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L’EURO-ISLAM DEI BALCANI E LE TENTAZIONI JIHADISTE

settembre 23, 2013 • Mondo, z in evidenza

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Di Ennio Remondino

L’Islam, nei Balcani da secoli con più di 8 milioni di fedeli. Comunità diverse per lingua e tradizione, alle prese oggi con pressioni e tentazioni di radicalismo.
L’ inarrestabile immigrazione dal sud del mondo, con la maggioranza tra i nuovi venuti di religione musulmana. Nel 2050, calcolano, un europeo su 5 sarà musulmano. Ed è rischio razzismo. Ma la presenza dell’Islam in Europa è vecchia di secoli. Nei Balcani in particolare, dove vivono circa 8 milioni di musulmani. Anche se non esiste una “comunità musulmana balcanica”. Quattro diversi gruppi etnico-linguistici. La Bosnia delle identità religiose scoperte negli ultimi 20 anni. L’Albania, primo Stato al mondo a dichiararsi ateo nel 1967, vive un Islam maggioritario ma trascurato. In Bulgaria i musulmani appartengono alla minoranza turca e, in Macedonia, alla comunità albanese. Il Kosovo, a parte la minoranza serba schiacciata, è formalmente musulmano ma di fatto “pagano”.

Non esiste una “dorsale verde” nell’ex Jugoslavia. Nessuna sacca di islamismo militante tra Bosnia, Sangiaccato, Kosovo, Albania e Macedonia fatta di guerriglieri votati alla guerra santa. L’Islam dell’ex Jugoslavia non ha una natura jihadista. L’Islam nella regione è sunnita Hanafi, tollerante e pacifico. Il wahabismo fondamentalista dell’Arabia Saudita è arrivato a Sarajevo con la guerra attraverso enti benefici sospettati di finanziare anche terroristi. Ma nei Balcani l’Islam ha caratteristiche fortemente identitarie, fede in una causa nazionale più che nel Corano. Così i musulmani di Bosnia hanno usato l’Islam durante e dopo la guerra, per marcare la loro identità storico-culturale e differenziarsi dai “cugini” slavi croati e serbi. Il nome Bosniacchi è cosa di ieri.

L’Islam politico esplode in Bosnia nel 1970 quando Alija Izetbegović, futuro presidente, propone una sintesi stretta tra religione e politica. Le autorità jugoslave lo mettono agli arresti. Nel 1990-91 la religione diventa l’elemento unificante dei musulmani di Bosnia, strumento con cui distinguere la loro vicenda storico-culturale da quella dei serbi e dei croati. Nel corso del conflitto si registra una penetrazione dell’Islam radicale internazionale. Mujaheddin provenienti soprattutto dall’Arabia Saudita (tra loro forse lo stesso bin Laden) arrivano in Bosnia arruolati nell’Armija, l’esercito bosniacco. Dopo Dayton alcuni si spostano sul fronte ceceno, poi iracheno e afghano. Altri sono rimasti in Bosnia, formando sacche di islamismo radicale messe sotto tiro dopo l’11 settembre.

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Schizofrenia identitaria. Studio di «Pew Global Attitudes Project» di qualche anno fa. In Inghilterra l’81% dei musulmani considera se stesso detentore di una identità islamica e solo il 7% dichiara di essere in primo luogo britannico. In Spagna (69% contro il 3%) e in Germania (66% contro il 13%). In Francia c’è l’equilibrio tra le due identità (46% islamica, 42% francese). In occidente l’identità nazionale prevale sull’identità cristiana. Classifica mondiale di laicità: prima la Francia della rivoluzione con l’85% di prioritaria identità nazionale. Seconda Spagna (60%), Russia (63%), Germania e Gran Bretagna (59%). Stato bigotto per eccellenza gli Stati Uniti al 48%. Italia non pervenuta. Importante: i musulmani europei condividono la paura dell’estremismo islamico.

Marmellata balcanica. In Macedonia pesano i radicali wahabiti guidati da Zenon Berisha e si ripetono episodi di violenza. Idem nella vicina Albania. Qui i radicali vengono chiamati “I giovani”, prodotto di scuole religiose arabe. In Kosovo il poco più che trentenne Albert Haziri-Zejdi è uno dei capi dei wahabiti del Paese. Figli della guerra1998- 99, con la Nato a fare da aviazione all’Uck. Giovani e reduci in Bosnia, dalle scuole coraniche alla famigerata brigata El Mujahid della guerra. Organizzazioni giovanili in prima linea come “Azione islamica giovanile” (AIO), finanziata dalla saudita Al-Haramain, ritenuta negli Usa sostenitrice del terrorismo. Su tutto questo grava il vuoto lasciato dall’abbandono della precedente ideologia socialista, ora colmato da religioni d’ogni tipo.

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