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Bipartitismo e melassa centrista, manicomio all’italiana

febbraio 6, 2014 • Politica, z in evidenza

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di Giancarlo Balbina – inviato a Monaco

Che il livello della politica italiana sia basso lo si sa, più o meno, da circa vent’anni. Quando Mr. B scese in campo con Forza Italia nel 1994, facendosi paladino della lotta contro i “comunisti” e della famosa e vecchia “rivoluzione liberale”. Da una parte super Silvio; dall’altra Achille “la Bolognina” Occhetto, con al seguito “la gloriosa macchina da guerra”. Vinse il centrodestra e da quel preciso istante iniziò, probabilmente, il declino della sinistra italiana. Ci fu Prodi che vinse e cadde; poi venne D’Alema e l’invenzione della Bicamerale, di nuovo Prodi che vinse ma cadde di nuovo. Seguì Veltroni e la sua mano tesa all’avversario, infine, Bersani. Tutti sconfitti dall’Highlander Silvio (ne resterà solo uno come il Clan McLoud); così accade anche nel centrodestra. “O con me o contro di me”: Fini purgato e con lui quel poco di destra sociale che il Pdl si portava presso.

Dopo tutti questi anni il progetto del Clan Berlusconi non pare esaurirsi. L’obiettivo è quello di neutralizzare ulteriormente quel poco di rabbia sociale presente in Italia, per costituire insieme al Pd, una grande melassa di centro, di ascendenza democristiana, che possa governare il Bel Paese, sotto l’Orchestra Sinfonica di Bruxelles e con la direttrice d’orchestra Angela Merkel, famosa in tutto il mondo per la sua Cavalcata dell’Austerity. Tutti, al suo seguito, a rimarcare come necessarie quelle politiche dolorose di tagli e pareggi, di precarietà e bassi salari, di impoverimento culturale, di aiuti alle banche e alle lobbies finanziarie.  La Merkel e la Große Koalition sopra ogni cosa; un modello esportabile ovunque, soprattutto in Italia.

Destra e sinistra insieme per il bene del paese. Bisognerebbe porsi, invece, una domanda molto semplice: ma se Sigmar Gabriel, leader della SPD, fosse stato condannato in via definitiva da un qualsiasi tribunale tedesco, la Merkel avrebbe comunque discusso con lui della riforma elettorale e, addirittura, istituzionale del paese? Crediamo di no, e la dimostrazione plastica è il caso dell’ex Presidente della Repubblica Tedesca Christian Wulff, dimessosi, in breve tempo, per corruzione dalla importante carica che ricopriva. Sarebbe stato possibile per Wulff ciò che è successo in Italia per il caimano? No, perché la Germania è un paese ricco di dignità e che ha amore e cura di sé stesso. In Italia, invece, c’è sempre qualcuno disposto ad offrire a un condannato una poltrona istituzionale sulla quale appoggiare dolcemente il fondoschiena.

Anche questo è spread, non solo quello valutario. Errore grossolano quello di chi ha rottamato mezza classe dirigente della sinistra, e che poi non riesce a rottamare un pregiudicato, il quale rivernicia il suo giocattolo con le stesse parole chiave del ’94, di vent’anni prima, quando l’Italia era un altro paese, e anche l’Europa era un’altra Europa.“L’italia è un grande manicomio”, scrive lo psichiatra Vittorino Andreoli, analizzando i comportanti della gente che la abita. E guardando i Tg e leggendo i giornali da un osservatorio straniero, questa tesi pare tristemente attuale.

Un paese dove la corruzione vale 60 miliardi di euro l’anno e spadroneggiano le tre più grandi organizzazioni criminali d’Europa, che occupano una larga parte del territorio e si infiltrano, subdolamente, nell’economia sana; un paese dove la disoccupazione sale al 12,7% e quella giovanile al 41,6%, le piccole imprese chiudono e quelle più forti e in attivo, delocalizzano per fare profitti più lauti altrove, lasciando migliaia di famiglie in mezzo al guado. Un paese dove i tetti delle scuole crollano durante le ore di lezione, mentre l’ Università è stata devastata dalla riforma Gelmini, che non solo non ne ha corretto i difetti, ma ne ha disintegrato le risorse scarse, i giovani scappano via e un territorio fragile frana, ogni giorno di più, sotto i colpi del cambiamento climatico. Un paese dove non ci si indigna contro l’omofobia e si fa passare un regalo alle banche con soldi pubblici, in un decreto che prevede l’abolizione della tassa sulle case.

Ma che posto è, l’Italia, se in questo marasma fetido, si trova modo di indignarsi solo per qualche parola fuori luogo dell’unica opposizione politica esistente nel paese? In questi giorni assistiamo ad un attacco concentrico contro il movimento, che arriva da destra e da sinistra, e che rappresenta la materializazione di un “pensiero unico” politico-istituzionale, che tenta di insediarsi nel paese come quello economico si è insediato nella società. Le differenze di politica economica fra Pd e Fi, sono marginali; il piano del lavoro di Renzi ha poco di sinistra, non si parla di lotta alle politiche di austerity né di disuguaglianza sociale, che da altre analisi sono considerati, invece, i macigni che stanno affondando le speranze di crescita del paese.

Non una parola contro “la mezzogiornificazione” dell’Europa mediterranea”, non una parola contro la politica esportatrice  tedesca che sta sbilanciando, ormai da anni con esiti disastrosi, il commercio europeo; non una parola contro l’abbandono scolastico, ormai, diventato una piaga sociale, specie nel sud; e non una parola a favore degli operai e dei lavoratori dell’Electrolux. E’ rimasto solo il “grillismo”, con tutti i suoi difetti e inadeguatezze, ad animare il conflitto sociale in un paese privo di forze, frastornato e quasi anestetizzato dalle classi dirigenti che si sono succedute in questi ultimi anni. In questa fase il movimento garantisce una opposizione di qualche valenza, colmando il vuoto lasciato dalla sinistra e dall’idea di alternativa, che latitano in un asfittico cantuccio senza luce. È un gioco politico tipicamente italiano quello di far passare per antidemocratico ciò che disturba il potere, con lo scopo di isolarlo e, successivamente, neutralizzarlo elettoralmente.

Allora è chiaro a tutti come in Italia si stia percorrendo la strada del bipartitismo PD-FI, per garantire, salvo qualche poco apprezzabile variazione, la medesima offerta politica conservatrice. L’unico ostacolo sulla via della melassa centrista pare essere il movimento, che con le sue percentuali di gradimento elettorale, potrebbe sfasciare i piani della “stabilità” all’italiana”. Sarebbe opportuno, però, che i due leader lasciassero maturare più liberamente ciò che si muove nella galassia movimentista e in quella fucina di esperienza politica che è la battaglia parlamentare.

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