MENU

EMIGRAZIONE. L’ALTRO LATO DELL’ACCOGLIENZA

ottobre 21, 2013 • Politica, z in evidenza

 

LAPR0629-186-U43000324648449SYD--398x174@Corriere-Web-Nazionale

 di Marco Brunazzi

La tragedia di Lampedusa ha ridato visibilità e spazio ad un dibattito sulla attuale realtà delle migrazioni dal Mediterraneo verso l’Europa, che stenta però ad uscire dalla retorica discorsiva e dalla pochezza di soluzioni concrete effettivamente proposte e attivate.

Su ciò che andrebbe fatto con urgenza molto è stato detto da tempo e qui lo riassumo schematicamente per opportuno richiamo, anche se non è di questo che vorrei precisamente parlare.

Occorre innanzitutto che le istituzioni europee si dotino rapidamente di norme uniformi e condivise per tutti gli aspetti del problema. Occorre che siano attivati accordi con i paesi rivieraschi e, ove ciò non fosse possibile, procedere con autonoma determinazione, supportata da un voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per creare un corridoio umanitario che permetta partenze e transiti legali e sottratti ai taglieggi e ai traffici della criminalità organizzata.

Occorre, pur con gradualità, garantire libertà di movimento nello spazio Schengen ai migranti e offrire loro condizioni uniformi di accoglienza, nella logica dello stato di diritto e dei principi di legalità democratica.. Per essere chiari: diritti e doveri personali rigorosamente eguali per tutti, cittadini e stranieri, uomini e donne, con modalità di applicazione che riducano i rischi di ghettizzazione imposta o anche scelta in ottica comunitarista. Programmazione delle partenze per prevalenti ragioni economiche, da stabilire possibilmente in collaborazione con i Paesi di provenienza, ma ovviamente assoluta e pronta accoglienza per i rifugiati in fuga da guerra, persecuzioni, carestie, ecc.

Un tale quadro di interventi renderebbe naturalmente molto più efficace e umanamente dignitosa l’accoglienza dei migranti.

Ma resta aperto un problema sul quale si tende invece a sorvolare: come garantire al meglio l’accoglienza dall’altro lato, quello dei cittadini e delle comunità in Europa?

Non si può far finta di non sapere che la disponibilità all’inclusione piuttosto che all’esclusione non è affatto naturale, né storicamente confortata da riscontri significativi. La diffidenza tradizionale per il diverso, l’altro, lo straniero, ecc. è la norma, non l’eccezione, né valgono prediche moraleggianti, specie da parti di ceti politici e sociali che non debbono normalmente misurarsi con la realtà dell’accoglienza concretamente vissuta, giorno per giorno, con tutte le sue contraddizioni e frizioni.

Ciò è tanto più evidente in tempi di crisi economica e sociale drammatica come quella che attualmente l’Europa conosce, con i suoi venti milioni di disoccupati e la spietata politica di austerità imposta dalle dottrine neoliberali imperanti. Non è difficile comprendere come, in una situazione del genere, i movimenti populisti, xenofobi, se non francamente razzisti o neofascisti abbiano il vento in poppa in tutto il Continente.. Niente è più facile, la storia contemporanea ce lo insegna, che attizzare guerre tra poveri, in cui la soluzione del problema viene individuata nel nemico “esterno/interno”presunto che porta via lavoro, servizi sociali, identità storiche e culturali agli abitanti originari del territorio.

Non esiste, ovviamente una sola soluzione, ma occorrono una pluralità di interventi economici, sociali, educativi, urbanistici, culturali che predispongano la migliore accoglienza e sgretolino a poco a poco, senza supponenti e sprezzanti prediche ai “cattivi” cittadini che nutrono pregiudizi razzisti e simili, quei pregiudizi stessi, a partire dalla concretezza degli interventi e non dalla altezzosità delle “ammonizioni”.Questo è un tema che dovrebbe essere particolarmente sentito dalle forze politiche di ispirazione progressista, se non altro perché l’esperienza storica degli anni Venti e Trenta aveva già mostrato i terribili rischi che altrimenti si corrono. O forse si crede che il consenso che cresce attorno ai partiti populisti e xenofobi e razzisti provenga da elettori che già sono di tali orientamenti e non piuttosto da elettori proprio originariamente di “sinistra”, ma ormai delusi e abbandonati in una disperazione sociale che facilmente è pronta a cogliere le spiegazioni e le promesse più rozze e quindi più semplici da credere? Infine, ancora una ovvietà imbarazzante.

Fare politiche di accoglienza di questo tipo e da entrambi i lati della questione ha certamente costi economici non lievi. Ma questo è appunto il prezzo per tutti, se si vogliono risolvere i problemi con efficacia, dignità e giustizia. Chi non ha il coraggio di dire queste cose e soprattutto di farle prepara un futuro rovinoso per tutti, cittadini e stranieri migranti.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »