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Gli Stati Uniti in ritirata dal fronte atlantico e l’unione europea si barcamena

gennaio 2, 2014 • Politica, z in evidenza

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Ennio Remondino – remocontro.it

Oroscopo” ragionato dell’anno. Gli Stati Uniti in ritirata dal fronte atlantico e l’unione europea si barcamena.

 Proviamo a mettere i fatti principali dell’anno trascorso uno accanto all’altro e vedere se e come vanne a interferire tra loro? E quali sono i processi di cambiamento avviati nel 2013 che si compiranno quest’anno? Come avverranno questi cambiamenti, e quali benefici e/o minacce ci attendono?

 I maestri insegnano che tutti i passaggi nella storia sono in qualche modo collegati tra loro. Lo affermano anche molti detti popolari. Il problema è di quali elementi mettere assieme e collegare tra loro. E quale tra fatti, uno diventa causa dell’altro. Causa decisiva o concausa tra altre? Domande senza risposta scientifica. Non c’è regola per la “Geopolitica”, ed eccoci autorizzati all’azzardo.

I fatti ultimi. La trattativa sul nucleare iraniano è certamente figlia del mancato intervento Usa in Siria. O all’incontrario, chi voleva l’attacco all’Iran come obiettivo finale aveva bisogno prima dell’intervento occidentale in Siria. Se è vero l’assunto precedente, possiamo dire che gli Stati Uniti hanno alla fine deciso di mettere da parte il vecchio progetto neo-con del Grande Medio Oriente.

 Non valgono più, o sono radicalmente cambiate le posizioni delle forze in campo. Fronte avversario e fronte “amico” con virgolette sempre più grandi. La Russia e la Cina si sono ricordate di essere delle grandi potenze e vogliono ricordarlo al resto del mondo. In Medio oriente Israele e Arabia Saudita si sono trovate d’improvviso senza più la certezza di avere sempre e comunque accanto gli Usa.

Deve scendere da cavallo anche la Francia, appiedata nel tentativo di guadagnare spazio e bottino in Siria e dintorni attraverso le brevi primavere. Rinvio per le nuove sfere di influenza sul mondo arabo messo a soqquadro. Persa l’occasione in Siria, la Parigi di Hollande insegue l’interventismo di Sarkozy verso il Centro Africa dove pasticcia nell’armare gli islamisti e gli eserciti che li combattono.

 Ancora Medio Oriente. Gli Stati Uniti che sembravano decisi a proiettarsi sull’Oriente e il Pacifico, come da progetti annunciati, sono di fronte ad un dilemma. Fidarsi o non fidarsi delle capacità dei due alleati prescelti, Gran Bretagna e Francia, cui contavano di delegare la vigilanza sul progettato Grande Medio Oriente? Su Mediterraneo e mondo arabo, bocciatura in vista e Italia troppo debole.

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Israele intanto deve rivedere i suoi conti con gli Stati Uniti. Gli ebrei in Usa sono più numerosi di quelli in Israele, e contano. Ma quale sarà la diversa collocazione strategica che si profila tra le due identità? E’ chiaro che mentre il governo di Tel Aviv sbraita sull’atomica iraniana per mantenere viva l’attenzione, Nethaniaw continua nella sua strategia interna forzando sugli insediamenti.

 L’Arabia Saudita in questa rivoluzione di scenari, è il Paese più a rischio. E’ ormai acquisito anche dall’opinione pubblica Usa che si tratta di regime ancora più assolutista dell’odiato Iran. Per giunta continua a finanziare e armare qaedisti e altri estremisti wahabiti nel mondo per combattere i laicismi musulmani, purché lontani dai propri confini e dagli interessi del clan dei Saud.

Tra i Paesi coinvolti in Siria, la Turchia è certamente il più ambiguo. Buon vicino di Assad, Erdogan non ha esitato a scaricarlo rispetto a nuovi equilibri ipotizzabili con la sua caduta. E la Turchia s’è fatta retroterra di addestramento, fornitura di armi e supporto sanitario per i qaedisti finanziati da Arabia e Qatar. Conti sbagliati e amicizie nell’area da rivisitare ora per Ankara, tra molta diffidenza.

 Sui conti sbagliati attorno alla questione siriana si potrebbe scrivere un libro. C’è chi fa il parallelo con le alleanza variabili nella guerra afgana e i pasticci tra alleati. Gli Usa favorevoli ai mujaheddin di Massud, odiati invece dai pashtun pakistani che hanno armato i futuri talebani. In Siria, sia gli Usa che l’Inghilterra si sono trovati dalla parte degli integralisti islamici con la Cia a coccolarli.

Sempre per la Turchia, la crisi siriana ha aggravato il problema curdo. Intanto c’è la Russia come tutore riconosciuto della crisi, e storica sostenitrice delle ragioni della popolazione curda. In Siria , la filiazione locale del PKK ha la ledership nei combattimenti contro i terroristi shariani di Al Nusra e dell’Islamic State in Iraq and the Levant, col controllo del territorio curdo nel nord petrolifero.

 Dopo quanto avvenuto in Iraq, col Kurdistan di Barzani, un’altra entità autonoma curda nelle mani del Pkk sarebbe una minaccia mortale per la Turchia. Una politica verso Mosca tutta da rivedere e pagare cash. La Turchia è il secondo importatore di gas naturale russo. Scambi economici nel 2020 superiori a quelli attuali di Russia-Germania. Gasdotto South Stream completato nel 2015.

Ora la Turchia sta cercando di recuperare il grave errore di valutazione commesso sulla Siria. Così Erdogan si è precipitato a Mosca e si parla di una adesione della Turchia alla Shanghai Cooperation Organization. Una beffa per l’Ue impotente. Un membro della NATO ed ex candidato all’Unione che si avvicina all’Unione Doganale Eurasiatica, sarebbe una risposta alle reticenze di Bruxelles

 In casa, l’Unione europea dovrà quest’anno affrontare i conti lasciati in sospeso con gli ex satelliti Urss. Una ammissione “politica” contro l’allora comunismo. Tante merci vendute dalla Germania, tanti debiti per quei Paesi che si ritrovano nuovamente satelliti, ma ad ovest. E ora in molte capitali Ue si comincia a guardare ad Oriente. Esempio, la Cina con i Paesi dell’Europa orientale. Tutti.

Qualche numero per dare la dimensione del problema. Accordo cino-rumeno con investimenti cinesi in Romania di 8,5 miliardi di euro. Ufficiosamente, anche il finanziamento della linea ferroviaria ad alta velocità Costanza-confine ungherese, 1.500 chilometri di autostrade, aeroporti e strutture portuali. La Cina comprerà prodotti alimentari rumeni per un miliardo di euro ogni anno.

 Tradotto: i 16 Paesi dell’Europa dell’Est, di cui 10 già membri della Comunità Europea stanno rivolgendo a Oriente le loro prospettive di sviluppo. Non paga più la rivalsa ideologica contro l’ex Urss. Lo testimoniano Putin in Vaticano da Papa Francesco. Con Putin che, schierato con Assad, diventa protettore dei cristiani di Siria massacrati dalle bombe dagli jihadisti finanziati dai sauditi.

A conclusione di questi disordinato giro del mondo, una ipotesi conclusiva che prendiamo (come molto altro) da “Tersite” su LookOut. La creazione di «un cuneo che ha per vertice Roma, con base tra Mosca e il Medio Oriente sciita che, propugnando unità e tolleranza religiosa, si contrappone al contempo sia all’estremismo sunnita sia all’Occidente che lo ha armato». Sarebbe una bomba.

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