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Nuovo Isee, strumento di equità o di impoverimento?

dicembre 6, 2013 • Politica, z in evidenza

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Nuovo Isee, ed è già polemica, qualcuno sostiene che sarà un modo per tagliare ulteriormente i servizi alle fasce debolie fare cassa silla pelle dei cittadini. Dopo la firma di Letta al decreto, dalla registrazione alla Corte dei conti, fino ai nuovi modelli per la dichiarazione serviranno circa quattro mesi prima che il nuovo strumento sia realmente operativo. Ecco tutte le novità in arrivo.

Dalla maternità al diritto allo studio, dalla povertà alla casa, sono diversi gli ambiti di applicazione del nuovo indicatore della situazione economica equivalente, ovvero Isee, il cui decreto (è un Dpcm) è stato firmato oggi dal presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta e presentato in conferenza stampa con il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Enrico Giovannini. Un nuovo strumento “a favore di famiglie e disabili, per le persone che ne hanno diritto e bisogno”, ha specificato Letta,  che “affronta lo scandalo dei finti poveri e riporta il concetto di verità tra persone, famiglie e i servizi sociali, affinché le risorse per il welfare vadano alle persone che hanno veramente bisogno”.

Tempi d’attuazione. Il nuovo Isee sarà operativo dal 2014, ma solo dopo alcuni passaggi necessari per avviare lo strumento su tutti i territori. Dopo la firma di Letta, il decreto dovrà attendere i tempi tecnici della registrazione alla Corte dei Conti per finire poi in Gazzetta ufficiale. Dopo la pubblicazione, però, serviranno ancora alcuni mesi prima di vedere in azione il nuovo strumento. Serviranno i provvedimenti attuativi, i nuovi modelli per la dichiarazione, un nuovo sistema informativo e relative istruzioni per l’uso e poi il tempo necessario per l’adozione dei nuovi regolamenti da parte dei Comuni, di circa trenta giorni. In totale circa quattro mesi per renderlo operativo, agli italiani arriverà con la prossima primavera.

A cosa serve. Il nuovo Isee consentirà allo Stato di analizzare in modo più dettagliato le condizioni economiche dei singoli e delle famiglie italiane per poter individuare i soggetti che, per le proprie ridotte capacità economiche, possano beneficiare di prestazioni e agevolazioni. Il nuovo strumento, infatti, servirà per poter richiedere prestazioni sociali quali l’assegno per il nucleo familiare con tre figli minori, l’assegno di maternità, l’iscrizione gratuita agli asili nido e altri servizi educativi per l’infanzia, le mense scolastiche e sempre riguardo la scuola anche altre prestazioni, come libri, trasporti e borse di studio. Nuovo Isee anche per le dichiarazioni da utilizzare per richiedere agevolazione per le tasse universitarie e altre prestazioni legate al diritto allo studio. Il nuovo strumento servirà anche per poter richiedere servizi sociosanitari domiciliari, diurni o residenziali, ma anche le agevolazioni per i servizi di pubblica utilità (come telefono, luce e gas) e altre prestazioni economiche assistenziali, come gli strumenti di sostegno al reddito. Nuovo Isee anche per avere la possibilità di accedere al fondo per il sostegno al pagamento degli affitti e ai contributi regionali per l’acquisto della prima casa per giovani coppie.

Controlli incrociati. I dati raccolti con la nuova dichiarazione verranno trasmessi all’Agenzia delle entrate per controlli, ma anche alla banca dati dell’Inps per il calcolo dell’indicatore e per altri controlli formali. Un doppio controllo che, insieme alla possibilità per gli enti e la Guardia di finanza di effettuare ulteriori controlli, assicurerebbe una capillare esclusione dei “furbetti” e “falsi poveri” tra coloro che richiedono borse di studio o altre tipologie di servizi e agevolazioni. La stessa dichiarazione, ovviamente, è facoltativa, anche se necessaria per la richiesta dei benefici e il dichiarante può in ogni momento richiedere la verifica o l’aggiornamento dei propri dati.

Redditi conteggiati e sgravi fiscali. Al vaglio dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate andranno i redditi Irpef derivanti da contratto di lavoro dipendente o da pensione, ma non solo. Verranno anche conteggiati il patrimonio immobiliare e mobiliare, i redditi esenti da tasse (come le pensioni di guerra e quelle per invalidi civili, le indennità di accompagnamento) e quelli soggetti a imposte sostitutive, gli introiti da attività agricola e gli assegni per il mantenimento dei figli. Lo strumento, però, prevede anche delle franchigie per chi vive in affitto o per i non autosufficienti. Per le famiglie con persone con disabilità grave o non autosufficienti, sono previste detrazioni per le spese sanitarie, per gli ausili e per l’assistenza. Sgravi anche per le famiglie numerose, soprattutto se con figli di età inferiore ai tre anni.

Un anno di sperimentazione prima di mettere a regime il nuovo Isee. A chiederlo è il Forum delle associazioni familiari, che immagina “un periodo sperimentale e una conseguente verifica finale a cui partecipino anche i rappresentanti delle famiglie”. Il Forum sostiene che “già dalla legge di stabilità, così com’è uscita dal Senato, le famiglie italiane hanno raccolto solo delusioni, e che ora a rendere ancor più amaro il prossimo Natale rischia di mettercisi anche la riforma dell’Isee”. “Avevamo già segnalato nei mesi scorsi – afferma il presidente Francesco Belletti – le molte criticità contenute nel decreto che meritoriamente si propone di innovare uno strumento fondamentale per l’accesso a tanti servizi erogati dagli enti pubblici: restiamo convinti che il valore della prima casa sia assolutamente sovrastimato col risultato di penalizzare chi ha risparmiato per i propri figli”. Per Belletti inoltre “rimane insoddisfacente” la scala di equivalenza in particolare per le famiglie con figli, ancor più se in situazioni di particolare disagio (presenza di disabili, di figli minori, famiglie monogenitoriali etc.).

La scala di equivalenza così come è stata disegnata dal ministero non valuta in modo realistico l’effettivo impatto del costo dei figli al crescere del loro numero: in base ai dati Istat il primo figlio ha un costo pari mediamente a 0,5 volte il costo di un adulto, 0,62 il secondo, 0,78 il terzo e così via, costi ben superiori a quanto riconosce la scala Isee approvata stamattina”, afferma Belletti. “Un’adeguata valutazione del costo dei figli – aggiunge – oltre a rappresentare una misura di equità e giustizia sociale costituirebbe anche un segnale forte di lotta alla denatalità, vera emergenza sociale”. “Come Forum – continua – avevamo sollecitato una rivisitazione della proposta iniziale: una sollecitazione raccolta anche in sede parlamentare. Studieremo accuratamente il decreto per capire quanto è stato raccolto di quelle grida dall’allarme”.

Ecco dunque la richiesta: “Rinnoviamo la richiesta di un periodo sperimentale e di una conseguente verifica finale a cui partecipino anche i rappresentanti delle famiglie, anche perché così, dialogando con le associazioni, forse si eviteranno i gravi errori recentemente commessi su Imu ed esodati. Perché poi a pagare – conclude – sono sempre e solo i cittadini e le famiglie”.

 

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