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Il David di Michelangelo simbolo dell’Italia a Expo Milano 2015

dicembre 9, 2013 • Cultura e Società, z in evidenza

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 Ormai è ufficiale: il Colosso toscano dagli “occhi di marmo che guardano troppo lontano…”, ispirando le persone ad imboccare le vaste vie del mondo – come filosofeggia l’indimenticabile e struggente “Canzone triste” di Ivan Graziani ambientata a Firenze – diventerà simbolo e rappresenterà il messaggio del nostro Paese all’Esposizione Universale di Milano del 2015.

Una copia contemporanea del capolavoro di Michelangelo (considerato unanimemente dagli artisti e dagli esperti “l’oggetto più bello mai creato dalla mano dell’uomo”), individuata e autorizzata appositamente per l’occasione dai responsabili della soprintendenza del Polo museale fiorentino, accoglierà i visitatori all’ingresso del Padiglione Italia di Expo 2015, intitolato quest’anno “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita” con lo scopo di dare visibilità alla tradizione, alla creatività e all’innovazione nel settore di un’ alimentazione che voglia riscoprire i valori della Persona in rapporto ai nuovi scenari globali.

Forse non è un caso che l’annuncio arrivi, mercoledì 27 dicembre, proprio nella sede dell’Accademia dei Georgofili di Firenze – bersaglio di una bomba della mafia che la devastò nella notte tra il 26 e 27 maggio del 1993, provocando cinque morti – alla presenza delle autorità convenute, tra cui l’attuale presidente dell’Accademia e “padrone di casa” Professor Franco Scaramuzzi, e di un’emozionata Diana Bracco, presidente di “Expo 2015 Spa”, commissario generale di sezione per il sunnominato Padiglione Italia, nonché Vicepresidente di Confindustria con delega per la ricerca e per l’innovazione. Infatti la Toscana vanta già un notevole diritto di primogenitura, in quanto fu sede della prima Esposizione universale organizzata in Italia, patrocinata ed organizzata da Cosimo Ridolfi, a quell’epoca presidente dei Georgofili, ed inaugurata la mattina del 15 settembre 1861 dallo stesso re di quell’Italia appena unita, Vittorio Emanuele II, alla stazione Leopolda di Firenze. Cosimo Ridolfi, eccellente agronomo e politico che si era distinto prima nel Granducato di Toscana, poi sotto il Regno d’Italia, creò per sua precisa iniziativa il primo Istituto Agrario in Italia (poi Accademia dei Georgofili, che diresse dal 1842 al 1865), e presentò fra l’altro in quell’occasione un nuovo tipo di aratro da lui brevettato, detto “coltro”, che con le sue lame particolarmente forgiate rivoltava più a fondo la terra. L’esposizione durò due mesi esatti, espose oltre 2.500 prodotti, ed accolse 136.000 visitatori. Fu emblema di un’Italia appena riunita che si poneva certo tardivamente sulla scena internazionale, ma ebbe grande successo.

Ricordiamo che i temi centrali dell’Expo i quali porteranno alla ribalta internazionale Milano e l’Italia nel 2015 sono costituiti, comunque, da una profonda ricerca strutturale e attenzione particolare dedicate al “rifornimento energetico” del Pianeta, sia dal punto di vista pratico e logistico che, probabilmente, culturale e psicologico. Stimoli come quelli del rafforzamento di qualità e di sicurezza nel settore agroalimentare, della possibilità di assicurare alimenti sani per tutti, della prevenzione delle nuove grandi malattie sociali quali l’obesità e le patologie legate all’alimentazione, dell’educazione al rispetto della biodiversità e dell’ambiente, non possono essere disgiunti da una riflessione molto più complessa, che si estende ed abbraccia anche punti di vista ambientali, storici, antropologici, medici, tecnico-scientifici ed economici. L’impulso allo sviluppo di una nuova cultura, insomma, – con i conseguenti risvolti declinati anche nell’ambito della cooperazione internazionale – rivolta alla produzione ed alla distribuzione di cibo ed energia visti come carburanti per la vita non soltanto del corpo, ma anche della mente.

Quale simbolo migliore, dunque, se non il capolavoro che Michelangelo seppe “tirare fuori” da un blocco senza forma di marmo di Carrara, per ispirarci e guidarci in tal senso, considerando anche le profonde implicazioni psicologiche che il mito di Davide contro il gigante Golia, nella sua rappresentazione michelangiolesca, propone ai nostri occhi e ci insegna?

Racconta la Bibbia che Davide era un umile pastorello israelita, mentre il gigante Golia, “alto sei cubiti e un palmo”, il più agguerrito e temuto guerriero dei filistei in lotta contro il regno di Israele. Nessuno osava presentarsi alla sfida da lui proposta e provocata in campo aperto, finché Davide non si presentò armato soltanto di una fionda e cinque ciottoli, senza lancia, né elmo, né corazza. Con la fionda scagliò un ciottolo a Golia, lo colpì alla testa facendolo stramazzare a terra, per poi balzargli sopra e decapitarlo con la sua stessa spada.

Da qui il mito della forza bruta e dell’arroganza che sconfina nella stupidità e nella presunzione di sentirsi invincibili, contro il mito dell’astuzia e dell’intelligenza che è consapevole dei suoi limiti, ma che riesce ad analizzare la realtà, cogliere di sorpresa il borioso avversario, e vincerlo. Il David di Michelangelo, nella sublime precisione dei suoi tratti e della sua scultura, avvalendosi dell’espressione accigliata e dello sguardo penetrante che rivela la potenza intellettuale sommantesi alla forza fisica, incarna la fierezza del giusto, il quale, armato solo di una fionda e della sua fede, riesce a prevalere sul forte ma iniquo, e accosta per traslato la sua immagine a quella di un buon governo, che vuol fornire una rotta, e che è garante della libertà, del bene comune e della democrazia.

Quale simbolo migliore, dunque, da proporre come vessillo del nostro Paese, al di là dell’ineguagliabile valore artistico che esprime e rappresenta l’immenso capolavoro scultoreo? La stessa Diana Bracco, commissario generale e responsabile del progetto, a tal proposito puntualizza: “Se vogliamo contribuire al rilancio del Paese, in questo senso il David ha un valore emblematico”.

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