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DALLA DIASPORA SOCIALISTA AL PD DI MATTEO RENZI.

ottobre 1, 2013 • Politica

fiore

di Giuliano Morlando*
In una sua nota Bobo Craxi dice: “Ognuno si senta Socialista come gli pare e dove gli pare….”, e poi aggiunge, militanza, minoranza, resistenza… Ma questo, se non sbaglio, è il principio teorico della diaspora. Va bene militanza e minoranza, ma non capisco la “resistenza”. Resistere per che cosa? Per 20 anni abbiamo resistito, e per 20 anni la nostra identità e persino la nostra dignità sono state calpestate. Benché portatori di una cultura politica così forte, siamo stati irrilevanti. E la politica ne ha perso, ne ha perso l’Italia. E’ proprio per porre fine a una irrazionale resistenza che ho deciso di impegnare le mie forze e la mia passione ritrovata, grazie a Renzi, nel Pd. Vi aderii dalla fondazione, poi non più, fino a pochi giorni fa, quando mi sono re-iscritto. Ma da 2 anni sostengo la battaglia di Matteo Renzi che somiglia molto alle battaglie socialiste. Riformare, rinnovare, innovare, con attenzione forte alle nuove generazioni, all’equità sociale e previdenziale, alla semplificazione, alla sburocratizzazione, ai meriti, al lavoro. Quella di Matteo Renzi è una battaglia iniziata da posizione difficile, di minoranza, quasi impossibile, come le nostre antiche lotte. Renzi usa un linguaggio semplice e chiaro, è eretico quanto basta per essere come i socialisti di un tempo. Non parla mai, se non costretto, di fede e religione. Sì, non somiglia ai leader del passato, ma solo perché è interprete moderno delle trasformazioni della politica e della comunicazione. Ma a Turati, Nenni, Lombardi, nemmeno Zapatero, Blair e Obama somigliano lontanamente, e semplicemente perché i tempi sono cambiati. Io sono fedele al motto di Pietro Nenni: “Politique d’abord” ed ho sperimentato che la Politica è l’arte del possibile. Ed il possibile, e il futuro, è questo. Il mio partito, il partito che ho amato era il grande Partito Socialista, non l’enclave socialista. Non serve a niente l’identità, se non contamini l’ambiente circostante con le tue idee. Si rischia solo di diventare testimone, di bandiera, di un tempo che fu, come un uovo fossile di dinosauro che non si schiuderà mai. Con Matteo Renzi e con tanti parlamentari di nuova generazione il clima è cambiato nel PD.

Basta storie nostalgiche, discussioni su tangentopoli e su quello che fu, anche se so bene che la vicenda fu complessa e controversa. Se ne occuperà la storia.
Io voglio parlare del futuro, del nuovo, voglio guardare Avanti! Con Matteo Renzi, sento di essere politicamente vitale, penso che posso dare ancora molto al mio Paese, ed ho capito che qui la cultura socialista è rispettata, se ne sente il bisogno. Proprio sabato scorso ad un pubblico incontro, a Napoli, con il parlamentare campano, Famiglietti e i toscani Biffoni ed Ermini, quest’ultimo, ha citato per 2 volte le lotte e la storia del Partito Socialista. Cosa che un ex PCI non faceva mai. Sono persone diverse gli uomini di oggi. Non si può stare con lo sguardo rivolto al passato e resistere, come la vecchia guardia napoleonica, fino alla morte. Non serve a niente. Meglio, molto meglio immischiare la cultura politica del PD con le nostre idee innovative, se realmente si è innovatori, come i socialisti di una volta. Se invece si preferisce innaffiare un’asfittica pianta per godersene in solitudine l’ombra, simile a quella di un bonsai, e qualche piccolo privilegio, la storia ce ne chiederà conto, perché in tal caso non avremo svolto fino in fondo il nostro dovere. Se oggi i socialisti “tutti” si riunissero, io chiederei loro di aderire al PD, perché credo che il PD sia il partito del futuro. Il nostro sistema politico ha bisogno di semplificazione e di evoluzione verso il bipolarismo, non di conservazione delle identità. Sì ci sono molte cose da cambiare, molti mal di pancia ancora da sopportare. Ma, per me, è finita la storia della divisione tra ex PCI ed ex PSI o ex PPI-DC. Non esistono più PCI e DC, non vedo perché ostinarsi col PSI. I giovani non lo capiscono, vogliono risposte. Oggi è importante il fare, come ha detto Cacciari, e noi riformisti dovremmo comprenderlo prima di altri. Con la rottamazione, senza i retaggi di vecchie, e spesso, rancorose contrapposizioni, sarà più semplice la costruzione di quel luogo comune che sarà il PD di Matteo Renzi. Lui lo ha detto, “il mio partito non sarà un partito di ex…. si chiamerà Partito Democratico, ma non lo abbiamo ancora costruito davvero”. Perciò ho scelto di partecipare alla costruzione. Il tempo farà il resto. In quest’avventura, ci metto la mia cultura politica che è come la malta con cui assemblare i mattoni di questa nuova costruzione. L’identità non mi interessa, è un fatto mio, resterà nel mio essere, e sarà riconoscibile solo un po’ dalla sfumatura dei differenti mattoni. Ma la costruzione, da lontano, apparirà di un sol colore, rossa, come la mia vecchia bandiera.

*Coordinatore Associazione BigBang SmartSud
Co-fondatore “Innovatori e Socialisti con Renzi” (Napoli)

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