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La fotografia di Shadi Ghadirian, dall’Iran con furore

novembre 5, 2013 • Cultura e Società, z in evidenza

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 di Dario Cataldo

Donna di carattere, reietta al compromesso e sublime osservatrice della realtà circostante, Shadi Ghadirian è un tangibile esempio del cambiamento in atto. Fotografa di risonanza internazionale, nata a Teheran nel 1974, non ama definirsi una femminista “vecchio stampo”. Piuttosto, attraverso i suoi scatti, guarda al passato con un occhio al presente, nella speranza di un futuro più lieto.

Le immagini immortalate non sono mere riproduzioni pedisseque, bensì narrano una storia intrinseca, celata dietro il velo dell’ovvio e della superficialità. Il pregnante stimolo evocativo che sottende il bianco e nero così come il contrasto cromatico delle foto a colori, non sono scelte lasciate al caso, ma studiate minuziosamente per rendere fruibile uno spaccato di realtà.

È chiaro ai più, la condizione della donne in molteplici culture è palesemente degradante, appannaggio di un uomo padre e padrone, che dispone di tutto e su tutto. Nonostante ciò, afferma la Ghadirian: La condizione delle donne è nettamente migliorata, e in un modo o nell’altro questo ci incoraggia a chiedere ancora di più”. Attraverso sequenze fotografiche, la vita, la quotidianità che scorre, lenta e dirompente, tranquilla e veemente. Emblematica “Miss Butterfly”, del 2011, in cui si rappresentano donne che tessono ragnatele. Giocando con il duplice significato di donna-Penelope e antica favola iraniana, dichiara l’artista: “Miss Butterfly vuole incontrare il sole, ma cercando una via per raggiungere la luce finisce nella tela di un ragno.

Il ragno, mosso da compassione dopo aver visto tutta la grazia e la delicatezza di Miss Butterfly, decide di fare un patto con lei. Deve portargli uno degli insetti della scura cantina e imprigionarlo nella sua tela. In cambio, il ragno la condurrà verso la via della luce. Ma dopo aver ascoltato le storie degli insetti, Miss Butterfly provò pietà per loro e ritornò dal ragno a mani vuote e con le ali ferite, e si fece lei stessa prigioniera della tela, pronta a diventare il suo cibo. Saputa la verità, il ragno decise di liberare Miss Butterfly e di mostrarle la via verso il sole. Miss Butterfly chiamò allora tutti gli altri insetti della cantina, per condividere con loro la sua libertà, ma questi non risposero. Allora, frustrata per la loro reazione, aprì le ampie ali ferite e volò verso il sole”.

I buoni sentimenti come parafrasi della donna, al di là della condizione minoritaria in cui vive. Nella produzione artistica di Shadi Ghadirian, menzione particolare merita la ritrattistica, un particolare stile fotografico che per diverso tempo in Iran è stato proibito, giudicato sovversivo e contro il regime.

Da qualche tempo è ritornato in auge, spinto dal malessere comune di raccontare la malinconia dei volti e, nel contempo, la speranza per un cambiamento possibile.

In “Domestic Life” del 2002, una fulminante chiarificazione della donna – oggetto, detentrice dei doveri domestici e relegata al nascondimento, ai margini sociali, attraverso un burqa e un utensile casalingo che ne cela il volto.

Di certo, il coraggio dimostrato rende la Fotografa di Teheran, tra le più talentuose della sua generazione. Indefessa negli ideali in cui crede, è esposta in tutto il mondo, nell’attesa che anche il Bel Paese possa al più presto essere tappa della sua arte.

Dalla sua proverbiale irriverenza fotografica, uno spunto alla riflessione: la donna in Iran, così come in altre culture del mondo, è meritevole di sperare in una condizione migliore?

È meritevole di sognare una vita libera dai condizionamenti antropologici, costrutti di una società maschilista e bellicosa? Certo che sì! Gli scatti di Shadi Ghadirian sono un pugno dritto ai falsi perbenismi e alle dichiarazioni di facciata; come una ferita che incide la pelle, lasciano una cicatrice indelebile ai preconcetti sulla femminilità, con intelligenza e sottile umorismo verso chi contribuisce a fomentare nefande condizioni emarginanti.

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