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Sardegna, i leader di partito sbarcano sull’isola, parte la volata per viale Trento.

febbraio 2, 2014 • Politica, z in evidenza

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 Berlusconi a Cagliari abbraccia Cappellacci. Il ministro Orlando con Pigliaru incontra gli operai. Renato Soru lancia il sasso al PD: non cantiamo vittoria.

 A due settimane dal voto amministrativo che cambierà in ogni caso gli assetti del neo consiglio regionale della Regione Autonoma Sarda (per la prima volta ridotto a sessanta consiglieri, rispetto agli ottanta di quello uscente avviando la XV^ legislatura), gli schieramenti, guidati dai principali partiti nazionali calano i propri “assi” nell’intento di aggiudicarsi la presidenza della giunta esecutiva di Viale Trento a Cagliari. Chiamata a governare e tentare di ripristinare un tessuto economico e sociale nei prossimi cinque anni le sorti di un territorio stremato da disoccupazione, povertà, martoriato negli ultimi anni da ripetute alluvioni che hanno mietuto morte, distruzione e ulteriore prostrazione.

Nel primo sabato di febbraio sbarcano, o meglio atterrano, a Cagliari i referenti nazionali dei primi due partiti nazionali. Soci di maggioranza nel governo nazionale di larghe intese (momentaneamente ristrette per l’attuale scissione pdl) oltre coautori della nascente riforma di legge elettorale, avviatasi con le prime sedute alla Camera, clamorosamente note per lo squallido scempio istituzionale offerto al mondo intero.

 A proposito di scempio, è proprio il Cavaliere, manco a dirlo, a tenere banco nel suo debutto a sostegno del governatore uscente, Ugo Capellacci. La sua prima battuta intorno alle 13.00, appena giunto alla convention di Forza Italia, alla Fiera di Cagliari, (in prima fila il neo portavoce, già inseparabile Toti) per giustificare due ore abbondanti di ritardo, recita: “…dovete scusarmi per il ritardo, ma dal mio elicottero Roma sembrava la Sardegna…” Dopo il silenzio assordante per alleggerire le determinanti strategie di programma del Cappellacci bis (l’attuale governatore sembra comunque favorito nei sondaggi per una non improbabile riconferma alla presidenza RAS), Berlusconi, come riporta in tempo reale l’edizione on line de l’Unione Sarda, alla sua prima uscita pubblica dopo l’intesa renziana sull’Italicum, ha invitato i Sardi a chiamare Cappellacci Franco e non Ugo: “perché vi darà la zona franca”. Non sufficientemente soddisfatto per la piece appena sfornata, ha raccontato la barzelletta del tale “Giancarlo Merda” che va all’’anagrafe per cambiare nome. Alla fine viene accontentato e l’’impiegato gli chiede quale vorrebbe che fosse il suo nuovo nome. “Ugo Merda”, conclude Berlusconi dal palco suscitando le risate (di scuderia ?) del candidato e della platea.

 Decisamente più sobrio nei contenuti, il tour del ministro all’ambiente Andrea Orlando, prevede le tappe di Sardara e Porto Torres per sostenere il voto di Francesco Pigliaru. Nell’attraversare l’isola risalta l’incontro con gli operai di Eurallumina.

Saltato l’incontro originariamente previsto nel Sulcis, il ministro ha ricevuto una delegazione di lavoratori di Portovesme, guidata da Antonello Pirotto. Al ministro, Pirotto ha consegnato un documento sul drammatico passo della vertenza, ferma al mancato dissequestro del sito di stoccaggio degli scarti di lavorazione, nella fabbrica metallurgica. Senza il rilascio del sito, l’azienda non può riaprire i battenti.

L’esponente PD ha ribadito nuove promesse di interventi governativi per il grave dissesto idrogeologico incontrando gli amministratori comunali del capo di sotto. A Porto Torres è il tema delle bonifiche e l’avvio del progetto della cosiddetta chimica verde che anima l’incontro con gli elettori. Piuttosto scettici, per usare un eufemismo, sulle reali aspettative di un rilancio economico del territorio, nel breve, medio periodo.

 Se la prima scelta della nomenclatura politica calata da Roma, corre in una improbabile gara di conoscenze circa le priorità più urgenti dell’isola, sufficiente a rassicurare candidati e elettori, quest’ultimi risultano sempre meno sensibili ai richiami di queste adunate. Dove il leader nazionale, seppure blasonato, sottoposto a una tabella di marcia talvolta impossibile da onorare, con rispetto e approfondimento dedicato, continua a incrementare, nei territori calcati fugacemente, solo deficit di credibilità.

 La percezione d’isolamento politico dal continente, favorisce in ogni caso le espressioni autonomiste indipendentiste (dal movimento della Murgia – che insiste nel suo mantra autoctono dei territori – sino all’arcipelago vasto del separatismo) o sovraniste (dai Rosso Mori, sino al Partito dei Sardi, passando per movimenti e altro, costole dei marchi tradizionali) riconducibili alle due principali coalizioni contendenti.

 Anche le segreterie regionali dei “partiti di Roma” declinano nella cifra autonomista dello Statuto Regionale, la propulsione identitaria. In questa sintonia, l’iniziativa forte della giornata, su un tema cruciale, partecipata nella presenza di tanti elettori interessati, si svolge in mattinata a Sassari, presso l’auditorium della polizia municipale. L’assise verte sullo stato della sanità sarda, con un osservatorio privilegiato sulla provincia sassarese. La segreteria cittadina PD chiama a raccolta non solo iscritti e simpatizzanti di partito. Presenti in sala molti operatori sanitari e addetti ai lavori: in prima fila il sindaco Gianfranco Ganau, medico, già responsabile presso il servizio 118 e candidato consigliere nel prossimo parlamento regionale, presieduto, nelle attese degli stessi presenti, dal prof. Francesco Pigliaru.

 L’incontro, moderato dal presidente della provincia Alessandra Giudici, ha presentato una chiara fotografia sui parametri performanti del sistema sanitario regionale. Due interventi di livello superiore hanno caratterizzato l’incontro: competenza professionale e lucidità espositiva nella prima relazione di Mario Oppes; rivendicazione di un programma politico d’insieme (Progetto Sardegna) con una passionale sintesi esplicativa del piano regionale sanitario, redatto nella suo governo regionale da Renato Soru.

 Il cambiamento da “una situazione dell’assistenza sanitaria intollerabile che determina l’attuale caos” è la prima condizione richiesta da Mario Oppes. Il responsabile sanitario U.O. alla Medicina d’Urgenza presso l’ospedale “SS. Annunziata” ASL1, già docente di Bioetica ISSR di Sassari e coordinatore dei GIPS, ha messo a confronto, con dati statistici facilmente verificabili, il modello politico del programma sanitario ideato nella giunta Soru con l’assessore Dirindin. Rispetto alle politiche stop and go, perpetuate sullo stesso canovaccio, dall’attuale giunta di centro destra. I risultati, decisamente evidenti, hanno favorito uno squilibrio di risorse degenerativo nella scelta di “gestione privata” della sanità regionale. Favorendo con i tagli lineari alla spesa pubblica, la soppressione di un numero vitale di posti letto, là dove questi erano maggiormente richiesti. Ricordando i fenomeni corruttivi che in Italia concorrono per una cifra globale vicina ai 60 miliardi di euro, Oppes ha ripetuto: “il privato non compete alla pari con il pubblico che deve garantire tutte le prestazioni, anche quelle non remunerative…”. Sull’imminente tornata elettorale conclude: “…di fronte al momento elettorale, ciascuno farà la scelta da fare e, secondo la scelta fatta, avrà poco da lamentarsi…” .

 La replica del giovane senatore Silvio Lai, già segretario regionale PD, stigmatizza in una dura requisitoria di cifre e numeri a tutto tondo, il fallimento della sanità sarda, targata centro destra. Non passa inosservata la dichiarata corretta distribuzione delle risorse assegnate all’isola, secondo la visione da senatore della Repubblica, (“non siamo figli di un Dio minore” – è assente Pigliaru – peccato – impegnato a Cagliari, play maker nel contenzioso sulle entrate fiscali con lo Stato centrale) rispetto ad altre regioni del nord Italia, Liguria, Veneto, aventi in comune con la Sardegna (solo) il numero di abitanti. Non certo “la viabilità interna e le opportunità di spostamento interno”. Semprechè i frequenti spostamenti e soggiorni sulla capitale, non abbiano già abituato alla presenza di treni e autostrade (seppure intasate di auto o allagate), ancora miraggi o sogni nell’isola. Il segretario regionale ricorda i mancati miglioramenti nella prestazione ai pazienti portatori di gravi patologie e l’azzeramento dei programmi di prevenzione contro le neoplasie nelle donne. A fronte della relazione della corte dei conti, dalla quale derivano anche pratiche anomale di assunzione di organici, con il 70% di interinali presso l’ospedale Brotzu di Cagliari. L’annunciata anticipata vittoria del 16 febbraio che conclude l’intervento, è il miglior assist per la conclusione dell’ex governatore Renato Soru.

 “Io continuo a preoccuparmi: non vedo i Sardi abbastanza preoccupati. Non capisco come abbiamo perso nel 2009 (lo sguardo è rivolto all’assemblea ma l’ironia felpata tocca il picco più alto – ndr ) ma capisco cosa è successo dopo”. L’incipit dell’ex Obama di Sanluri prelude ad una tagliente analisi sul dissesto sardo. Che imputando le responsabilità più gravi alla giunta di Cappellacci, capace di collezionare un disavanzo di gestione sulla sanità da mezzo miliardo di euro l’anno, non lascia nessuno con la coscienza tranquilla. D’altronde, nel novero della galassia di politici e candidanti gravitanti l’area della Sinistra Italiana, probabilmente rimane l’unico o uno fra i rari esponenti a non riproporsi al vaglio delle urne dopo un doppio mandato politico. Proprio in ossequio a quel codice etico professato nel P.S. da lui ispirato, per la prima volta in Italia, prima di tutte la varie rivedute versioni: dal PD sino a M5S.

 Rivendica con orgoglio e dovizia di cifre, atti, richiami di determine e quant’altro tutto il costrutto progettuale sul sistema di riordino dei servizi sociali (PLUS), il piano delle strutture e delle tecnologie sanitarie da 250 milioni di euro. Sullo sfondo delle parole sferzanti, un velo di non celato rammarico svela, forse, qualche cenno autocritico circa qualche disinvolta scelta solitaria su iniziative passate. “Nessuno ha avuto il buon senso di seguire quelle pratiche che avrebbero fruttato anche 50 milioni di euro per l’ospedale di San Gavino. Dove sono finiti questi soldi?” La spesa farmaceutica che dal 13% della sua giunta risale al 19% in questa ultima di Cappellacci, trova ragione secondo Soru anche in quel buen ritiro di Suelli, ennesima dependance sarda per avviare le “grandi opere” dell’ultra ristretto e riservato club di Arcore. Quanto al risultato del 16 febbraio, per il patron di Tiscali, è bene pensare anche agli avversari: Cappellacci e Murgia. L’esito non è per nulla scontato.

 La macchina acchiappa indecisi (si attestano al 50%) è in moto. Già annunciato l’arrivo dei nostri. Per il prossimo fine settima dal continente, giunge un nuovo contingente dell’armata rossa pro Pigliaru: il 7 e 8 febbraio ci sarà Nichi Vendola che staccherà il traguardo a Olbia; il 9 febbraio a Cagliari è atteso Matteo Renzi. Che, considerata la conversione piddina della minoranza, in atto anche sull’isola, potrebbe tornare anche nel venerdì di passione alla chiusura della campagna elettorale.         

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