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Memorandum della Federazione Umanista Europea

dicembre 3, 2013 • Comunicati Stampa

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Le elezioni europee di maggio 2014 saranno cruciali per i laici in Europa. L’avanzata dei populismi di estrema destra, la persistenza di conservatorismi sociali in diversi Stati membri dell’UE e la radicalizzazione dellobbying religioso a livello europeo sono altrettante sfide ai valori progressisti che noi difendiamo.

Nella prospettiva delle prossime elezioni europee, la Federazione Umanista Europea (FHE), cui aderisce il Coordinamento Nazuionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni, chiede all’UE di prendere in considerazione le seguenti rivendicazioni per il beneficio di tutti i cittadini.

La laicità delle leggi e delle istituzioni europee

L’Europa e le sue istituzioni devono conservare la propria indipendenza rispetto alle opinioni filosofiche o religiose espresse da individui o indicate da gruppi di pressione, rifiutando ogni ingerenza delle Chiese nella sfera politica.

Il fatto religioso non può in nessun caso influenzare le scelte politiche e di organizzazione della società. Dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009, le istituzioni europee dialogano con le Chiese e le organizzazioni non confessionali in base all’Articolo 17 del Trattato di funzionamento dell’UE (TFUE) che menziona un dialogo «aperto, trasparente e regolare». Ora, nonostante un recente riequilibrio a favore delle organizzazioni non confessionali, l’attuazione di questo dialogo ha fortemente privilegiato le Chiese.

La FHE chiede alle istanze europee:

di rispettare scrupolosamente il principio della separazione Chiese/Stato;

di difendere la laicità di fronte a coloro che potrebbero essere tentati di rimettere in discussione gli acquis dei diritti umani: uguaglianza dei sessi, diritti delle persone LGBT (lesbiche, gays, bisessuali e transessuali), libertà di coscienza e di espressione, diritti sessuali e riproduttivi delle donne, promozione della ricerca libera, accesso all’educazione per tutti, ecc;

di precisare le linee direttive della commissione europea relative all’attuazione dell’Articolo 17 del TFUE, sia nelle modalità di scelta degli interlocutori sia nei temi che potrebbero essere dibattuti, come ha chiesto il Mediatore europeo;

una trasparenza completa ed equilibrata nel processo di composizione dei gruppi di esperti e dei comitati etici che collaborano con le istituzioni europee.

La difesa dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani

A partire dagli anni 1980, ma soprattutto a partire dalla crisi finanziaria del 2008, i movimenti populisti si stanno moltiplicando in Europa. Essi attaccano la democrazia in profondità e rappresentano un rischio per lo Stato di diritto e per le nostre istituzioni. Sintomi di una crescente rabbia popolare nei confronti della crisi economica, questi movimenti stanno esacerbando le tensioni sociali e la diffidenza dei cittadini nei confronti dei processi democratici tradizionali. Essi sono anche espressione di una banalizzazione degli atteggiamenti razzisti, xenofobi e omofobi e screditano il progetto di un’Europa cittadina. Questa situazione necessita una riposta europea forte e concertata.

La FHE chiede all’UE:

– di difendere i valori fondamentali dell’Unione europea, di agire con fermezza, con tutti i mezzi diplomatici e legali, nei confronti degli Stati membri che violano questi valori e derogano alle regole europee comuni e di mettere in atto un meccanismo indipendente di difesa dello Stato di diritto («Commissione di Copenaghen» o gruppo di alto livello) per vigilare sul rispetto di questi valori da parte degli Stati membri;

– di mettere in atto una strategia coordinata di lotta contro la progressione degli integrismi e dei partiti populisti di ogni specie;

di adottare un atteggiamento proattivo all’interno di tutte le istituzioni europee per completare il dispositivo anti discriminazioni dell’Unione europea;

– di incitare gli Stati membri a sopprimere le leggi nazionali contro la blasfemia come raccomanda il Consiglio d’Europa;

– di garantire i diritti economici e sociali in particolare negli Stati membri duramente colpiti dalle misure di austerità imposte dalle Istituzioni europee e internazionali;

di assicurare il mantenimento o la creazione di servizi pubblici di qualità;

di promuovere la cittadinanza europea e la partecipazione attiva dei cittadini  alla presa di decisione pubblica.

La politica di ricerca

La ricerca scientifica deve essere libera e restare estranea alle convinzioni e alle prescrizioni religiose. Le uniche guide alla finalità della ricerca sono la ragione, la sperimentazione e la dimostrazione, nell’ambito delle disposizioni legali in materia di etica.

LA FHE chiede:

la libertà assoluta della ricerca scientifica: i suoi limiti sono quelli dei mezzi, dell’ordine pubblico e della legge la quale essa stessa risulta dalla scelta di società democraticamente decisa;

di opporsi ai tentativi di certe organizzazioni religiose che intralciano lo sviluppo della ricerca europea in nome di prescrizioni dogmatiche che non fanno consenso all’interno dell’Unione europea;

che la ricerca tenga conto di criteri di interesse generale e non si basi unicamente su criteri economici.

Le relazioni estere

Queste devono iscriversi nello stretto rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale (in particolare umanitario), delle libertà individuali e del rigetto di tutte le discriminazioni basate in particolare sul sesso, l’orientamento sessuale, l’origine o le credenze.

La FHE chiede:

che ogni nuova adesione all’Unione europea sottoscriva al rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto;

– che gli accordi di cooperazione dell’Unione europea contengano clausole di condizionalità democratica esigenti e siano oggetto di valutazioni regolari;

che la libertà di coscienza e di convinzione sia promossa nelle relazioni estere dell’Unione europea. Questo implica di difendere in particolare la libertà di non credere e quella di cambiare religione o convinzione;

che un’attenzione particolare sia data alla decriminalizzazione della blasfemia e alla difesa della libertà di espressione nei confronti delle convinzioni religiose e filosofiche.

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