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“Her”, l’amore al tempo del Sistema operativo

novembre 13, 2013 • Cinema e Dintorni

her

 di Dario Cataldo

In concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2013, capace di suscitare sia l’apprezzamento della critica che gli applausi del pubblico durante la premiere capitolina. Stiamo parlando di “Her”, il film del regista Spike Jonze, che affronta la semplice e complessa tematica dei sentimenti, attraverso il potere evocativo della parola. Segno prerogativo dell’essere umano, la parola è quel tratto distintivo che ci qualifica, ci rende “animali sociali” in grado di vivere in società.

Da quest’ultima, per differenti motivi – ultimo tra i quali il naufragio del suo matrimonio – Theodore, il protagonista della storia, cerca di rifuggire. Dietro il velo della parola, conduce una vita solitaria, dedita al lavoro di scrittore di missive per conto di altri, ricreando emozioni tradotte in parole, attraverso una fotografia, un dettaglio, un aspetto caratteriale. Il regista e sceneggiatore del lungometraggio, si affida all’eclettico talento di Joaquin Phoenix, per costruire la stessa intensità con la quale è stato pensato il protagonista.

Dietro dei baffi ridicoli e anacronistici, in una Los Angeles post-moderna, dalle architetture di vetro, legno e acciaio, si consuma la routine malinconica di Theodore, fino a quando compra un nuovo sistema operativo, un avveniristico software dalla voce seducente a ammaliante di Scarlett Johansson. Tra i due è subito magia! Lontano dal rapporto fisico con un altro essere umano, per difesa o per paura dell’ennesima delusione, il protagonista trova in Samantha – il suo OS personale – un porto sicuro su cui attraccare, l’isola felice in cui approdare. Da parte sua, la suadente voce della Johansson, senza mai apparire sullo schermo, resta impressa come una folgore.

Il rapporto che nasce è così fresco e genuino da sembrare vero. Gli incontri multimediali sempre più frequenti tra i due, si riallacciano a una tematica non estranea alla cinematografia così come alla letteratura: il rapporto uomo – macchina e ciò che ne consegue. Al di là dei rimandi, dei corsi e ricorsi storici attribuiti alla legame in questione, quello che Jonze cerca di mettere in scena è l’amore, senza sé e senza ma. Un rapporto che travalica confini e steccati, che si proietta in una dimensione altra, in cui le emozioni riescono ad annullare la materialità, l’apparente bisogno del tocco fisico e della carnalità. In un avvolgente rimando amoroso, Theodore e Samantha si cercano, si rincorrono e si trovano.

Gettonatissimo per la corsa all’Oscar, “Her” è stato definito tra i film più romantici dell’ultimo periodo, a testimonianza che l’amore, i buoni sentimenti, non hanno razza, sesso, età o genere. Rivedendosi a video dopo le riprese della pellicola, afferma Phoenix: “È passato tanto tempo da quando ho visto un film che mi aveva catturato e fatto venire voglia di discuterne con un amico. Credo sia il potere di questo film, che ispira e stimola il pensiero e il confronto. Ti fa ripensare a come hai agito e reagito in amore, ai nostri comportamenti individuali ma anche collettivi, e ho pensato che questo era uno dei film più straordinari che ho fatto e che mi resterà dentro per molto tempo”.

Mediante una sorta di metalinguaggio dell’amore, Jonze riesce a eludere l’ovvietà umana del rapporto di coppia, per catapultarla nell’ideale, attraverso la quotidianità, attraverso la parola dopo il risveglio mattutino, attraverso la parola sul posto di lavoro, attraverso la parola della buona notte. Così come alla base delle principali religioni monoteiste, il verbo pronunciato è anelito di vita, capace di creare, plasmare e modificare la realtà circostante, così in “Her”, la parola riacquista il suo originario significato, partorendo la madre di tutti i sentimenti, l’amore privo di sovrastrutture. Paradossalmente, l’artificiale mondo in cui è ambientato il film, annulla i traguardi tecnologici raggiunti in nome del romanticismo, ponendo una domanda implicita allo spettatore: nell’era di internet, della comunicazione istantanea e globalizzata, è possibile delegittimare la tecnologia per dar più spazio alle emozioni?

È possibile riprendere il timone delle nostre vite senza delegare un terminale adibito a risolutore dei problemi? Dall’incontro e scontro tra uomo e macchina, una conciliazione è possibile, in nome del compromesso, in nome del buon senso. Tale rilettura si estende alle dinamiche di coppia; attraverso il paradigma di Theodore e Samantha, la fiamma dell’innamoramento attraversa tutte le tappe riscontrabili nella vita reale, ognuna delle quali necessità di un rapporto bilaterale per essere portata a compimento. L’amore ai tempi del sistema operativo è l’emblema di un amore effimero, di breve durata, accessibile ora e subito. L’amore di “Her” è il suo superamento. Sgretolando il sentimento fittizio nel rapporto di coppia post-moderno, ci suggerisce un ritorno alle origini, alla genuinità che gli aneliti del cuore suscitano. È un guardare al passato attraverso gli occhi del futuro.

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