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La Sardegna ad un bivio. Dall’alluvione alle elezioni regionali

dicembre 17, 2013 • Politica, z in evidenza

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di Giancarlo Balbina

Parlare di cronaca di una tragedia annunciata potrebbe far pensare alla solita frase fatta da utilizzare in occasioni che colpiscono le collettività inermi, come è accaduto nell’alluvione del 18 Novembre in Sardegna. Certo la bomba d’acqua che si è abbattuta su Olbia e sul medio Campidano ha una carattere di indiscutibile eccezionalità metereologica, forse mai avvenuta prima; ma non si può certo dire che le condizioni urbanistiche e idrogeologiche delle città e dei territori affondati non gli abbiano dato una mano determinante. Come per gli incendi estivi, altra piaga dell’isola, incuria e dolo individuali si sono sommati a responsabilità politiche, sulle quali, non a caso, sta indagando la Magistratura. Anni di sfrenato liberismo edilizio, al populistico grido di libertà-libertà, hanno prodotto solo ad Olbia 17 piani di “risanamento”, comprese le cementificazioni di canali e realizzazioni urbanistiche di interi quartieri in aree definite “alluvionali o pluviali”, a tal punto che il capo della Procura gallurese, Domenico Fiordalisi, ha parlato apertamente di “un quadro poco tranquillizzante della situazione, con la segnalazione di oltre il 95% degli abusi edilizi pubblici e privati realizzati lungo le fasce di protezione idrogeologica, e quindi non sanabili”. Il tutto nonostante la paradossale presenza in Sardegna dal 2006 di un Piano Paesistico Regionale voluto da Renato Soru, che imponeva vincoli e tentava disperatamente di implementare una filosofia di protezione e di valorizzazione del paesaggio decisamente “avanguardistico”, ma non compreso dai sardi. Certe tragedie sono quindi annunciate, hanno nomi e cognomi e precise visioni economico-sociali, tra le quali, come afferma l’urbanista Edoardo Salsano, quella secondo cui il “territorio non è qualcosa da amare, ma un vuoto da riempire”.

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Ed è su questa visione che, incredibilmente, si gioca ancora una volta il destino politico della Sardegna. La giunta di centro-destra da cinque anni alla guida dell’isola, proprio sulla revisione “liberista” del PPR, considerato troppo rigido, aveva, fino all’alluvione, giocato le sue carte di rielezione. Il nuovo Piano, infatti, riapriva alla possibilità di edificare nella fascia costiera dei 300 metri dal mare, con deroghe e varianti da affidare ai Comuni, e promuoveva, senza vergogna, persino l’abitabilità delle cantine, salvo, poi, la precipitosa marcia indietro fatta da Cappellacci, dopo che una intera famiglia, ad Olbia, è morta dentro uno scantinato invaso dall’acqua. In tal modo, non sulla grave crisi economica e occupazionale che dilaga nell’isola; non sui giovani senza futuro costretti ad emigrare come e più dei loro nonni; non sulla drammatica condizione in cui versa il sistema dell’Istruzione isolano, con il più alto tasso di abbandono scolastico d’Italia; non sulle condizioni di insularità, con un sistema di trasporti e di infrastrutturazione del tutto insufficiente, che penalizza la competitività della Sardegna, è basata la battaglia politica per le elezioni regionali di febbraio; ma, per l’ennesima volta, su come fa ripartire la speculazione edilizia e la valorizzazione del binomio cemento- turismo. C’è, poi, non secondario, un problema legato alla questione morale, che sembra ancora una volta cozzare con la sensibilità popolare. Se non ci saranno sorprese, infatti, a sfidarsi per le elezioni sarde saranno, per la destra, il Governatore uscente Ugo Cappellacci, benedetto da un Berlusconi senza pudore, rinviato a giudizio per bancarotta e la cui condanna in primo grado potrebbe giungere addirittura nei primi mesi dell’anno; e per la sinistra, Francesca Barracciu, indagata per l’utilizzo illegittimo dei fondi destinati al Consiglio Regionale.

C’è da rimanere basiti, per l’arroganza con cui la politica persegue fini propri incurante del baratro che la divide sempre più dai cittadini. I quali ultimi, però, non potranno più essere considerati delle vittime sacrificali se continueranno a votare per chi non li rispetta, a partire dai candidati alle massime cariche istituzionali, ma dei veri e propri complici di una classe dirigente modesta e autoreferenziale, alla quale sono con ogni evidenza legati, se li votano, da palesi interessi personali . Sarà anche interessante vedere, in questo quadro, come affronterà la questione sarda il neo segretario del PD, Matteo Renzi, a cui non basterà, crediamo, una poco chiara legge sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, per sbarazzarsi definitivamente di Grillo

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