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Caso Marò e italiani in carcere all’estero, sono 3.000

febbraio 5, 2014 • Comunicati Stampa, z in evidenza

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 “La dignità nazionale non è un valore negoziabile. L’idea stessa di Nazione passa per la capacità di questa, nella sua forma Stato, di difendere i suoi soldati. Perché sono loro che danno allo Stato anche la vita. La vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due soldati italiani detenuti da due anni in India, senza che quest’ultima abbia formulato capi di accusa, ed in barba a tutte le regole che presiedono i rapporti tra Stati in nome di esigenze di politica interna che nulla hanno a che fare con la vicenda specifica”.

Lo afferma il consigliere regionale di Forza Italia alla Regione Lazio, Giuseppe Simeone. “Oggi l’intervento anche delle autorità europee è una ulteriore dimostrazione che il nostro Paese ha il dovere di agire con determinazione per arrivare a riportarli in Italia. Ne va della dignità del Paese e della nostra credibilità nel mondo. Se non siamo capaci di tutelare chi lavora per l’Italia – afferma ancora Simeone – non siamo credibili come Italia.

Ribadisco che il nostro Paese non può essere accusato , da parte degli indiani, di alcunché e ne è testimonianza la generosità con cui abbiamo accolto migliaia di cittadini di quel Paese che lavorano stabilmente da noi da anni”. “Quei soldati erano a difendere dalla pirateria i traffici commerciali di cui in questo momento si avvantaggia anche l’India che è uno dei Paesi emergenti del nuovo sviluppo economico.

La vicenda dei due marò italiani – conclude Simeone – ha come contrappeso il rischio che sia i rapporti commerciali, sia ogni altro tipo di rapporto, tra noi, e per noi intendo l’intera comunità europea, e l’India possano essere compromessi. Richiamiamo tutti alla ragionevolezza e il Governo italiano a non indietreggiare nell’unica richiesta possibile: il rientro immediato di Latorre e Girone in Italia”.

Cittadini italiano sono detenuti in 85 paesi, molti ancora sotto i riflettori delle Ong per le violazioni dei diritti dei detenuti e le condizioni carcerarie disastrose. Ecco dove non farsi arrestare.

Non solo i marò. Tra processi farsa, abusi di potere e maltrattamenti sono oltre tremila gli italiani detenuti all’estero, 2.300 dei quali in attesa di giudizio. Quell’attesa che da ormai due anni accompagna i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori del Kerala, in India, nel febbraio del 2012. A breve – la settimana prossima – i due marò potrebbero finalmente conoscere i capi d’accusa formulati a loro carico: omicidio o violazione della legge antiterrorismo.

Nel secondo caso rischierebbero la pena di morte. Spetterà alla Corte Suprema di New Delhi chiarire questo aspetto e rispondere anche alle pressioni messe in atto dal governo italiano nelle ultime settimane, con l’obiettivo di liberare Latorre e Girone e riportarli in Italia.

L’India è uno degli 85 Paesi del mondo che ospitano nostri connazionali nelle proprie carceri. Secondo l’ultima relazione del Ministero degli Affari Esteri, relativa al 2012, sono 17 gli italiani nelle prigioni indiane. Amnesty International considera l’India un Paese ancora indietro sul piano della tutela dei detenuti: “Persistono torture e altri tipi di maltrattamenti, esecuzioni extragiudiziali, morti in custodia delle forze dell’ordine e detenzioni arbitrarie”. Una situazione comune ad oltre la metà degli Stati in cui si trovano imprigionati gli italiani. Comprese, ovviamente, le carceri nazionali, per le quali a maggio 2014 l’Italia sarà sanzionata dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo.

Le situazioni peggiori per i detenuti italiani all’estero si riscontrano in Sud America, Medio Oriente e Africa. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico sono reclusi 494 italiani, la maggior parte dei quali in Brasile, Venezuela e Perù. Il traffico di droga è la principale causa degli arresti e dei relativi processi: un terzo finisce in galera in Sud America, poco più della metà in Europa. Ma anche il tasso di reclusi per omicidio è alto: 28,6% nel nuovo continente, il 59,2% in Europa.

www.wired.it

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