MENU

Alla riscoperta di Ipazia: ovvero della libertà di pensiero

dicembre 3, 2013 • Cultura e Società, z in evidenza

4065_photo_teresa_isasi_24115_650751

Margherita Hack, traccia un profilo della filosofa alessandrina, vittima del fantismo fideista. «La sua “colpa”: essere donna e voler conoscere. Come la mitica Eva che vuole assaggiare il

frutto della conoscenza… C’è da chiedersi allora, se l’antifemminismo non sia tipico delle fedinell’unico e assoluto Dio-maschio».

Ipazia, figlia del matematico Teone nacque ad Alessandria d’Egittoall’incirca nel 70 d.C e fu barbaramente assassinata da fondamentalisticristiani nel marzo del 415.

È la prima donna dell’antichità di cui si sa con certezza che è stata matematica, astronoma e filosofa, anche se niente è rimasto delle sue opere.

Si sa soltanto che era a capo della scuola alessandrina, che aveva molti allievi, e conosciamo il suo pensiero soprattutto attraverso le lettere delsuo alunno Sinesio. Inoltre Teone, nel suo Commento al sistema matematico di Tolomeo, scrive che il libro è stato controllato «dalla filosofa Ipazia, mia figlia».

Di certo sappiamo che Ipazia aveva insegnato la filosofia neoplatonica, ma non sappiamo se abbia anche portato un suo contributo originale, ma secondo Sinesio egli avrebbe ascoltato molto più che una semplice esposizione del pensiero filosofico, e da lei avrebbe imparato a considerare la filosofia uno stile di vita e una costante ricerca della verità.

Sappiamo da varie fonti che Ipazia insegnava pubblicamente per strada a chi volesse ascoltarla, forse rifacendosi ai peripatetici, allievi di Aristotele. Tutto questo avveniva alla fine del IV secolo, quando il vescovo Teofilo aveva ordinato la

distruzione degli antichi templi, a indicare la volontà di distruggere tutta una cultura che invece Ipazia vuole diffondere.

Sempre dagli scritti di Sinesio si capisce che Ipazia e gli astronomi del suo tempo consideravano l’opera di Tolomeo una ipotesi matematica, e che era necessario continuare le ricerche per arrivare alla comprensione dell’universo. Forse lei era a conoscenza dell’opera di Aristarco. Infatti come geometra e matematica doveva certamente conoscere il metodo usato da Aristarco per misurare la distanza della Luna e del Sole, basato sulla semplice geometria dei triangoli.

Ipazia si occupò anche della costruzione di strumenti come l’astrolabio e l’idroscopio, strumento per misurare il peso dei liquidi. Che Ipazia godesse di grande prestigio e fosse ascoltata non solo dai suoi allievi, ma anche dalle maggiori autorità di Alessandria lo prova quanto scrive lo storico Socrate Scolastico: «Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale” (cfr: Historia ecclesiastica, vol. 67).

Anche il filosofo neoplatonico Damascio quasi un secolo dopo la sua morte scrive che «Ipazia era pronta e dialettica nei discorsi, accorta e politica nelle azioni, il resto della città a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente, e i capi, ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche erano soliti recarsi prima da lei» (cfr: Vita di Isidoro). Una vita romanzata di Ipazia è stata scritta dallo studioso di storia medioevale e storia della scienza Adriano Petta: Ipazia, scienziata alessandrina, pubblicato nel 2004.

La ferocia con cui Ipazia fu assassinata indica la violenza di cui il fanatismo religioso, presente in tutte le religioni, può essere capace. È anche un simbolo della diffidenza, presente ancora oggi, verso la scienza, la conoscenza, che rappresenta la vittoria della ragione sulla fede dogmatica.

Il più antico messaggio antiscientifico ci viene dalla Bibbia: La mitica Eva che vuole assaggiare il frutto della conoscenza rappresenta la razza umana che vuole conoscere l’universo e le leggi che regolano il mondo, che si chiede il come e il perché e rifiuta spiegazioni dogmatiche calate dall’alto.

Per questa sua colpa è cacciata dal Paradiso terrestre insieme al suo compagno Adamo, da lei istigato” a trasgredire gli ordini di Dio. Eva, una donna, come Ipazia, una scienziata laica: forse per questo tutte le religioni sono così

profondamente antifemministe? Ricordate lo scandalo che suscitò Papa Luciani che all’inizio del suo brevissimo pontificato affermò che Dio è padre e madre?

Ancora oggi la chiesa cattolica rifiuta, come se fosse un dogma insuperabile, il sacerdozio femminile, e mi ricordo di aver letto che il principale argomento sarebbe stato che siccome Cristo era maschio, i preti debbono necessariamente essere maschi. E allora siccome Cristo era bianco, neri e gialli non potrebbero essere preti?

Forse per questo gran parte delle religioni sono sessuofobiche, in alcuni paesi ancora si lapidano le adultere, si condannano a morte gli omosessuali. E in un paese come il nostro, che per la Costituzione dovrebbe essere laico, sono molti ancora che si scandalizzano all’idea che una famiglia possa essere formata da due persone dello stesso sesso, e peggio ancora, che queste possano adottare un bambino.

Come se il cemento che tiene unita una famiglia non fosse soprattutto l’affetto e il rispetto reciproco.

Margherita Hack

fonte: http://www.periodicoliberopensiero.it/contatti.htm

Accessori 468x60  

 

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »