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Giorgio De Chirico, quando il falso d’autore diventa un arte

ottobre 15, 2013 • Arte e Poesia

de-chirico

di Dario Cataldo

Artisti di ogni epoca sono stati oggetto di cloni, abusi stilistici e falsi conclamati. Leonardo da Vinci, Caravaggio, Modigliani, Guttuso, Pollock, Canaletto e via discorrendo, sono stati vittime di riproduzioni talmente verosimili da destare stupore. Tra questi, una citazione particolare è rivolta a Giorgio De Chirico, un pittore tra i più falsificati del secolo scorso. Denunciando in vita gli abusi fatti a suo nome, così come dopo la sua morte, il principale esponente della pittura metafisica è testimonianza di un incessante fermento all’interno del mondo parallelo dell’arte.

 È l’anno a cavallo tra il 1945 e 1946, quando l’ormai affermato De Chirico denuncia dei falsi nel mercato francese e americano. Forse per screditare il suo lavoro – ad opera di critici ostinati e pittori surrealisti invidiosi – o forse per l’enorme successo della sua pittura metafisica, antesignana di quella futura, sta di fatto che sul mercato internazionale, numerosi cloni erano a nome dell’artista originario di Vòlo. Perché proprio lui? Perché tra i suoi molteplici attestati c’è anche quello di pittore tra i più falsificati?

Nella sua metafisica, alla quale De Chirico torna ripetutamente, strutture essenziali fanno da comune denominatore a un clima intrigante e suggestivo, nel quale prevale l’assenza di figure umane. Nelle sue opere, un occhio di riguardo è rivolto al classicismo, a un periodo che lui ripensa con rispetto e reverenza – le statue greche all’interno di romantiche piazze italiane, devono essere viste in tale ottica. Mai banale e ripetitivo, pur guardando al passato, lo proietta in una dimensione altra, reinventando e decontestualizzando il noto, per trasformarlo in ignoto, in una nuova esperienza visiva. Nella rappresentazione della realtà extrasensoriale, attraverso ciò che prevarica l’apparenza, le opere di De Chirico fanno scuola. La fuga dal tempo, dallo spazio, da ciò che sono i canoni prospettici tradizionali, rendono il noto pittore e scrittore italiano, tra i più “falsificati” di tutto il ‘900.

Non solo copie illustri ma anche sparizioni eccellenti: è questo ciò che gira intorno al mercato dell’arte, un business che con un fatturato di “78 milioni di euro nel 2012, con un’impennata del 39% rispetto al 2011 e una stima complessiva di 8 miliardi di euro, si piazza dietro armi e droga per introiti illeciti. Non c’è differenza per il mondo della criminalità organizzata: trafugare siti archeologici, oppure falsificare quadri o sculture di autori rinomati, sono sinonimi della stessa parola, il profitto. Un totale di sessantacinque mila opere nel biennio appena trascorso, sono state vittime di indagine da parte del reparto tutela del patrimonio culturale dei carabinieri. Tra queste, a testimonianza di una continuità con il secolo scorso, le produzioni di Giorgio De Chirico. Un passaparola che partendo dal mondo virtuale del Web, raggiunge sciacalli e avventurieri, in cerca di affari a basso costo.

Una vera e propria catena del malaffare che inquina l’arte e le fondamenta della cultura. Resta il fatto che, aldilà dell’autenticità o falsità, un quadro di De Chirico, suscita inevitabilmente una reazione agli occhi dell’osservatore. Da qualsiasi punto di vista dal quale si osserva, il teatro del tempo fuori dal tempo, rende la scena immobile, ma nello stesso istante, centro nevralgico di un caleidoscopio di emozioni. Afferma il noto pittore: “l’arte deve creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l’arte dal comune e dall’accettato, sopprimere completamente l’uomo quale guida o come mezzo per esprimere simboli, delle sensazioni, dai pensieri. Liberare la pittura una volta per tutte dall’antropomorfismo, vedere ogni cosa, anche l’uomo, nella sua qualità di cosa”. Non più protagonista assoluto della scena, l’aspetto umano diventa parte del tutto, in cui il silenzio e il rumore, l’enigmatico e il conosciuto si fondono, si cementano in un irripetibile catalizzatore di possibili immagini.

In questo sta la genialità di Giorgio De Chirico, il pittore tra i più clonati del secolo appena trascorso. 

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