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La narcoguerra messicana

ottobre 30, 2013 • Mondo, z in evidenza

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Scene di corpi impiccati, bruciati, torturati e squartati, simili a quelle del narcotraffico in Messico, stanno terrorizzando gli honduregni, in un Paese gia’ insanguinato perche’ detiene il record mondiale di omicidi.

Autorita’ e analisti cercano di decifrare cosa c’e’ dietro la rabbia che i criminali stanno mettendo in atto sempre piu’ spesso in Honduras, considerato dall’Onu come un Paese senza guerra ma piu’ violento al mondo grazie a narcotraffico e bande criminali.
Gli abitanti della citta’ di Siguatepeque, 115 chilometri a nord della capitale, sono stati terrorizzati domenica scorsa dalla scoperta di un cadavere che penzolava da un ponte, il terzo in due mesi, dopo che un altro era stato trovato, 12 giorni prima, sempre penzoloni da un ponte nel centro di Tegucigalpa, e un altro in una strada molto frequentata di San Pedro Sula, la seconda citta’ del Paese.
Una settimana fa sono stati trovati tre corpi bruciati in un’auto a Tegucigalpa, vicino llo Stadio Nazionale, e negli ultimi mesi sono comparsi corpi ammanettati, con segni di tortura, avvolti in lenzuola e mantelli o in borse, sacchi o scatole di cartone.
“Tutti questi crimini sono in modalita’ messicana, e’ una messicanizzazione del crimine, che da poco si e’ trasferito in Honduras, sono crimini per vendetta, dispute di territori per la vendita di droghe o estorsioni” ha detto all’agenzia France Presse (AFP) Jaime Flores, che fa parte di una ONG che difende i bimbi, Casa Alianza, e che svolge indagini sulla criminalita’.
Raul Garcia, medico legale dell’obitorio di Tegucigalpa, dice all’AFP che una media di tre corpi ogni settimana, in questa citta’, e’ con “con segni di asfissia e tortura”, problema che e’ altrettanto grave a San Pedro Sula, considerata come la citta’ piu’ violenta al mondo, sita a 240 chilometri a nord della capitale.
“Questi omicidi assomigliano a quelli che commettono gruppi criminali come i Los Zetas, legati alla vendita di droghe e altre attivita’ che considerano la morte come un fatto comune” in Messico, ha detto ai media locali Denis Castro, famoso avvocato honduregno.
Per gli specialisti, gli attori di questi efferati crimini intendono “attirare l’attenzione, cosi’ come e’ accaduto in altri Paesi da cui hanno imparato” questi metodi, mostrando cio’ di cui sono capaci.
Con una iniziativa controversa, il Governo intende contrastare la criminalita’: 1.000 effettivi della Policia Militar, creata di recente, sono stati impegnati in questi giorni nel pattugliamento dei quartieri caldi di Tegucigalpa e San Pedro Sula; mentre il ministro della Sicurezza, Arturo Corrales, ha annunciato l’acquisto di cinque “obitori mobili” per rendere piu’ facile il riconoscimento dei corpi e le autopsie.
“Il crimine organizzato lancia sempre messaggi alla societa’ e alle autorita’, perche’ li si rispetti e li si tema, e cercano di dimostrare cio’ di cui sono capaci se qualcuno cerca di contrastare il loro business o il controllo dei territori”, dice all’AFP il sociologo Eugenio Sosa, studioso della violenza di cui soffre l’Honduras.
Circa il 90% dei crimini e’ attribuito al narcotraffico e alle bande (pandillas) come la Mara Salvatrucha e la Barrio 18, e quasi tutti restano impuniti per mancanza di capacita’, di mezzi tecnici e umani degli organismi che fanno indagini, e per le infiltrazione del crimine. Il corpo impiccato ad un ponte di Tegucigalpa aveva i tatuaggi di una delle due Maras.
Di fronte a questa incomparabile criminalita’, la societa’ “e’ spaventata, ma accade cio’ che e’ noto come assuefazione, cioe’ la violenza che diventa un fatto normale, si tende alla disumanizzazione e al silenzio, cose che sono pericolose”, aggiunge Sosa.
Una nota della statale Commissione dei Diritti Umani, fa sapere che dal 2000 a giugno del 2013, qualcosa come 57.000 persone sono morte violentemente, nella maggior parte dei casi colpite da armi da fuoco o bianche.
La violenza e’ cresciuta in Honduras a partire dal 2005, in parte come effetto della offensiva militare contro il narcotraffico in Messico -che fece trasferire le azioni del cartelli in Centroamerica.
Rispetto ad un tasso, nel 2005, di 37 omicidi ogni 100.000 abitanti, nel 2012 si e’ passati a 85,5 -secondo l’Observatorio de la Violencia de la Universidad Nacional-, quasi dieci volte in piu’ del tasso medio mondiale.
(articolo dell’agenzia France Presse -AFP- del 08/10/2013)

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