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In Sicilia, la “settimana della cultura tunisina”

aprile 29, 2014 • Agorà, z in evidenza

 

 integrazione

di Dario Cataldo

Che la Sicilia fosse un luogo d’incontro e non di scontro, lo dice la storia, la gente solare che la popola e l’inestimabile patrimonio artistico e architettonico che circonda il suo territorio. Vero crogiolo di etnie, nella sua plurimillenaria storia ha sempre dato, spesso senza mai ricevere, anzi, depredata della sua bellezza e della sua dignità, è stata spesso additata come l’origine di tutti i mali, a cominciare da quella criminalità organizzata che ammorba l’Italia intera.

A ulteriore testimonianza della genuinità che la contraddistingue, lo scorso Week-end, nella suggestiva cornice della Real Fonderia a Palermo, è stata inaugurata la tre giorni conclusiva della “Settimana della cultura Tunisina”, mediante la quale attraverso la musica, sapori e odori, la popolazione darà testimonianza di inclusione sociale e non di esclusione, alla faccia dei secessionisti e dei razzisti di sorta. Per l’occasione è intervenuto il primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, che insieme al console di Tunisia a Palermo, Farhat Ben Soussi e alcuni esponenti del Ministero della Cultura della Tunisia, hanno sottolineato l’intento comune di valorizzare le due etnie piuttosto che dividerle.

Tra danze della tradizione tunisina, cuscini colorati e narghilè profumati, si è consumata l’inaugurazione della tre giorni, culminata con una proiezione di filmati, da esposizioni delle famose ceramiche tunisine e da degustazioni locali. Seguendo un percorso che ha unito differenti centri della Sicilia, la settimana culturale ha fatto tappa a Vittoria il 23 Aprile per poi conoscere il suo centro apicale a Palermo. Santa croce Camerina, Mazara del Vallo, Vittoria, Scicli e per l’appunto Palermo, sono tra le città partner che hanno aderito all’iniziativa. La civiltà tunisina è prossima a quella siciliana, con la quale condividono storie, gioie e dolori. Organizzato per la prima volta nell’Antica Trinacria, l’evento ha come fine ultimo la promozione culturale e turistica delle identità le quali trovano in Sicilia, un avvicendamento tangibile.

Da menzionare è la mostra dedicata all’architettura tunisina e agli strumenti musicali dell’epoca Cartaginese e Romana, la stessa che ha coinvolto la regione siciliana, in quello che era l’apogeo dell’Impero Romano, in cui a torto o ragione la splendente Trinacria era considerata il granaio di Roma. Il console tunisino Farhat Ben Soussi ha affermato che: “ La manifestazione è stata organizzata con lo scopo di promuovere il turismo culturale tunisino.

La Tunisia è conosciuta dalla gran parte dei siciliani per il turismo balneare ma la nostra terra è ricca con un patrimonio artistico e culturale di pregio che vale la pena di conoscere e che conta sessanta siti archeologici. Alcuni di questi siti sono stati inseriti nel Patrimonio dell’Unesco. Ad esempio Cartagine! L’industria del turismo rimane importantissima nel nostro Paese con una media di sette milioni di visitatori all’anno. Per fronteggiare l’enorme disoccupazione – conclude il console – il Governo tunisino punta anche sui progetti di partenariato tra Italia e Tunisia nei settori dell’agricoltura, pesca, agroalimentare e servizi in modo da limitare i flussi illegali ed anche legali da una sponda all’altra”.

L’intento comune della promozione turistica è degno di uno spunto di riflessione perché, nonostante il forte impatto paesaggistico che accomuna le due civiltà, entrambe continuano a pagare lo scotto di antichi cliché, di soprusi e gratuite illazioni. A contribuire alla campagna denigratoria, un mancato supporto istituzionale che nel corso degli ultimi decenni ha ampliato il divario economico tra le regioni più ricche e quelle più povere. Purtroppo, chi ha sbagliato continua impunito a riempirsi la bocca con celebrative frasi fatte, buone per le retoriche tribune elettorali.

La Tunisia e la Sicilia attraverso il rispetto e la valorizzazione delle tradizioni, delle identità culturali e della solidale umanità, prevaricano il malcostume e lanciano un messaggio più che mai attuale: soltanto attraverso la collaborazione è possibile la ripresa. Soltanto nel momento in cui non esisterà più il “mio bene proprio” bensì il “nostro bene comune”, sarò possibile la crescita. AI posteri l’ardua sentenza.

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