MENU

Geopolitica del conflitto tra energie fossili e rinnovabili

aprile 30, 2014 • Economia, z in evidenza

Sannio

di Mario Agostinelli, 

Globalizzazione: L’industria nucleare avanza e l’unica altra tecnologia su vasta scala è quella dello shale gas. Due soluzioni insostenibil Geo­po­li­tica con­tro bio­sfera: que­sto il nodo del con­flitto tra fos­sili e rin­no­va­bili, con l’economia e la poli­tica che pro­vano a rimuo­vere dal dibat­tito l’esaurimento delle risorse e il muta­mento cli­ma­tico in corso.

La sot­to­va­lu­ta­zione del debito verso la natura e un’ideologia che giu­sti­fica la disu­gua­glianza sociale con la con­ta­bi­lità del debito mone­ta­rio cor­rente, rei­te­rano un modello ener­ge­tico cen­tra­liz­zato, fon­dato sulla com­bu­stione delle riserve fos­sili, sulla requi­si­zione in bacini arti­fi­ciali di enormi masse d’acqua, sulla fis­sione di mate­riale radioat­tivo in impianti a dif­fi­cile con­trollo. Al con­tra­rio, il favore dei cit­ta­dini e dei popoli, la dispo­ni­bi­lità di tec­no­lo­gie che usano effi­cien­te­mente fonti natu­rali, il dif­fon­dersi di una cul­tura scien­ti­fica che supera il mec­ca­ni­ci­smo e il ridu­zio­ni­smo, non­ché l’insediamento di una con­sa­pe­vole orga­niz­za­zione di demo­cra­zia ter­ri­to­riale, ren­dono pos­si­bile una rivo­lu­zione ener­ge­tica, che con­si­ste, in par­ti­co­lare, nell’accesso decen­trato e coo­pe­ra­tivo alle fonti rin­no­va­bili locali. Attorno a que­ste due oppo­ste solu­zioni si eser­cita il con­flitto tra il governo del mer­cato dell’energia – inteso come pro­dotto di pro­prietà di una com­bi­na­zione tra Stati, imprese mul­ti­na­zio­nali, strut­ture mili­tari – e il diritto all’energia come bene comune.

Se pre­va­lesse il modello decen­trato e coo­pe­ra­tivo, l’organizzazione della mobi­lità andrebbe ricon­si­de­rata, il ricorso a un sistema agri­colo e di ali­men­ta­zione sle­gato dai cicli natu­rali per­de­rebbe ogni con­ve­nienza, lo stesso ciclo di vita di merci non riu­sa­bili o rici­cla­bili andrebbe ripro­get­tato. Per­ciò, a fronte di una svolta di enormi pro­por­zioni, le potenze poli­ti­che ed eco­no­mi­che che si divi­dono il mondo stanno for­zando nella dire­zione di una ridu­zione dei costi del gas (shale gas) e della ripresa del nucleare. Eppure, que­ste ultime sono entrambe solu­zioni inso­ste­ni­bili dal punto di vista della salute, dell’ambiente, del con­trollo demo­cra­tico.

Per cogliere la svolta che si vor­rebbe imporre con l’estrazione e la ven­dita del gas di sci­sto, basta riflet­tere sul peso che nella vicenda ucraina assu­mono le grandi risorse estrai­bili in quella regione con la tec­nica del frac­king, con la con­se­guente con­cor­renza alle con­dotte che por­tano all’Europa gas con­ven­zio­nale dalla Rus­sia interna ed estrema. Per quanto riguarda la pro­get­ta­zione nel mondo di una nuova, rile­vante potenza dalla fonte nucleare – sfug­gita a molti osser­va­tori – baste­rebbe tener d’occhio il rap­porto inverso tra disarmo ato­mico e pro­li­fe­ra­zione del nucleare civile. Una ten­ta­zione, quest’ultima, che torna a ispi­rare le poli­ti­che indu­striali delle potenze mon­diali. Con 70 reat­tori in costru­zione in tutto il mondo e altri 160 o più pro­gram­mati a venire durante i pros­simi 10 anni, l’industria nucleare glo­bale sta avan­zando con forza. In effetti, la mag­gior parte dell’aumento della capa­cità pre­vi­sta (oltre l’80 per cento), sarà con­cen­trata nei paesi che già uti­liz­zano il nucleare e pos­seg­gono arse­nali ato­mici. E la geo­po­li­tica degli eser­citi è uno dei motori di que­sta ripresa.

La Cina si sta imbar­cando su un enorme aumento della capa­cità nucleare a 58 GWe entro il 2020, men­tre obiet­tivo dell’India è di aggiun­gere ai quelli già in fun­zione da 20 a 30 nuovi reat­tori entro il 2030. A livello com­mer­ciale, infine, tre grandi alleanze tra occi­den­tali e giap­po­nesi si stanno raf­for­zando: Areva, impresa fran­cese, con Mitsu­bi­shi Heavy Indu­stries, giap­po­nese; Gene­ral Elec­tric degli Usa con Hita­chi, giap­po­nese; Westin­ghouse degli Usa ma con­trol­lata per il 77 per cento da parte di Toshiba, giap­po­nese. Molti dei reat­tori della Cina uti­liz­zano tec­no­lo­gia pro­ve­niente dal Canada, da Rus­sia, Fran­cia e Stati Uniti, men­tre la Cina assi­ste paesi come il Paki­stan nello svi­luppo dei loro pro­grammi nucleari. La Rus­sia è attiva nella costru­zione e nel finan­zia­mento di nuove cen­trali nucleari in diversi paesi. La Corea del Sud sta costruendo un pro­getto nucleare da 20 miliardi di dol­lari negli Emi­rati Arabi Uniti.

Men­tre il sen­ti­mento popo­lare si con­cen­tra sulle ener­gie rin­no­va­bili, nucleare e shale gas sono le uni­che tec­no­lo­gie pron­ta­mente dispo­ni­bili su larga scala, com­pa­ti­bili con l’attuale sistema cen­tra­liz­zato impo­sto dalle cor­po­ra­tion, fina­liz­zati a creare dipen­denze tec­no­lo­gi­che ed eco­no­mi­che in una gerar­chia sem­pre più statica.

 Fonte: sbilanciamoci.it

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »