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MARE NOSTRUM OPERAZIONE IMMAGINE

ottobre 21, 2013 • Politica, z in evidenza

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di Ennio Remondino
Coi cadaveri dell’ultima strage di migranti ancora da seppellire, pare operativa la missione militare-umanitaria “Mare Nostrum” di cui molto si parla e poco si sa.

L’annuncio è stato tanto solenne da diventare quasi pomposo. Il premier Letta che duetta col suo vice Alfano e annuncia la prova di forza contro i nuovi schiavisti che giungono dall’Africa, il ministro della difesa Mauro elenca le forze di mare di cielo e di terra che saranno schierate, l’ammiraglio Filippo Maria Foffi, nuovo “CINCNAV”, che poi è il Comando in Capo della Squadra Navale della Marina Militare, si offre addirittura ai telegiornali. Emozione per quelle morti atroci di fronte all’isola dei conigli e indignazione nazionale con rullo di tamburi e qualche enfasi di troppo.

Operazione militare o umanitaria? La domanda è di fatto senza risposta. Metà e metà, all’italiana. Uso di mezzi, personale e tecnologie militari, ma col doppio scopo di salvare vite e frenare i traffici. Una via di mezzo tra un lavoro di pronto soccorso e quello di sbirri del mare. Anche se i mezzi schierati sono stati scelti per fare impressione. Una nave-anfibia, la San Marco, con struttura ospedaliera, spazi interni per il ricovero dei naufraghi ed elicotteri con visori notturni, precisano. Poi altri pattugliatori, fregate, ed i droni, aerei fantasma senza pilota a spiare le rotte dei migranti.

L’indefinito confine tra umanitario e repressivo suscita allarme da subito in Amnesty International. Due distinte funzioni: il controllo delle frontiere, con riferimento esplicito all’effetto di “deterrenza” e il soccorso in mare. Giustamente Amnesty International si chiede come il soccorso in mare sarà conciliato col controllo delle frontiere. Le “regole del gioco”, le chiama Amnesty. Cosa fare nelle diverse situazioni, ad evitare -anche a livelli massimi di comando- pasticciacci brutti come quello della petroliera Lexie e dei due Marò consegnati alle autorità indiane per un ordine sbagliato.

Droni vigilantes, ma per fare cosa? Quali le rotte da spiare? Sul fronte della criminalità spezzettata che gestisce oggi quei traffici dalla Libia, difficile immaginare azioni di ”polizia” contro natanti “a perdere” che i droni potranno soltanto aiutare a individuare prima per soccorrerli. Sulle rotte dall’Egitto, un po’ più della metà dei migranti via Libia, l’utilizzo a noi noto di “Navi madre” di maggior tonnellaggio, con un seguito di battelli minori “a perdere”, potrebbe consentire qualche azione di forza andando a colpire, con sequestri ed arresti, organizzazioni criminali più strutturate.

Quesito estremizzato. Quanto saremo boy scout e quanto cacciatori di pirati?

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