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“La Prima Neve”, la celebrazione dei buoni sentimenti al tempo delle immigrazioni

ottobre 24, 2013 • Cinema e Dintorni

LA PRIMA NEVE LUNGO

di Dario Cataldo

Viaggi della disperazione, in imbarcazioni fatiscenti, precarie e degradanti. Quanto dolore e amarezza nei visi di chi s’imbarca carico di fardelli e speranza. È attuale la vicenda di Lampedusa e della luttuosa pagina che coinvolge inevitabilmente l’Italia e la sciagurata legge in materia di clandestinità. Andrea Segre, il regista di “La Prima Neve”, affronta l’ostico tema dell’immigrazione, attraverso i buoni sentimenti, attraverso un processo che dalla desolazione e smarrimento, conduce alla consapevolezza dell’esistere, al coinvolgimento emotivo nelle relazioni interpersonali.

Le ambientazioni della trentina Val dei Mochesi, rendono ancora più suggestivo il divenire degli eventi. La narrazione è scandita dal ritmo lento delle stagioni, dai caldi colori autunnali, sino alle fredde tinte invernali e al candore della prima neve, una novità per Dani, il protagonista della storia. Proveniente dal Togo, sbarca su un gommone nelle coste dell’Italia Meridionale, come tanti nelle sue condizioni. La guerra, la miseria, la dittatura: quanti motivi spingono un uomo a lasciare la terra natale per avventurarsi in viaggi dell’incertezza.

Al suo seguito, Layla, la moglie morta per le fatiche del viaggio, non prima di avere partorito Fatou, la figlia nata miracolosamente. Il ricordo della moglie scomparsa scatenano in Dani un blocco emotivo, impermeabile a Fatou, tanto da pensare di abbandonarla, affranto da dolore. Nella suggestiva cornice della vallata trentina, però, tutto cambia, tutto assume una nuova piega. Alle dipendenze del montanaro Pietro, uomo concreto e saggio, Dani instaura un rapporto di amicizia con Michele, il nipote undicenne di Pietro, segnato dal dolore per la morte del padre. Il lutto è il tramite che unisce l’uomo e il bambino, il collante che cementa due vite private dei propri affetti e lasciati in balia della sorte. La condivisione del dolore contribuisce a elaborare il lutto, a perimetrarlo, fino a superarlo.

Dalla vicinanza l’un con l’altro, ognuno colma quel vuoto dell’anima che attanaglia la propria esistenza. Da una parte Michele, con la necessità della figura paterna in un’età di passaggio come la sua; dall’altra parte Dani, incapace di fare il padre perché oppresso dal strazio e dal rimpianto. In due realtà apparentemente diverse, con storie diverse, il viatico per lenire le sofferenze, per colmare la solitudine a guardare al futuro con più coraggio e intraprendenza.

Lontani dal caotico frastuono cittadino, i due supererano le asperità, traendo un progressivo beneficio, crogiolato dalla prima neve, che suggella la purezza e la freschezza, metafora di un nuovo corso che attende l’uomo e il bambino. Dietro la macchina da presa, Andrea Segre dipinge abilmente le scene, come un abile pittore impressionista. Da esperto documentarista, osserva la realtà circostante, modellandola senza intaccarla. Il bosco, le foglie che cadono, la neve, gli alberi spogli: tutto ha una precisa collocazione, funzionale all’effetto sperato.

Ad affiancare gli attori professionisti – ricordiamo tra gli altri Giuseppe Battiston nella parte di uno zio idealista e sognatore, Anita Caprioli, Jean Christophe Folly – la gente comune, del luogo, i quali contribuiscono a rendere ancor più veritiero, un contesto privo di banalità e scontatezza. Afferma il regista: “Come nel mio primo film Io Sono Li, anche La prima neve è costruito nel dialogo costante tra regia documentaria e finzione, tra il rapporto denso e diretto con la realtà e la scelta di momenti più intimi costruiti con attenzione ai dettagli della messa in scena. Così è anche nel lavoro con gli attori: persone del luogo e attori professionisti interagiscono tra loro, in un processo di contaminazione tra realtà e recitazione. Con il privilegio, in questo secondo film, di aver finalmente potuto lavorare con l’energia e l’imprevedibilità di bambini e giovani ragazzi”. Un plauso per una produzione tutta italiana, che consegna una pellicola tanto attuale quanto valida.

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