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OLTRE DE MAGISTRIS E SODANO. IL FUTURO DI NAPOLI E DEL PD.

ottobre 10, 2013 • Politica

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di Giuliano Morlando

Da più parti nel PD nei giorni scorsi abbiamo assistito alla richiesta di dimissioni, con dure critiche al vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano, colpito da una condanna in primo grado a 11 mesi. Attaccare Sodano per far dimettere De Magistris, secondo me è sbagliato. Il PD si candida ad essere partito di governo, della città e del Paese. Non può approfittare di una disavventura, di nessun conto, per attaccare una persona come Sodano, che è percepito dalla gente come persona perbene, come riconosce la stessa giornalista del Mattino, Marilicia Salvia, in un articolo di qualche giorno fa, in cui afferma “Nessuno intende disconoscere il valore di battaglie politiche che Sodano porta avanti da sempre”.

Il vicesindaco adesso sarebbe diventato un teorico della Disobbedienza Civile, mentre sembra che la richiami solo per quell’episodio. La sua storia è limpida, se epurata dalla disavventura di Pomigliano, svoltasi nell’ambito di una protesta “civile-politica”. Purtroppo l’epilogo fu spiacevole, ed è stato censurato dalla magistratura, con una condanna di due mesi, (nove mesi sono per l’irruzione in consiglio). Si può discutere ed essere d’accordo o contrari, ma quante volte abbiamo pensato anche noi di fare qualcosa contro i soprusi. Negli anni ’70 e ’80 di lotte e scontri, anche fisici, ne abbiamo visti tanti, e non solo di Lotta Continua. Tante volte sarei stato tentato di buttarmici anch’io nella zuffa. A quell’epoca, alcuni di quelli che oggi protestano nel PD, facevano disobbedienza civile. Biagio De Giovanni, ha detto “Sodano dovrebbe dimettersi, ma se lo fa cade la giunta”. Infatti Sodano è l’unico politico in giunta, per questo ne scrivo. Perché è una questione importante.

Dunque il PD le può chiedere le dimissioni, ma imbarcarsi in una crociata contro Sodano, no. Sta alla sensibilità del vice di De Magistris, se dimettersi o no. Ancora una volta appare più sensata la critica di Bassolino all’Amministrazione, sui fatti, non sulle speculazioni o sulla giustizia. Mi sembra più razionale entrare nel merito. Se la vigilessa non avesse avuto le piccole lesioni, l’evento con molta probabilità non sarebbe stato neanche denunciato e non avrebbe avuto nessuna rilevanza penale. Se ci candidiamo ad essere classe dirigente dobbiamo essere razionali e dobbiamo orientare non farci orientare dalla piazza e dal web. Lo dico da esponente politico del PD.

E’ una questione di metodo. In questo modo di fare, in certe affermazioni a dir poco approssimative non riconosco il modo di agire del mio leader, Matteo Renzi, e del nuovo partito che lui vorrebbe costruire. Prendiamo esempio da Lui, solo dopo la sentenza della Cassazione ha detto parlando di B. “un leader europeo si sarebbe già dimesso”. Dobbiamo evitare, come dice Renzi, di andare a ruota del PDL che a Napoli presenta la mozione di sfiducia a Sodano-De Magistris e a Roma vuole salvare mister B. La tabella di marcia non dobbiamo farcela imporre dagli altri. Voler cavalcare tutte le tigri o i cavalli pazzi, come fossimo in un rodeo, può procurarci solo danni, e disorientare i cittadini. Sì, faremmo contenti i solti quattro, ma saremmo molto lontani dall’aspirare ad essere classe dirigente.

Se non siamo in grado di giudicare in modo differente gli episodi e pure le condanne, peraltro di primo grado, non sapremo neanche indicare una prospettiva a questa città. E’ banale ripetere la nenia “le sentenze si rispettano”. Non rincorriamo la magistratura, che già decide troppo in vece della politica. La gente si interessa molto di più al caso MPS, migliaia di milioni di euro su cui si è messa la sordina, che non alla condanna di Sodano.

E’ in queste occasioni che si riconosce la capacità di essere leader. Il populismo, la speculazione e l’ipocrisia, che hanno caratterizzato una lunga stagione politica, lasciamocele alle spalle. Altrimenti non sarà sufficiente un ricambio generazionale o della classe dirigente. La qualità di un leader si vede da quello che dice e che fa, oltre che dalla condivisioni di valori di un partito. L’episodio che riguarda Sodano non è un caso di “Legalità”, di garantismo sì. In politica si giudica anche se è opportuna, o no, una cosa, e si guarda al complesso della persona e dei fatti, al retroterra, se c’è, e qui pare che c’è. Altrimenti tanto vale votate Grillo. Ci vuole il coraggio di andare controcorrente, in tutti i sensi, come dice il papa. Diverso è il caso della Tommasielli, che seppure non ancora “condannata”, ben ha fatto a dimettersi, perché il suo comportamento era stato riprovevole sul piano della buona amministrazione, e lì non c’è stato bisogno di aspettare neanche il giudizio di primo grado.

Il PD non può rincorrere l’amministrazione De Magistris sulla Giustizia. Capisco che, per rabbia, verrebbe di farlo, perché l’ex PM, che ne ha combinate tante, aveva teorizzato la rivoluzione arancione proprio su questa base. Ma sul tema specifico lasciamo che sia lui a logorarsi, farà come il polpo. Si cuocerà nella sua stessa acqua, come già sta facendo.

A luglio, alla presenza del Ministro Graziano Delrio, l’ho sentito dire “rivendico il primato della politica”. Ci pensate, l’ex PM De Magistris. Perciò mi preoccupo per Napoli, non per lui, sono sicuro che la città gliene chiederà conto. Incalziamolo invece sulle cose che la gente vive tutti i giorni, e che non funzionano, ce ne sono tante. Il sistema dei trasporti in ginocchio, la violenza sui turisti che vengono derubati, il degrado dei quartieri e del centro storico, lo sviluppo appeso della zona Est, le periferie dimenticate. E poi Bagnoli, uno dei posti più belli al mondo, sospesa tra memoria e un improbabile futuro. Ed ancora il tema del lavoro e delle nuove generazioni, cosa di cui non se ne parla mai, e una sanità tra le peggiori d’Italia. Insomma la mancanza di un progetto di sviluppo della città di cui non si ha nessuna contezza.

Ultimo, non per importanza, anzi direi emblematico, è il fallimento del Forum delle Culture, una grande occasione mancata, solo per ora spero. Ma lo spero per la città, non per Giggino. Ripartiamo da qui. Aiutiamolo anche a far bene. Perché il Forum può essere, se si è ancora in tempo a salvarlo, una buona occasione di sviluppo della città. Rettifichiamo la nostra posizione nei confronti dell’Amministrazione. De Magistris per mancanza di umiltà e di visione politica, non meriterebbe niente. Ma se continueremo ad accerchiarlo, si chiuderà nel fortino, ed a pagarne il prezzo, per altri due anni, sarà la città. Sarei tentato di consigliargli di riprendere Oddati al Forum, uno che ci credeva, diamogli una seconda chance. Napoli è una città difficile. Nessun bravo sindaco del Nord e neanche l’ex bravo, De Luca da Salernum, avrebbe la bacchetta magica per risolvere i problemi in poco tempo. Men che meno può farlo De Magistris. La gente lo ha capito e se ne ricorderà. Però i napoletani ricordano ancora tutte le cose che non hanno funzionato nel PD, negli anni passati.

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Tutti i disastri di un’era. Anche se i dirigenti politici del PD appaiono più qualificati ed esperti, la gente diffida ancora, non vuole ridare fiducia a chi, fino a pochi anni fa, ha mostrato di non meritarla, è preoccupata che si possa tornare indietro. Un po’ di purgatorio, allora, non farà male al PD, si avrà il tempo per ricostruire un percorso, partendo dal basso, non dagli intellettuali che hanno taciuto. Ma partendo dal disagio, dalle periferie abbandonate, dai giovani senza lavoro, dalle scuole e dai bambini, cui si sarebbe voluto dedicare Rossi Doria. Bisogna ricostruire il radicamento e la credibilità del partito nei tessuti sociali, il rapporto con la gente umile, nei quartieri, nelle periferie. Ma questo non lo si fa in poco tempo, perfino due anni son pochi. Basta salotti pseudo intellettuali, che non portano a niente. Impieghiamo il tempo per ricostruire un tessuto di rapporti, di fiducia, di imprenditoria, e facciamo capire che il PD è un partito nuovo. Ma solo se realmente lo è. Il tema del congresso provinciale dovrebbe essere questo.

Favoriamo la crescita di nuovi dirigenti, nuovi riferimenti che vogliano impegnarsi e che possano condividere e rafforzare un progetto. Ma bisogna prima averlo un progetto. I referendum, quelli che passeranno il vaglio dell’ammissibilità, non serviranno a questo. Uno studio complessivo, invece, ci farebbe avere un’idea della città e sì che potremmo candidarci a dirigerla questa maledetta fantastica città. E Bassolino faccia il padre nobile, come ha detto lui stesso, che è meglio per lui e per Napoli. Facciamo sbagliare le nuove generazioni se vogliamo aiutare a crescere una nuova classe dirigente.

Ripartiamo anche dal gruppo consiliare. Liquidare il dissenso, ed espellere i dissidenti, cosa che in un gesto di rabbia io stesso ho detto, è troppo facile. Forse qualcosa non ha funzionato. Viene il dubbio che i vari Fiola possano avere delle ragioni. Lo scollamento del partito dalla città, la mancanza di quel radicamento, tra la gente, si vede proprio da questo. Il dissenso del gruppo, può essere la cartina di tornasole della crisi politica del PD, e della lotta tra dirigenti di alto rango e dirigenti di quartiere. Non dimentichiamo che quelli di alto rango, grazie alla legge elettorale “porcata”, sono stati eletti con pochissimi consensi. In fondo il gruppo consiliare, composto da tutti ex consiglieri di quartiere, può darsi che un po’ di radicamento ce l’abbia. Perciò viene il dubbio che possano essere stati altri a sbagliare. La politica si fa con passione e intelligenza, ma essenziale è il consenso. Se Matteo Renzi aspira a dirigere l’Italia e il PD, è innanzitutto perché ha un grande consenso nel Paese.

 

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