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Berlusconi ai servizi sociali, 10 cose che potrebbe fare

ottobre 8, 2013 • Cultura e Società, z in evidenza

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Tra proposte serie e semiserie, disponibilità e rifiuti, i responsabili di diverse associazioni non profit si esprimono sulla misura alternativa di cui l’ex premier potrebbe fruire nei prossimi mesi. Dalla tratta alla disabilità, dal carcere ai rifugiati.

Tra indiscrezioni e smentite, si discute molto dell’affidamento ai servizi sociali di Silvio Berlusconi nel caso venisse approvata la sua decadenza da parlamentare e dovesse scontare la condanna definitiva ricevuta in Cassazione lo scorso luglio. Ma quale “servizio sociale” potrebbe essere adatto a un personaggio di tale importanza? E quali benefici ne trarrebbe l’interessato? Lo abbiamo chiesto a una decina di responsabili di associazioni non profit italiane, impegnate nelle più svariate attività, che hanno risposto tra il serio e l’ironico.

Gli troveranno un ufficio dove si sta comodi.
Don Vinicio Albanesi, Comunità di Capodarco – Sinceramente non saprei che cosa inventare per un personaggio di rilievo – scrive nel suo blog “L’inquieto” dopo una riflessione su come oggi questa misura alternativa viene applicata – Coltivare l’orto è faticoso, perché la terra è dura e sta in basso; servizi di approvvigionamento e di cucina non è il caso per chi è stato servito con buoni pasti e vini d’annata. I tossicodipendenti in riabilitazione sono troppo coinvolgenti; stare tra chi soffre di disturbi psichiatrici può ingenerare incubi. Forse aiuterebbe la sua presenza nel centro per disabili gravi e gravissimi: per fare compagnia, imboccare, aiutare a far la doccia. Il confronto servirebbe a sentirsi fortunati nella vita e a non esagerare”. Ma la vicenda andrà in altro modo, prevede don Albanesi : “troveranno qualche ufficio, ente, iniziativa dove si sta comodi, con tutti gli strumenti di comunicazione (giornali, telefoni, internet), magari vicino casa, così da eliminare la scorta e non avere noie. Le differenze si sperimentano anche nelle misure alternative. Come sempre”. Insegnare l’arte della comunicazione, ma al servizio della verità.

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Ornella Favero, responsabile di Ristretti Orizzonti – Di Berlusconi ai servizi sociali abbiamo parlato in redazione: secondo noi l’esperienza più interessante è quella che fanno con noi le persone condannate per guida in stato di ebbrezza, che devono fare lavori socialmente utili per evitare il carcere. Da noi sono venuti finora un’avvocatessa, un ingegnere elettronico con famiglia, due figli, una ditta sua, due fotografi, il gestore di un’enoteca, un maestro, uno studente universitario… Tutti convinti di non dover essere “rieducati”. La cosa interessante è che facendo volontariato nella nostra redazione in carcere e negli incontri con le scuole, da una parte “assaggiano” il carcere, ci entrano dentro, capiscono cosa significa, e magari per uno come Berlusconi sarebbe altamente rieducativo vedere le conseguenze di certe leggi volute e fatte dalla sua parte politica.

Poi nei confronti con le scuole, che da noi avvengono continuamente comincerebbe a capire cosa vuol dire rispondere alle domande, a volte feroci, dei ragazzi, e anche assumersi la responsabilità dei propri comportamenti. Negli incontri infatti alcuni detenuti portano la loro testimonianza di come si possa “passare dall’altra parte”, e non sempre il reato è una scelta, a volte è il frutto di un lento scivolamento in comportamenti sempre più a rischio… In cambio Berlusconi potrebbe insegnare ai detenuti che si occupano di informazione “l’arte della comunicazione”, che ben conosce, possibilmente però messa al servizio della verità, come fanno i miei redattori, che soprattutto di fronte agli studenti sentono quel dovere di onestà e sincerità che quando commettevano reati era l’ultimo dei loro pensieri.

Dare e imparare qualcosa.
Franco Bomprezzi, Ledha – Berlusconi potrebbe venire da noi, potrebbe dare il suo contributo nel mondo della comunicazione, lui che ha dimostrato di essere così abile. Il mondo della disabilità ha un grande bisogno di farsi vedere. Così l’anno che dovrà trascorrere ai lavori socialmente utili potrebbe diventare fantastico e noi su questo aspetto abbiamo bisogno certamente di lui. Credo sia una buona scelta, per dare qualcosa e per imparare.

Scoprire la dignità delle donne violentate.
Gabriella Carnieri Moscatelli, Telefono Rosa – “Da noi si renderebbe conto cosa significa essere donna oggi. Gli apriremmo le porte per fargli capire quanta dignità hanno le donne. Data l’età potrebbe lavorare nelle case di accoglienza, accompagnare i bambini delle donne in difficoltà a scuola o dal dottore. Oppure lavorare alla ricerca sulla violenza sommersa che pubblichiamo annualmente: quest’anno abbiamo raccolto i dati di 1800 telefonate, è un’attività che potrebbe svolgere per capire come è trattata la donna in Italia. Sarebbe un gesto importante e altamente simbolico. Certo, non potrebbe ricevere la visita delle sue, di donne”.

Trovare lavoro alle vittime di tratta senza chiedere nulla in cambio.
Don Zappolini, Cnca – Ci piacerebbe che Silvio Berlusconi svolgesse il suo periodo di affidamento ai servizi sociali in uno dei progetti che abbiamo a Roma per l’aiuto alle vittime di tratta. Lavorando presso Magliana 80, Parsec o la cooperativa Il Cammino, potrebbe vedere la faccia peggiore di un mondo che brutalizza e riduce in schiavitù le donne. La prostituzione non riguarda infatti solo le ragazze che si prestano a questo per fare carriera, ma nasconde un mondo di sfruttamento e sofferenza. Sono sicuro che gli farebbe bene lavorare a un progetto di inserimento lavorativo delle vittime di tratta. Potrebbe cercare lavoro a queste giovani donne senza pretendere nulla in cambio. Tutto il Cnca è disponibile ad accoglierlo, del resto in passato nelle nostre comunità di accoglienza di Milano abbiamo ospitato anche Ruby.

Capire di essere uno come gli altri.
Paola Menetti, Legacoopsociali – Noi saremmo disponibili ad accoglierlo. Tenendo conto della sua età dovremo trovare una giusta collocazione e potremo farlo insieme a lui. L’importante è che abbia la possibilità di misurare se stesso con una situazione che non conosce. Sarebbe una persona tra le altre senza mediazione di ruoli e di potere. L’obiettivo è che l’affidamento sia positivo e serva alla persona che espia la pena. Non capisco le associazioni che cercano di contendersi il suo affidamento. E’ un tema serio che meriterebbe silenzio piuttosto che tutto questo clamore.

Gestire l’igiene di un ammalato di Sla.
Mariangela Lamanna, Comitato 16 novembre – Gli affiderei l’igiene quotidiana dell’ammalato di sla, muto, paralizzato e tracheostomizzato. Da solo, ovviamente. Vediamo come se la cava se gli strali lanciatigli con gli occhi dall’ammalato lo colpiscono… Prima però deve imparare come si gestisce un disabile gravissimo a domicilio, senza soldi e in assoluto abbandono! E sempre in tema di disabili gravissimi, Marina Cometto, presidente dell’associazione Claudia Bottigelli aggiunge: “Gli farei fare spettacoli d’intrattenimento e giochi per i bambini che non possono uscire di casa, perché tracheostomizzati”.

Ma i genitori dei nostri disabili non lo vogliono.
Toni Nocchetti, Tutti a scuola – Quest’estate, quando ci fu la sentenza di condanna, ho consultato il direttivo dell’associazione: visto che lavoriamo molto nella comunicazione sulla disabilità, pensavo di chiedere l’affidamento di Berlusconi alla nostra associazione, perché ci desse una mano nella comunicazione su questi temi. Per esempio, nell’organizzazione di Giochi senza frontiere, con lui semplificheremmo molto il lavoro: con un paio di telefonate, ci procurerebbe tutti gli artisti di cui abbiamo bisogno. Il direttivo, però, è formato da tutti genitori di ragazzi disabili, tranne me: la loro risposta è stata un no fermo. Berlusconi non lo vogliono.

Nemmeno lo riconoscerebbero.
Chiara Bonanno, Caregiver – Lo metterei al lavoro sulla parte che ha a che fare con le relazioni istituzionali per ottenere un ausilio, dalla prescrizione fino all’ottenimento con il servizio protesico, comprese le lunghissime anticamere e le idiote pratiche burocratiche, alle relazioni con il comune, le varie richieste per ottenere un briciolo di attenzione in più e, soprattutto, le battaglie esasperanti per evitare i frequenti e ingiustificati tagli lineari. I rapporti con la Asl e con i medici/burocrati che nemmeno ti guardano in faccia… Quelli sarebbero perfetti: non si accorgerebbero nemmeno di stare a parlare con Berlusconi, ci sarebbe da ridere a vederlo all’opera per convincerli di prender seriamente una patologia invece di scrivere il farmaco e mandarti a casa con 5 minuti di visita!

Dipenderebbe dalle sue competenze.
P. Giovanni La Manna, Centro Astalli – Nello smentire l’ipotesi, comparsa in un articolo de Il Tempo, che Berlusconi avesse scelto proprio questa struttura di accoglienza per i rifugiati, afferma che qualora una richiesta dovesse arrivare, “verrà presa in considerazione come fatto già in passato con altre persone e valuteremo se ci sono le condizioni per accoglierle e far svolgere un servizio”. Nessuna chiusura a priori, quindi. “Ogni persona ha la sua storia e anche Gesù in croce non ha chiuso le porte al ladrone nell’ultimo momento. Se poi non è possibile è diverso.

Se le condizioni per tutelare le persone che accogliamo non dovessero essere tali da realizzare un servizio del genere, solo allora diremo no”. Quanto al tipo di servizio, “sarebbe come per tutti i volontari: si deciderebbe in base alle esigenze del momento tra mensa, scuola di italiano, dormitori, e poi dipende dalle competenze che ciascun volontario vuole mettere in campo”. Per Berlusconi si tratterebbe comunque di “un’opportunità di crescita umana e spirituale, per chi ci crede”.

Fonte, Redattore sociale

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