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La Cultura del Low Cost: al Museo solo se gratis

ottobre 2, 2013 • Cultura e Società, z in evidenza

 

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di Dario Cataldo

Con la cultura non si mangia” tuonava qualche anno fa Giulio Tremonti, in barba all’enorme patrimonio artistico stimato in Italia. Soltanto in Sicilia, tra Musei, siti e aree archeologiche, è attestabile il 27% dell’intera stima nazionale.

Purtroppo, a fronte del Rapporto annuale di Federculture 2013, sembra che non ci si renda conto dell’inestimabile valore che l’Antica Trinacria racchiude nella sua plurimillenaria storia. Prezzi troppo elevati e luoghi della cultura lasciati all’incuria del tempo: è questo il triste bollettino di una Regione che della Cultura potrebbe farne un riscatto sociale. Una nota stonata in un contesto nel quale Palermo si candida a “Capitale europea della Cultura 2019”, in cui da poco sono terminati i festeggiamenti della “Settimana della Cultura”, un evento ricco di appuntamenti ma circoscritti nell’arco di sette giorni.

Il dato è chiaro, incontrovertibile: nell’anno trascorso, in Sicilia sono diminuiti i turisti paganti: “Gli introiti diminuiscono del 6,3 per cento; i visitatori di musei e aree archeologiche del 3,2 per cento. Diminuzioni nette per il pubblico pagante che crollano del 9,2 per cento, mentre gli ingressi gratuiti aumentano del 4 per cento. Certo, nella sola città di Palermo, assicura il Sindaco Leoluca Orlando, gli investimenti nel settore sono raddoppiati rispetto alla precedente gestione amministrativa.

Il dato di Federculture però recita un altro copione, più sconfortante ed emblematico, frutto di mancati impegni. La Crisi che attanaglia le tasche dell’italiano medio ha inciso e non poco sulla diminuzione della spesa culturale. Se a questa si aggiungono scellerate politiche statali, per cui poco o nulla è stato destinato agli Enti locali, o meglio, alla manutenzione dei siti nei complessi locali, beh, si capisce il perché del disamore verso le attrattive a pagamento. Meglio se gratis o a prezzo nettamente ridotto: è questa la filosofia di chi incontra l’arte. Un caso su tutti è sintetizzato dal Museo Civico di Polizzi Generosa – noto comune siciliano, immerso nel Parco delle Madonne. Su 1.023 visitatori annui, solo 159 sono i paganti, per un incasso surreale di 280 euro.

Quale soluzione alla fotografia culturale di una Regione, con un terzo del patrimonio artistico nazionale? Non è che da altre parti vada meglio. La fotografia regionale è lo specchio di una emorragia che affonda le sue radici in cattive politiche di Governo, in mancate promesse mantenute, in clientelari affari a discapito del bello, di ciò che è arte, d’altronde, con la cultura non si compra il pane.

La valorizzazione del tessuto autoctono passa da una sottile quanto labile linea di demarcazione, tra ciò che è opportuno fare e ciò che è il fare opportunismo, ovvero quella logica tipica della Casta, per la quale tutto è funzionale a garantire un bacino di voti, tutto è funzionale a guadagnare consenso in prossimità delle elezioni. Poco importa se a conti fatti, la Sicilia e l’Italia intera stagnano in un immobilismo culturale che degrada la propria Storia. Se per il deterioramento degli Scavi di Pompei, l’Unesco si scomoda per redarguire i mancati finanziamenti del governo italiano, dando un ultimatum che sa di sconfitta del Bel Paese, c’è qualcosa che non va.

Sicuramente, i continui tagli a un settore esangue, mortificano quello per cui eravamo famosi nel mondo: il bello. Se anche questo sarà depredato, allora è proprio vero che ci meritiamo la classe dirigente che abbiamo, il riflesso di una società alla deriva culturale. Lungaggini burocratiche, poco denaro e speso male, logiche del dare per ricevere, all’interno di un continuo tornaconto personale: benvenuti in quella che una volta era la patria di Santi, Poeti e Navigatori. Poco importa se adesso siamo alla stregua di una barzelletta.

D’altronde, come testimoniano le recenti vicende parlamentari, non importa essere, bensì apparire, ad ogni costo. Non importa che i nostri siti archeologici, i nostri musei sembrano “Sepolcri Imbiancati”; l’importante e che ci siano. Come afferma De Chirico: “L’arte deve creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l’arte dal comune e dall’accettato… sopprimere completamente l’uomo quale guida o come mezzo per esprimere dei simboli, delle sensazioni, dei pensieri; liberare la pittura una volta per tutte dall’antropomorfismo.. . vedere ogni cosa, anche l’uomo, nella sua qualità di cosa”.

Aderire al bello è privarsi delle sovrastrutture che attanagliano gli occhi. Aderire alla cultura è sinonimo di un ritorno alle origini, al puro insito in ognuno di noi. Con la Cultura apparentemente non si mangia, ma, pensandoci bene, è veramente così?

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2 Responses to La Cultura del Low Cost: al Museo solo se gratis

  1. Robi ha detto:

    Il ventennio berlusconiano ha sdoganato l’ignoranza, ormai è rituale dire che con la cultura non si mangia, mentre le statistiche la dicono lunga in merito alla percentuale di disoccupati che hanno la terza media. Sono in netta maggioranza rispetto ai diplomati e ai laureati.

  2. Amedeo ha detto:

    La crisi economica e forse ancor di più una politica non certo volta alla valorizzazione della cultura in tutte le sue forme, ha portato ad una situazione quasi da film dell’orrore. Soprattutto tra i giovani, che dovrebbero muoversi come promotori e sostenitori dell’innovazione e della conoscenza non è infatti rado incontrare qualcuno che in diciotto-venti anni di vita non abbia mai messo piede in un museo. Un dato allarmante.
    Ma non possiamo stupirci di ciò se quello che impera nella nostra società è appunto una cultura del low cost dove tutto: dalle automobili all’abbigliamento, dai generi alimentari ai prodotti per la salute è basato soltanto su un risparmio esagitato. La vera domanda è: siamo sicuri di fare per davvero “un’affare” ogniqualvolta che risparmiamo tanti soldini grazie a questi low cost?

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