MENU

Le ragioni dell’irresponsabilità

settembre 30, 2013 • Politica, z in evidenza

 

1742271774

di Mara Stecchini

 

 Lo psicodramma berlusconiano non conosce mai fine, e, come nei più classici copioni da romanzo d’appendice, ci riserva di volta in volta ulteriori e rutilanti colpi di scena. Seppur prevedibili, in ultima analisi, poiché anche nella più intricata trama del miglior feuilleton, il cerchio si chiude fatalmente con la scoperta del colpevole, il quale alla fine non potrà più sostenere la sua parte tramando dall’ombra, ma finirà necessariamente con lo scoprirsi, per aver travalicato egli stesso i contorni del suo ruolo.

 

Ormai risulta palese a tutti quanto il cosiddetto governo “delle larghe intese” sia stato ostaggio, nel corso dei suoi cinque mesi di vita – durante i quali si è retto sulla scorta dei più sofisticati equilibrismi, sulla tenacia del premier Letta, sugli accorati appelli del Presidente Napolitano alla stabilità, sui richiami preoccupati da parte dei leaders delle rappresentanze sindacali e della Confindustria –, di un elemento perturbante, il quale, come sempre e da sempre, antepone il suo interesse personale e la perpetuazione del suo egemonico potere agli interessi del Paese. Con tutti i mezzi, che gli siano consentiti oppure no.

Accessori 468x60

Quest’ultimo è un procedimento altamente pericoloso, nei termini della stessa pragmatica della comunicazione, che individua il processo patologico nell’interazione con la controparte, poiché tende a contaminare, ad inquinare sistematicamente qualsiasi elemento gli si riferisca.

 

Silvio Berlusconi cala la sua “teoria” nella pratica, cioè, per rimanere aderenti alla metafora mutuata dal mondo dello spettacolo, nel teatro della stessa scena politica e dei suoi meccanismi di gruppo, rischiando di estenderne gli alterati processi a livello esponenziale. Che non sono soltanto processi intesi nel senso giuridico del termine, in barba alla sempiterna manfrina propinata dal Cavaliere riguardo alla macchinazione ordita contro di lui da parte delle toghe-rosse-politicizzate, ma un vero e proprio esempio di sconcertante e proterva irresponsabilità.

 

Il gesto compiuto sabato pomeriggio da parte dell’ex leader del Pdl ha rivelato tutte le “ragioni” della sua irresponsabilità. L’ordine di rimettere le dimissioni dato ai suoi parlamentari dopo le minacce dei giorni precedenti, nonostante la presa di posizione netta del Capo dello Stato per questo “fatto politico improvviso e istituzionalmente inquietante”, finalizzato a fare pressione su di lui per giungere ad uno scioglimento anticipato della Camere, rivela la sua chiara finalità proprio in virtù dell’incidente da cui la decisione sembra essere scaturita: il mancato stop all’aumento dell’IVA da parte del centrosinistra, come ben sappiamo già demagogico cavallo di battaglia da campagna elettorale per il centrodestra.

 

Ovvero, in altri termini Silvio Berlusconi, nella sua qualità di pregiudicato in regime di arresti domiciliari, continua a credersi i campagna elettorale, e deve spingere sul pedale dell’acceleratore in fretta per poterlo fare finché è a piede sufficientemente libero.

 

Altro che “larghe intese”…! Ma questa volta il Cavaliere, nel suo tentativo di giocare al rimpallo delle responsabilità, è rimasto il solo con il cerino (acceso) in mano.

Del resto nessuno governo, in queste condizioni e con questi presupposti, potrebbe o avrebbe potuto scongiurare in questo momento un problematicissimo aumento dell’IVA, reperire i fondi sufficienti come copertura altrove, o produrre altri importatanti provvedimenti, che necessitano certamente di ben altro impegno ed architettura istituzionale.

 

Il frangente è difficile e delicato, soprattutto è necessario prenderne lucidamente consapevolezza.Ezio Mauro, nel suo editoriale su “Repubblica” di venerdì 27 settembre, denuncia:”Bisognava fermare per tempo – istituzioni, opposizioni, intellettuali, giornali, un estabilishment degno di questo nome – la progressione di un’avventura politica che costruiva se stessa come sciolta dalle leggi, dai controlli, dalle norme stesse della Costituzione (…) Ora si vedono i guasti, con la disperata pretesa di unire in un unico fascio tragico i destini di un uomo, del governo, del parlamento e del Paese, nell’impossibile richiesta di salvare dalla legge un pregiudicato per crimini comuni.(…) Bisogna fermare questa eversione bianca strisciante e ora firmata e conclamata. Chi non la combatte è complice.”

 

Argomentazione davvero condivisibile.

 

La speranza, ora, è che i più raziocinanti tra i parlamentari del Pdl, dopo lo sconcerto iniziale di fronte alla perentorietà di Berlusconi circa le loro dimissioni, superando i traballanti atteggiamenti di adesione ufficiale all’ordine di scuderia da un lato,e la polemica ufficiosa rispetto alla reale convenienza di certe scelte dall’altro, ne prendano le distanze, perlomeno per favorire il chiarimento in Parlamento auspicato dal premier Enrico Letta.

 

Alcuni esponenti del centrodestra, tra cui l’Onorevole Cicchitto, hanno già espresso il loro parere critico, mettendo in dubbio l’opportunità della decisione di Berlusconi, avvenuta in maniera unilaterale, senza consultare preventivamente i Gruppi parlamentari e l’ufficio di presidenza. Il Ministro Lupi pare essersi dissociato diplomaticamente dal merito della questione, mentre i Ministri Quagliariello e Lorenzin esprimono solidarietà personale a Silvio Berlusconi, ma precisano la loro opinione divergente riguardo i temi. Pare intravedersi timidamente, insomma, una sorta di “fronda” nei confronti del Cavaliere all’interno del suo stesso schieramento, che si spera possa essere sempre più determinante al fine di recuperare quei minimi margini di confronto politico utili anche alla stabilità istituzionale, già fortemente compromessa dallo stato di “bagarre” generale.

 

In attesa che il centrosinistra, redivivo Lazzaro, si rialzi e finalmente cammini.

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »