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SCERIFFI PLANETARI

ottobre 8, 2013 • Mondo, z in evidenza

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di Ennio Remondino

Navy Seals dopo Bin Laden. La risposta americana al massacro del centro commerciale di Nairobi. Blitz in Somalia. Catturato capo qaedista in Libia. Modello Far West, la vendetta mai morta. Nel giro di poche ore l’antiterrorismo degli Stati Uniti ha colpito due bersagli in Somalia e in Libia. Conti vecchi e nuovi da saldare. Assassini o, se preferite, Giustizieri di Stato sono stati ancora una volta i Navy Seals, assaltatori di mare, di aria e di terra (Sea, Air and Land forces), potremmo tradurre. Più semplicemente le forze speciali d’élite della U.S. Navy impiegate dal governo degli Stati Uniti in conflitti e guerre non convenzionali, difesa interna, azione diretta, azioni anti-terrorismo ed in missioni speciali varie. Diventati noti a livello planetario dopo l’uccisione in Pakistan di Osama bin Laden, questa volta i Navy Seals sono sbarcati sabato sulla spiaggia di Barawe, a sud di Mogadiscio, per tentare di catturare un capo del movimento Shebab, responsabile del massacro nel centro commerciale di Nairobi. Forse lo hanno ammazzato. Poco prima, a Tripoli, i Seals avevano catturato Anas al Libi, uomo di Al Qaeda “wanted” con una taglia di cinque milioni di dollari per gli attentati alle ambasciate Usa in Kenya e Tanzania del 1998. Filosofia biblica americana dell’occhio per occhio, dente per dente. Ad evitare eventuali dubbi, il segretario di Stato Usa, John Kerry, minaccia da Bali, in Indonesia: «Gli Stati Uniti non fermeranno mai i loro sforzi perché chi compie atti di terrorismo sia chiamato a risponderne».

Emblematico il dettaglio che il blitz in Somalia sia scattato al ventesimo anniversario della battaglia del 3 ottobre 1993 con i miliziani di Aidid, in cui furono uccisi 18 soldati statunitensi. Se la logica della vendetta mai morta possa funzionare con nemici votati al martirio è altra questione. Blitz somalo un po’ confuso, con sbarco, sparatoria ed elicotteri da Apocalipse Now. Risultato incerto. Forse ucciso il leader dei miliziani qaedisti somali Mukthar Abu Zubery alias Godane, forse qualche morto tra i Seals. Meglio in Libia dove, per catturare Anas al Libi, stretto collaboratore di Osama bin Laden e mente degli attentati dell’estate 1998 in Kenya e Tanzania, avrebbero operato Fbi, Cia e Pentagono. Al Libi era sospettato per l’attacco al consolato di Bengasi, costato la vita all’ambasciatore Stevens. Operazione vendetta e anche di ammonimento politico. Destinatario di questa seconda parte, il caotico assemblaggio di kabile che si spartiscono, nel caos e nell’anarchia, il resto di quella che fu la Libia di Gheddafi. Quesito senza risposta certa: vendetta che vale come ammonimento e deterrente per altri, o vendetta che chiama altra vendetta sempre più feroce?

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L’incubo di attentati suicidi. Incognita mai risolta della guerra asimmetrica da combattere con una offensiva di intelligence, oppure l’ulteriore estensione dell’approccio punitivo strettamente militare non solo agli Stati ritenuti colpevoli, ma anche alle entità sub-statali, compresi i singoli individui? Domande certe, risposte troppo spesso contraddittorie. Intanto il governo Obama, oltre all’impiego dei Navy Seals, insiste sull’uso dei Droni killer, strumenti collaudati, anche se causa di numerosi e tragici “effetti colleterali”. E installa in Europa il nuovo sistema Ags (Alliance Ground Surveillance) della Nato nella base di Sigonella. Col supporto degli apparati di comando satelliti dal Muos di Niscemi.

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