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Italiani di Crimea, un genocidio dimenticato

febbraio 4, 2014 • Io Leggo, z in evidenza

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di Giovanna Cambiano

Il libro. Giulia Giacchetti Boico da anni si occupa di ricostruire la storia della sua gente. Insieme a Giulio Vignoli, docente dell’Università di Genova, ha scritto il libro L’olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli italiani di Crimea (Edizioni Settimo Sigillo, 2009).

A Kerch, in Ucraina esisteva una prospera comunità di italiani che fu deportata nei gulag durante la Seconda guerra mondiale. Ora i discendenti chiedono di poter visitare liberamente il nostro Paese, si ricorda un olocausto quasi dimenticato. In questa città affacciata sul Mar Nero, in Crimea, esiste una comunità di italiani. La loro è una vicenda travagliata. Nel 1942 subirono una drammatica deportazione, i loro documenti furono distrutti, cancellate le loro origini. Tanto che il nostro paese non li riconosce e non possono ritornare in Italia. A loro è dedicato un articolo a firma Danilo Elia pubblicato da Popoli.

Gli italiani sono in Crimea dal tempo delle Repubbliche marinare, ma è in epoca moderna che arrivarono gli avi dei nostri connazionali che oggi vivono a Kerch. Venivano soprattutto dalla Puglia, per cercare fortuna nel lontano Est: da Bisceglie, Molfetta, Trani… Quando arrivarono c’era ancora lo zar e la comunità crebbe in fretta. Nel 1920 erano il 2% della popolazione. I problemi cominciarono con la Rivoluzione d’Ottobre. “Espropriati della terra e privati della possibilità di professare la propria fede” molti italiani ritornarono in patria. Quelli che rimasero furono russificati a forza: impossibilitati a parlare italiano e costretti a cambiare i cognomi.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale la situazione precipitò. Gli italiani di Crimea furono considerati automaticamente nemici e fascisti e deportati nei gulag in Siberia e Kazakistan. La comunità di Kerch fu cancellata. Dopo la fine del Grande Terrore con Krusciov i prigionieri vennero liberati ma moltissimi erano morti per le condizioni estreme dei lager. 

Una lotta contro l’oblio. Il 29 gennaio di ogni anno si ricorda il giorno in cui iniziarono le deportazioni. La comunità si ritrova sul pontile da cui salparono le navi cariche dei loro avi per gettare un garofano in mare. A Kerch di italiani ne sono rimasti pochi, non  più di 500. “Molti di noi non sono mai stati in Italia, eppure se glie lo chiedi ti risponderanno che quella è la loro patria,” dice nell’articolo Giulia Giacchetti Boico, presidente dell’associazione Cerkio (Comunità degli emigrati nella regione di Crimea italiani di origine). Ma l’Italia non sembra interessata a loro. “La deportazione degli italiani non è stata ancora riconosciuta ufficialmente dall’Ucraina e in Italia non se ne sa quasi niente,” continua Giulia. E anche visitare la Penisola, sepur solo per un breve soggiorno, non è facile per i figli e i nipoti dei sopravvissuti ai gulag. Con i documenti distrutti e i nomi cambiati, diventare cittadini italiani è diventato “un sogno”. Difficile ottenere un visto o un permesso di soggiorno. “Non è che tutti noi vogliamo venire a vivere in Italia, ci basterebbe poterci andare di tanto in tanto, liberamente” dice Anna, ucraina, bisnipote di emigrati di Bisceglie. Ma nonostante molte lettere scritte a vari ambasciatori e perfino al presidente Napolitano, gli italiani di Crimea non hanno ottenuto ancora nessuna risposta.

Il libro. Giulia Giacchetti Boico da anni si occupa di ricostruire la storia della sua gente. Insieme a Giulio Vignoli, docente dell’Università di Genova, ha scritto il libro L’olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli italiani di Crimea (Edizioni Settimo Sigillo, 2009). 

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