicio domestica, dopo poche ore, compaiono nel suo stesso profilo social, gli auguri ai colleghi di partito, neo eletti, nell’election day piddino:

Complimenti a Renato Soru, che ha fatto il pieno dei voti e che farà benissimo in Europa” – l’elogio al suo ex presidente, approdato a Strasburgo – “Auguri a Nicola Sanna per la splendidavittoria. Ora possiamo lavorare insieme per il bene di Sassari.” – l’augurio al neo sindaco sassarese, succeduto a Gianfranco Ganau, attuale presidente del consiglio regionale.

 Ciò che colpisce nell’analisi del voto, nelday after isolano (non solo nella vulgata di vincitori e speaker galoppini) è il tono trionfalistico dello straordinario exploit. Espresso nella terna sarda dei neo eurodeputati (Renato Soru PD il più votato nella circoscrizione isole, con i suoi 182 mila voti, quinto in Italia, Giulia Moi M5S e Salvatore Cicu F.I.) approdati a Strasburgo. I media regionali (Tg RAI3 compreso) amplificano la portata dell’evento, ricordando gli ultimi eurodeputati sardi (eletti peraltro con meccanismi di calcolo diversi), risalenti a 25 anni fa

e da ultimo, nel 1994 con Mariotto Segni.

 Lo stesso governatore Pigliaru evidenzia “una giornata storica per l’isola” La rilevanza di una anomala, inaspettata tripletta risalta il problema “a valle” della questione: la parziale, quando non nulla, rappresentatività della Sardegna al consesso UE.

Argomento quasi miracolosamente evaporato dopo il risultato di domenicaSe gli stessi toni enfatici del dopo voto, deprimenti alla vigilia, tanto da avallare o risuonare gli inviti di alcuni movimenti politici a disertare il voto europeo ( i “Riformatori” su tutti – ilnome del partito è tutto un programma, in questo caso – ), fossero meno pilateschi sul caso contingente, il dato politico potrebbe essere più utile per gli stessi Sardi.

 Basta solo ricordare che Renato Soru, dichiarandosi portatore delle istanze delle isole delmediterraneo ha riscosso oltre quarantamila preferenze nel suo intenso e prolungato tour elettorale siciliano: per questo strumentalmente attaccato dall’ex governatore sardo Cappellacci. Lo stesso Cicu,(si accorge dello scarso peso politico del parlamento romano solo dopo averlo frequentato per vent’anni ed aver ricoperto incarichi determinanti nei governi dicentrodestra),palermitano di nascita si è piazzato dinanzi al suo collega di partito Miccichè.

Nell’altra isola dello stesso collegio, la Sicilia, che segue a ruota la Sardegna nella percentuale più alta di astensionismo al voto europeo. In Sicilia ha votato il 42% degli aventi diritto, vicino al 40%, l’affluenza degli elettori sardi. Comunicazioni e toni diversi anche all’interno della stessa compagine.

Basso profilo, commenti pacati al suo debutto da cittadina europea, solo a risultati ufficializzati dal Viminale per Giulia Moi. La ricercatrice cagliaritana pentastellata, forte dei 63 mila voti, (senza mai essere stata neppure consigliere comunale) ha fatto della lotta alla corruzione la cifra del suo mandato. Il suo collega, Maurilio Murru, candidato a Palazzo Ducale, per la poltrona di sindaco a Sassari, durante lo scrutinio amministrativo, già amplificava il dato regionale al 30,51% (10 punti oltre quello nazionale), nonostante (la pugnalata al cuore del Grillo…? ) la diserzione del M5S alle consultazioni regionali dello scorso febbraio.

 Da corollario alle dinamiche sarde, nell’analisi del voto, emergono alcuni dati non proprio irrilevanti: la sfiorata estinzione di IdV che con l’1,25% (la ricandidatura del leader locale Uggias non merita ulteriori approfondimenti) è preceduta in graduatoria oltre che dalle meteore vaganti ex PDL, addirittura dalla Lega Nord attestasi all’1,39%.

 Una nota di rilievo nella campagna mediatica nazionale che ha visto più volte evocare (strumentalizzare, in spregio alla Storia oltre che alla persona) l’illustre assente Berlinguer: l’unica formazione italiana che sin dall’inizio ha indicato (anche nel simbolo) il suo candidato alla presidenza della Commissione Europea, anche in Sardegna ha onorato la competizione. Affidando a donne e uomini della Cultura un mandato di scopo: i 13 mila voti di Elena Ledda perL’Altra Europa con Tsipras, parafrasando Travaglio (e la folta schiera dei suoi imitatori), sono realmente voti d’opinione.

 Lo sfondo, come anche il primo piano, nella Festha Manna del 25 maggio per i dem isolani sono ancora per Nicola Sanna, sindaco a Sassari con un consenso bulgaro (65,3%) senza rivali. Con un monocolore forte di 12 liste. Anche in questo caso la “Valanga Sanna” (l’apertura a nove colonne del quotidiano sassarese) si è formata con il lavorio caparbio e coriaceo dell’agronomo nato in Germania. Affrancatosi da una faida interna alle attuali famiglie politiche turritane. Figlie delle potenti, ataviche correnti, collegate ai ristretti papaveri locali, ex Ds-Margherita-Dc. Attaccati indissolubilmente ai cordoni ombelicali romani del secolo scorso (da Andreotti a Pisanu, sino a Berlinguer, Dalema e Bersani). Il giovane turco cinquantenne, già assessore al bilancio con Ganau, piace molto ai giovani. Grazie anche ai tavoli lab: piccoli gruppi al lavoro su progetti e idee di quartiere da sviluppare insieme.

 L’ultima news di giornata circa il percepito passo bizzarro del PD locale, rimbalza da sassarinotizie.com:

 Il Pd sosterrà Mario Bruno (già espulso ad Alghero dove Enrico Daga, era il candidatoufficialePDdesignato al primo turno – da chi?– ndr) all ballottaggio del prossimo 8 giugno per il rinnovo del consiglio comunale. Così ha detto il segretario regionale del Partito democratico Silvio Lai, durante la conferenza stampa con il neo parlamentare europeo Renato Soru. «Non intendiamo lasciare Alghero al centrodestra – ha spiegato – perciò chi ha avuto la responsabilità di creare questa assurda vicenda deve fare un passo indietro e noi due avanti. Il Pd locale ha autonomia fino a una certa fase, ma a questo punto dev’essere la direzione regionale a prendere in mano la situazione».

 Fortuna vuole che il giglio magico sia concentrato con tutte le forze schierate in massa a Bruxelles per salvare l’Europa dalle orde barbariche dei neo nazisti, euro scettici e populisti.

Ovvio che il carro armato dei vincitori è potente, perciò pesante: ogni ruota, ruotino o cingolato è bene accetto alla causa.

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