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I socialisti, Renzi e il tramonto della Seconda Repubblica

settembre 27, 2013 • Politica

 

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Di Edmondo Rho* 

La minaccia di dimissioni di massa dei parlamentari del Pdl, se il Senato dovesse votare la decadenza di Silvio Berlusconi dopo la sua condanna penale definitiva, si giustappone a un dibattito velenoso appena chiuso sulle regole congressuali all’interno del Pd. Il caos politico nel quale si avvia al tramonto la cosiddetta Seconda Repubblica italiana è sotto gli occhi di tutti: quale può essere, in questo quadro, il ruolo di noi socialisti?

Il vecchio Psi, travolto da Tangentopoli e dalla totale identificazione con il suo leader Bettino Craxi, si sciolse nel 1994. Da allora sono passati quasi 20 anni, la nostra diaspora non si è più ricomposta condannando la cultura socialista a un ruolo marginale in Italia: questo mentre in Europa i partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti governano o sono la più forte opposizione.

Quest’anomalia può cominciare a essere risolta lavorando perché il centrosinistra italiano si presenti unito alle prossime elezioni europee del 2014 in una lista sotto il simbolo del Partito Socialista Europeo. Se questo è l’obiettivo, noi socialisti non possiamo stare alla finestra rispetto a quanto accade nel principale partito del centrosinistra italiano. “Il mio Pd sarà nell’Internazionale Socialista” ha dichiarato durante l’estate Matteo Renzi, uno dei candidati alla segreteria. Una frase sorprendente per molti socialisti, io stesso fino a un po’ di tempo fa non ero ‘renziano’: ma nella vita si può cambiare idea!

Qual è il punto vero, che va oltre il pur importante dibattito congressuale nel Pd? Il sindaco di Firenze è oggi autore di un’innegabile ‘svolta a sinistra’ ed è sui contenuti che si gioca la leadership tra lui e l’attuale premier Enrico Letta: gli altri candidati sembrano infatti solo comparse. La ‘Seconda Repubblica’ sta sprofondando e si tratta di salvare il salvabile: i casi Telecom Italia ed Alitalia sono emblematici, occorre un profondo cambiamento di cultura politica, gestione dello Stato e impostazione di politica economica.

Già, ma quale cambiamento? Il programma ‘renziano’ appare oggi come un work in progress. E i socialisti, che fin dagli anni ’70 e ’80 del Novecento hanno puntato sull’innovazione, devono cercare di dare il loro contributo di idee a questa evoluzione in corso. I deputati del Pd più vicini a Renzi, per esempio, hanno preparato una serie di proposte da inserire nella prossima legge di stabilità; esse sono, in estrema sintesi:

  • un piano per rendere più efficiente la spesa pubblica;
  • una riforma fiscale per fare avere più soldi in busta paga ai lavoratori;
  • una revisione dell’Imu, facendola comunque pagare alle fasce alte di reddito.

Insomma, una serie di idee riformiste: non per smantellare lo stato sociale, anzi, ma per rendere meno inefficiente e ingiusto il nostro Paese.

Io e molti altri compagni socialisti ci troviamo in sintonia con questa impostazione. Perciò abbiamo lanciato a fine agosto una Rete nazionale di professionisti, rappresentanti di associazioni e circoli di cultura socialista: ci chiamiamo “Innovatori e Socialisti con Matteo Renzi”. Un’iniziativa in cui abbiamo dichiarato un rinnovato impegno civile e politico: il documento del gruppo si trova su

www.socialisti.net

e i firmatari in meno di un mese sono più che raddoppiati, ora siamo più di 80 in tutta Italia. Cresciamo, chi vuole aderire può farlo con una mail a

socialisticonrenzi@gmail.com

ma ci piacerebbe anche confrontare le nostre idee con i compagni socialisti che la pensano diversamente.

Speravo che questo confronto fosse all’ordine del giorno nel Forum annuale del gruppo di Volpedo, che riunisce diversi circoli socialisti del Nord Ovest d’Italia: gli organizzatori hanno deciso diversamente. Il dibattito, comunque, penso sia solo rinviato. I socialisti devono fare i conti, come sempre, con la forza delle cose.

 

Edmondo Rho Coordinatore nazionale della Rete di “Innovatori e Socialisti con Matteo Renzi”

27 settembre 2013

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