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Cancellieri. E’ maturo il tempo delle dimissioni?

novembre 21, 2013 • Politica, z in evidenza

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di Angela  Spiteri

Dopo tanta confusione, Letta è riuscito domare tutto il gregge e ad imporre la disciplina di partito. Forte delle parole di Napolitano, avverte, la sera prima della votazione, che la sfiducia alla Cancellieri avrebbe significato sfiduciare il governo, ovviamente. E così neanche una pecorella smarrita in questo presepe meste.  

Il governo è già un governo di emergenza, senza un’ effettiva maggioranza politica e votare la mozione di sfiducia proposta, strumentalmente, dall’ opposizione sarebbe stato politicamente inopportuno, per l’intero, ancora per poco, partito democratico e, peggio ancora, dissacrante verso il Presidente della Repubblica. Cosa sarebbe successo se il ministro fosse stato sfiduciato non si sa. Certamente sarebbe stato da subito interessante osservare le reazioni alla poltrona vuota.

Angelino Alfano avrebbe potuto pretenderne la spettanza  dopo la “separazione”. Ma certo che non poteva votare la sfiducia per ragioni ovvie; vedi caso Shalabayeva. Men che mai quelli di Forza Italia che nel frattempo saldano la propria posizione, non  all’opposizione. E neppure gli altri avrebbero potuto, essendo stata  la Cancellieri candidata da Scelta Civica alla Presidenza della Repubblica nell’aprile di quest’anno ottenendo alla quarta votazione ben 78 voti. Seconda donna a rappresentare il Ministero della Giustizia della Repubblica italiana dopo Paola Severino del precedente governo Monti, di cui peraltro fu Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri salva la poltrona e non la faccia, grazie ad una ragguardevole maggioranza.

Hanno votato a favore della sfiducia solo le opposizioni (M5S, SEL e LegaNord). E mentre avveniva la votazione, uscivano imbarazzanti stralci di verbali dell’interrogatorio dell’ingegnere Ligresti all’interno dell’indagine Fonsai in cui Don Salvatore, parrebbe dichiarare, sfoggiando linguaggio aulico, di essersi fatto liatore presso Don Silvio Berlusconi, suo amico di vecchia data e la cui biografia è inverosimilmente somigliante alla propria, il desiderio della Cancellieri di rimanere a Parma.

Basta consultare la pagina web del ministro per capire che stiamo parlando di vicende avvenute un ventennio fa  quando, nominata Prefetto nel 1993, prenderà l’incarico per la prima volta nel maggio del 1994 nella sede di Vicenza, ricoprendolo fino al settembre del 1996. Mentre, dal marzo al maggio del 1994 esercitò la carica di commissario prefettizio al comune di Parma, e poi di nuovo nel 2011 fino alla nomina di Ministro dell’Interno. Il prefetto a Parma ai tempi di cui si discute risulta essere il dr. Mazzitelli Giuseppe, che ne esercitò l’ufficio  dal 1991 al 1995[1]. Certo Ligresti potrebbe dichiarare il falso e godere di fervente fantasia. Ma mi domando perché dovrebbe coinvolgere scientemente un ministro, persona amica, la cui immagine è irrimediabilmente compromessa per aver manifestato tutta la propria comprensione per le vicende che coinvolgono lui e i suoi figli.

O potrebbe anche essere che Ligresti  all’ epoca avesse strumentalizzato, a suo pro, con il futuro Presidente del Consiglio della Repubblica italiana, un desiderio confidato; d’ altronde siamo in Italia dove all’ insaputa succedono cose strabilianti. O, la strumentalizzazione è attuale. Da qualunque angolatura la si guardi, a meno che il Guardasigilli non sia uno dei partecipanti, sembra pedina di un gioco che si è già giocato o che si sta ancora giocando.  Questo dovrebbe da sé, umanamente, persuaderla a lasciare quella carica; se ha rispetto per se e per l’istituzione che rappresenta. Non è una questione personale. È una questione, questa si, di responsabilità istituzionale.

Già la rivelazione nei giorni scorsi, delle telefonate intercorse tra il ministro e i Ligresti, sarebbero dovute bastare in un paese democratico a far scattare automaticamente le dimissioni.  Ma la democrazia si sa, è in agonia, atrofizzata da nuove forme di dispotismo subdole e suadenti. Ci si può dispiacere per qualunque tragedia umana. Anche vedere Provenzano dietro i vetri stordito e ferito alla fronte, qualche tempo fa, fu umanamente tragico. E giustamente i famigliari dell’anziano boss di Corleone chiedono la revoca del carcere duro. Se ha avuto tanta pietas per una miliardario pregiudicato e la figlia anoressica, ancora clinicamente salvabile, potrà vantarne molta di più per un vecchio mafioso morente a cui praticano l’alimentazione forzata.  Ma a quanto risulta, l’istanza per lui è stata respinta dal ministero. Quello che la Cancellieri ha commesso in verità è stato un atto di grande incoerenza.

Non doveva esserci nessun genere di cordoglio partecipato da parte del Ministro della giustizia alle vicende che la famiglia Ligresti sta vivendo. Un dramma, certamente, ma non ingiusto per loro. La sua condotta non “è quanto normalmente ci aspetta in un paese civile da istituzioni democratiche”. Avesse almeno accennato a scusarsi con chi è realmente vittima dell’imbroglio Fonsai, centinaia di risparmiatori, verso cui i suoi doveri e la sua coscienza da Ministro della Giustizia avrebbero dovuto suggerirle più ponderazione nelle proprie azioni.

Questo è solo un altro episodio che denuncia un sistema di mal costume deprecabile. E comunque se lo stesso Ministro, respingendo con assoluta fermezza, da una parte,  ogni sospetto di una nuova odiosa ingiustizia di classe, dall’altra, ammette che il sospetto è lecito, plausibilmente presto rassegnerà le dimissioni di propria sponte; proprio per evitare che quel sospetto continui a gettare ancor di più discredito sulla sua funzione e la sua immagine e metter fine a questo stillicidio. Almeno questo quello che mi aspetto. Ma probabilmente lo farà quando il Pd – che deve ricordarselo: ha un debito di riconoscenza nei suoi confronti! – ed il governo saranno pronti. Forse.


[1] Fonte Prefettura – Ufficio territoriale del Governo di Parma
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