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29 gennaio 2014. Fu Ostruzionismo?

febbraio 13, 2014 • Cultura e Società, z in evidenza

tagliola

La giornata parlamentare di mercoledì 29 gennaio, the last call per la conversione in legge del decreto legge Imu-Bankitalia, non sarà facile da dimenticare sia per l’ostruzionismo agguerrito di una parte dell’opposizione, cui protagonisti indiscussi sono stati i deputati del M5S, sia per la decisione senza precedenti della presidenza della Camera di utilizzare la“ghigliottina”in via del tutto eccezionale per bypassare le iscrizioni di massa alle dichiarazioni di voto e scavalcare l’opposizione, garantendo in questo modo l’approvazione del decreto in esame e gli interessi di milioni di famiglie che proprio grazie a quel decreto saranno esentate dal pagamento dell’ancora in voga Imu!
I motivi dell’opposizione li conosciamo bene (il M5s era contrario a quella parte del decreto relativo alle nuove norme sui possibili detentori di partecipazioni in Banca d’Italia) e conosciamo bene anche il seguito della vicenda (lo schiaffo del questore, i tentativi di occupazioni, le offese sessiste, le risposte, alcune altrettanto sessiste, alle offese, le istigazioni, volute, all’odio istituzionale, gli show tra prime stelle e le reazioni meschine, gli stupori ingenui e le paure esagerate ecc).
Ma probabilmente tra le tante critiche che hanno fatto seguito a questo episodio, alcune giuste e condivisibili, altre esagerate, altre ancora meramente ipocrite, a volte come se dell’ostruzionismo e dell’opposizione parlamentare, di qualità o scadente, ce ne fossimo scordati, si è dimenticato di aggiungere che il discorso è particolarmente articolato e che il fenomeno dell’ostruzionismo e dell’opposizione parlamentare richiederebbe ad un lungo approfondimento sul sistema bicamerale così come costituzionalmente concepito guardando anche all’esperienza inglese e allo Shadow Cabinet; richiederebbe una descrizione analitica dell’evoluzione dei rapporti di forza Governo-maggioranza nel tempo, studiando con un occhio particolare le modifiche al sistema elettorale negli anni, l’evoluzione dei regolamenti parlamentari che in assenza di altra disciplina sono gli unici a formalizzare tutti i rapporti parlamentari e come questi siano stati modificati negli anni proprio per arginare fenomeni di duro ostruzionismo; e tanto altro ancora da approfondire e studiare. Premessa doverosa anche per noi che non possiamo di certo immaginare di poter descrivere il fenomeno compiutamente in 7145 caratteri anche se liberi.

Ma avanzare delle osservazioni, seppur semplici, è sempre importante se non altro per ricordarci che comunque non ci stiamo muovendo su un campo democratico d’azione (mi dispiace ammazzare le ingenue illusioni dell. on Speranza & Co.!) e semmai in quello che alcuni definiscono cinicamente post-Democrazia, e che i costumi degli attori che vi si alternano sono mediamente di bassa qualità politica.

Infatti, guardando l’altro lato della medaglia ci si accorge che il ricorso da parte del Governo della decretazione d’urgenza e della posizione della questione della fiducia non fanno altro che alimentare il fenomeno ostruzionistico. È la stessa presidente della Camera Laura Boldrini a sollevare il problema quando si rivolge cortesemente al“caro Presidente” del Consiglio tramite lettera per esprimere tutta la propria “forte preoccupazione istituzionale derivante delle oggettive difficoltà – se non impossibilità- di organizzare i lavori della Camera a causa del ricorso sempre più frequente allo strumento del decreto legge da parte del Governo”.
L’uso abnorme che si è fatto di questi due strumenti per bypassare il procedimento legislativo ordinario ed accelerare la conclusione dell’iter di approvazione, e che se ne continua a fare (non ultimo appunto Imu-Bankitalia), è sintomo della crisi del procedimento legislativo ordinario e pone i relativi problemi di svuotamento della funzione legislativa parlamentare e di compressione delle prerogative del Parlamento.
In tale sistema di cose, l’ostruzionismo si giustifica come lo strumento radicale dei soggetti che si oppongono all’indirizzo di Governo, strumento di lotta che peraltro in tutta la storia del Parlamento repubblicano si è sempre manifestato, per i più svariati motivi e con le diverse modalità, ma spesso non dissimili o non migliori di quelli degli ultimi episodi, ad eccezione di esempi illustri.
L’attuale quadro di scadimento del dibattito politico e la drammatica emergenza democratica, tuttavia, non ci permette di poter operare serenamente un bilanciamento tra il diritto della maggioranza di Governo a governare e la garanzia della funzione oppositoria alle minoranze sì da garantire una fisiologica dialettica parlamentare, con sullo sfondo la salvaguardia della funzionalità del Parlamento, perché dobbiamo sempre considerare che nel caos italiano non è neanche più facile capire se a ridurre ad impotenza l’assemblea politica siano le pratiche del Governo come prima detto e delle maggioranze troppe spesso addomesticate o se la paralisi debba essere attribuita alle azioni dell’opposizione (e delle minoranze) parlamentare che cerca di impedire l’approvazione di questo o quell’altro testo di legge.
È naturale condannare le continue pratiche di disprezzo verso le Istituzioni, che provengono sempre comunque gravemente da ogni parte. Ed è ovvio che è da condannare l’ostruzionismo fine a stesso, fatto per propaganda e concorrenza politica. Ma allo stesso tempo, in questo caso, non si può gettare il bambino con tutta l’acqua sporca e demonizzare semplicemente.
L’ostruzionismo è necessario per ostacolare l’azione di un governo che cerca in tutti i modi di imporre leggi fuori da ogni legalità costituzionale e certamente è anche e soprattutto una questione di legittimità e di qualità dell’opposizione.
Non avremmo assistito ad esempi di borghesi pratiche di “filibustering” degne di democrazie plurali e liberali ma comunque dobbiamo riconoscere a queste pratiche la capacità di portare l’attenzione sulla gravità di tante decisioni governative. È, infatti, l’ordinamento costituzionale che è in mutazione da tempo e si sta sempre più allontanando dalle forme democratiche; e, come possibile constatare, principio pluralistico, principio maggioritario e garanzie per le minoranze non sono certo le coordinate nel nostro sistema paese attuale.
Per cui il problema della legittimità dell’ostruzionismo praticato negli ultimi episodi pentastellati non si può più porre nel momento in cui siamo quotidianamente costretti ad assistere allo smantellamento dei fondamentali principi giuridici e garanzie dell’ordinamento.
Non c’è bisogno di essere necessariamente grillini per dire che, in realtà, guardando oltre la cronaca/gossip finalmente si sta manifestando una vera opposizione, istituzionale o meno che sia, forte dopo tanto tempo e per dire che, le prime risposte onorevoli dei più, siano viziati da scarsa memoria storica e incapacità di comprensione dello stato attuale o forse più ipocrisia e sfacciata menzogna.
Nel caso di specie poi, i commenti che ci arrivano da larga parte di osservatori esperti ci avvertono sul fatto che per porre rimedio ad esigenze di breve periodo questo decreto Imu-Bankitalia rischia di gravare sull’eredità già pesante dei futuri contribuenti (Tito Boero su Lavoce.info). Dobbiamo aspettare dunque che gli effetti del decreto nel lungo periodo facciano il loro percorso per poter parlare di ostruzionismo della prima forza di opposizione?

Una considerazione più banale, invece,che si può trarre dalla giornata del 29 è che nel condannare, giustamente, l’insulto sessista dell’on. Massimo De Rosa che ad un gruppo di donne del Pd che gli urlavano “fascista”rispondeva “siete arrivate qui perché sapete fare bene i pompini”, non può andare esente da critiche la replica della giovane deputata democratica Giuditta Pina. Se non altro perché “ho preso 7.100 voti di preferenze in 3 giorni. Mi fa ancora male la mascella”è un’ironia becera tanto volgare quanto l’insulto se si omette di pensare che la mascella dovrebbe far male per le ore di comizio che un onorevole deputato avrebbe dovuto tenere per convincere i suoi concittadini a farsi scegliere.

È in questo modo che gli uni e gli altri sono attori di un medesimo contesto culturale italiano di decadenza infinita che è causa del pantano in cui ci troviamo bloccati e dal quale, in basi agli ultimi sviluppi di cronaca politica, sembra impossibile uscire.

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