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Legge elettorale, il buio oltre la siepe

dicembre 9, 2013 • Politica, z in evidenza

 lucchettoIT

di Gianfranco Pagliarulo

C’è una tabe, una forma di alzhaimer, un morbo che consuma dall’interno. Una Malattia Mortale che va nominata e indagata. E’ l’unico ragionevole giudizio che si può dare sulla politica italiana a giudicare dalle reazioni alla sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum.

I fatti. Ecco il testo integrale della nota dell’ufficio stampa della Corte Costituzionale in data 4 dicembre: “Incostituzionalità della Legge elettorale n. 270/2005 – La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione. La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza. Le motivazioni saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici. Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.

Il che vuol dire che a) è illegittimo il premio di maggioranza alla Camera e al Senato; b) sono illegittime le norme che escludono le preferenze; c) la decorrenza degli effetti della sentenza si saprà quando saranno rese pubbliche le motivazioni; si immagina a metà gennaio; d) il Parlamento può approvare una nuova legge (dunque è legittimato a farlo), purché non contrasti con i princìpi costituzionali espressi dalla stessa Corte.

Le reazioni della politica italiana sono state essenzialmente due: le forze di governo e i loro supporter hanno abbozzato un sorriso forzoso, specificando però che il maggioritario non si tocca; le forze di opposizione hanno dichiarato l’illegittimità dell’attuale Parlamento e delle scelte da questo realizzate nei mesi scorsi, compresa l’elezione del Presidente della Repubblica.

Entriamo nel dettaglio: fra i tanti, Letta, Renzi, il ministro Delrio, e in particolare il Presidente della Repubblica, hanno immediatamente dichiarato che qualsiasi ritorno al proporzionale sarebbe sostanzialmente una sciagura. Napolitano, a sostegno del sistema maggioritario, ha sostenuto “il già sancito superamento del sistema elettorale proporzionale, avvenuto nel 1993” riferendosi al referendum. Ma, come ha scritto a proposito Rodotà, “a venti anni di distanza sarebbe assolutamente possibile che si scegliesse la via del proporzionale”. D’altra parte in quella circostanza referendaria, a torto o a ragione, passò l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti; in realtà esso fu ripresentato e approvato negli anni successivi in una forma surrettizia, tale comunque da garantire ai partiti contributi pubblici molto superiori a quelli precedenti. Ed è del 2006 il referendum sulla riforma della Costituzione proposta dal centrodestra, che fu clamorosamente bocciata a sostegno evidente della Costituzione del 1948; eppure oggi, nel 2013, stiamo assistendo a un percorso di profonda modifica della Costituzione, fra l’altro esplicitamente sostenuto dal Presidente della Repubblica; inoltre è recente (2011) il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, e sono ancor più attuali i tentativi di privatizzarla. Ricordiamo infine, sempre nel 2011, l’ostentata volontà del governo di costruire in Italia una rete di centrali nucleari, con tanto di mappe di siti potenziali nel nostro Paese, alla faccia del referendum che si svolse dopo la catastrofe di Cernobyl, proposte che furono dissolte da un vero moto di indignazione popolare dopo il disastro di Fukushima, che continua a produrre conseguenze mostruose, nel silenzio della stampa.

Perciò non si capisce su quali dati di fatto si fondi la difesa del maggioritario; è bizzarra l’argomentazione per cui saremmo condannati alle “larghe intese a vita”, quando queste ci sono proprio oggi, dopo vent’anni di sbornia maggioritaria, peraltro sostenute proprio da chi dice di paventarle; vent’anni che hanno segnato il fallimento del presupposto ideologico del maggioritario, e cioè il bipolarismo e il bipartitismo, che infatti non ci sono più, essendovi oggi tre grandi partiti ed una serie di formazioni politiche medie e piccole. Questo sistema, che avrebbe dovuto garantire la governabilità a scapito della rappresentanza, ha dissolto la rappresentanza, costituendo così una delle cause essenziali dell’attuale crisi di credibilità del sistema politico, e non ha affatto garantito la governabilità. D’altra parte il principio maggioritario ha già determinato conseguenze istituzionali paradossali; basti pensare alle procedure previste dall’art. 138 Cost. per l’approvazione delle leggi di revisione; tali procedure sanciscono un quorum da raggiungere in Parlamento per modificare la Carta, che dev’essere della “maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione”. Va da sé che se le Camere sono elette col maggioritario e con un premio di maggioranza, tale premio, quanto più è consistente, tanto più forza o falsa la volontà del Costituente, consentendo l’approvazione delle leggi di modifica con una maggioranza assoluta che non corrisponde alla maggioranza degli elettori. Non stupisce, in questo coro all’insegna dell’aria “Dopo il proporzionale, il diluvio”, ciò che ha affermato uno dei tanti guru del postmoderno, i cosiddetti politologi, e cioè il professor Roberto D’Alimonte, di simpatie – si dice – renziane: “Fra il Porcellum e la legge che la Corte Costituzionale ci ha dato, io preferisco il Porcellum”. Perlomeno, ha confessato.

Stupisce invece il proposito avanzato da Enrico Letta, dopo la decisione della Consulta, di presentare, prima della pubblicazione del testo della sentenza, il testo di una nuova proposta di legge elettorale. Ci si chiede dove sia stato l’attuale Presidente del Consiglio da aprile, da quando cioè formò il governo assumendo fra le priorità il cambiamento della legge elettorale, ad oggi. In otto mesi otto il Presidente del Consiglio, il Consiglio dei ministri e la maggioranza del Parlamento sono riusciti a procedere nell’approvazione della legge costituzionale di riforma della Costituzione e di stravolgimento proprio dell’art. 138 (sic!) a una velocità da finale olimpionica dei cento metri piani, senza fare nulla, dicansi nulla, sull’unico obiettivo su cui avrebbero dovuto impegnarsi, e cioè la nuova legge elettorale.

Che dire infine di Berlusconi, Brunetta, Calderoli e Grillo? I primi tre sono i responsabili, meglio, i colpevoli, cioè coloro che hanno scritto, voluto, approvato e varato il Porcellum, ed oggi starnazzano contro l’illegittimità del parlamento eletto in base al Porcellum e contro la conseguente illegittimità delle sue scelte. Sembrano tanti monsieur Guillotin che invitano tutti a non perdere la testa. La decenza, per non parlare della coerenza, è un attributo interamente sconosciuto nella terra dell’estrema destra italiana.

Ma non meno sconcertante è il comportamento di Grillo che richiede l’allontanamento dal Parlamento dei 148 parlamentari “abusivi”, cioè eletti col premio di maggioranza (scrive con la consueta eleganza: “devono essere fermati all’ingresso di Montecitorio”) e si scaglia contro il Porcellum, dopo aver sostenuto – 25 agosto 2013 – che bisognava andare subito alle elezioni anticipate col Porcellum; così – aggiungeva – avrebbe vinto lui a mani basse ed avrebbe poi applicato il seguente programma di rinnovamento, presumibilmente steso ad Oxford, nei confronti degli attuali parlamentari: “Questi vanno cacciati a calci nel culo. Ogni voto, un calcio in culo”.

Si vedrà come, in questa breve rassegna, siano (quasi) tutti, maggioranza e opposizione, contagiati dall’oscura Malattia Mortale di cui l’attuale politica italiana è portatrice insana. Il guaio è che questi novelli sansoni stanno portando all’altro mondo i relativi filistei, cioè noi, i cittadini, il Paese. Logica vorrebbe, dato il principio di continuità dello Stato fortemente sostenuto da Zagrebelky, in base a cui lo Stato non può dissolvere se stesso, che nella sentenza si facciano decorrere i suoi effetti giuridici dalla sua data di promulgazione, visto che l’alternativa sarebbe l’azzeramento di tutto ciò che è avvenuto nelle legislature dal 2008 ad oggi, da quando cioè è entrato in vigore il Porcellum, il che vorrebbe dire sciogliere la Repubblica italiana.

Ma da domani nulla dovrebbe essere come prima, a cominciare dalla cosiddetta riforma costituzionale; tale riforma mette in discussione le regole per cambiare la Costituzione stessa, può istituire qualche forma di presidenzialismo o semipresidenzialismo, così colpendo ulteriormente la partecipazione dei cittadini alla vita democratica, si propone di cambiare più di metà degli articoli della Carta senza alcun criterio pubblicamente discusso e senza alcun mandato popolare; la sentenza dovrebbe bloccare in modo definitivo l’iter della riforma costituzionale; la nuova legge elettorale, inoltre, dovrebbe tenere in conto le decisioni della Corte in merito alle preferenze e al voto su base proporzionale.

Così, almeno, dovrebbe essere a rigor di logica. Ma sarà così? La Malattia Mortale di cui soffrono maggioranza e opposizione non fa ben sperare. Come si chiama tale malattia? E’ nella sostanza, una sospensione legalizzata dello stato di diritto, una permanente propensione allo “stato d’eccezione”: “lo stato di eccezione – ha scritto Giorgio Agamben – tende sempre più a presentarsi come il paradigma di governo dominante della politica contemporanea”. Con la sentenza della Consulta si è superata la siepe di rovi costituita dalle aberrazioni del Porcellum. Ma, permanendo l’attitudine allo stato d’eccezione, non vorremmo ritrovarci davanti al buio oltre la siepe.

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